Spectre e il classico 007

Come vuole la tradizione è uscito un nuovo James Bond: Spectre.


Bond (Daniel Craig) dopo aver ricevuto un messaggio riguardante il suo passato decide di partire per il Messico per poi fare rotta a Roma. Lì si infiltrerà in una riunione segreta dove viene a conoscenza dell’esistenza di un’organizzazione criminale chiamata Spectre, capitanata dal geniale Christoph Waltz nei panni di Blofeld. Nel frattempo a Londra il nuovo capo del Centro della Sicurezza Nazionale, seguendo la missione di Bond, mette in discussione il valore dei Servizi Segreti gestiti da M (Ralph Finnes). James Bond prosegue e va alla ricerca di Madeleine Swann (Léa Seydoux), figlia di un ex membro di Spectre, che può aiutarlo nello svelare l’esistenza di questa organizzazione. Dopo essere entrato a pieno dentro Spectre, Bond scoprirà l’esistenza di una passata ed inquietante relazione tra lui e Blofeld.
Secondo film della saga diretto da Sam Mendes (American Beauty), che come ogni James Bond rispetta quei dettami caratteristici e caratteriali del personaggio e della storia.
Spectre raggiunge il record nella saga per essere il più costoso, con un budget che si aggira tra i 300 e i 350 milioni di dollari. Viene girato su pellicola in 35mm, senza un utilizzo eccessivo di CGI ed effetti speciali che donano un look grezzo ed aggressivo al film. Per quanto riguarda gli aspetti tecnici vincono soprattuto il raffinato production design e il complesso montaggio.
Il sound design invece, ad un volume talmente elevato da far diventar sordi, diventa altamente fastidioso poiché si dimostra alquanto meccanico. Invano cerca di creare un suspense, che fatica a trovare spazio nella ripetitività anche di quest’ultimo 007. La classica colonna sonora si fa attendere per tutta la durata del film però il suo arrivo nel finale è di gran classe.
Ma l’aspetto tecnico elevato, quasi ovvio visto l’elevato budget, non ringiovanisce l’oramai conosciuto James Bond. La trama è piuttosto prevedibile: cambiano le location (Messico, Roma, Londra, Tangeri ed Alpi austriache) ma lo sviluppo narrativo mantiene sempre la stessa forma. Senza alcun tipo di particolare colpo di scena il film si protrae per più di due ore allentando ogni tipo di desiderio.
Come ogni James Bond che si rispetti però si mantengono i più noti stereotipi: la donna nemica-amica, l’Aston Martin, il Vodka Martini e la colonna sonora. Sono sempre affascinanti, così come lo è il personaggio, e forse sarebbe uno scempio non averli dentro uno dei più classici dei film della storia.
Di quest’ultimo si sente criticare in particolare l’eccessività di certe situazioni e l’inverosimiglianza di certe azioni. Ma cosa sarebbe uno 007 senza esplosioni, salvataggi in extremis, belle macchine e belle donne?
In un panorama artistico così vario dove tutto muta e i gusti cambiano con l’evoluzione della sensibilità degli spettatori, è comunque piacevole avere dei punti di riferimento. Così James Bond, uno dei personaggi più influenti ed affascinanti di quest’arte, resta una pietra miliare del cinema. E forse in fin dei conti fa niente se questo 007 annoi, quello che conta è che per molti sia un intrattenimento, una sorta di tradizione ed un momento per poter apprezzare la classe dell’impossibile.

Giovanni Busnach

3 comments

  1. Indubbiamente certe esagerazioni non possono essere messe alla gogna: come giustamente dici tu, si sta parlando di un bond-movie e certe “assurdità” ci stanno.

    Secondo me il problema principale di Spectre è stata l’aver abbandonato l’umanizzazione del personaggio intrapresa nei precedenti 3 film a favore di un ritorno all’origine del Bond canonizzato da Sean Connery.

    Ne ho scritto nel mio blog: magari può interessarti 🙂
    https://lapinsu.wordpress.com/2015/11/17/spectre/

    "Mi piace"

    1. Siamo d’accordo: un mito non può restare immobile, ma deve venire continuamente riplasmato dalla società che lo crea. 007 – James Bond non fa eccezione. Come giustamente scrivi tu, non può restare immobile; però deve essere tradizionale per essere riconosciuto.

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