Il paradosso delle fotografie di Herb Ritts e la ricerca dell’equilibrio

“…quello che si sta realmente facendo ogni volta che si preme l’otturatore, è documentare qualcosa. Si sta cercando con uno scatto di fissare un momento che un giorno possa parlare per la propria generazione.”

Herb Ritts

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Richard Gere (1978)

Palazzo della Ragione Fotografia in Piazza dei Mercanti si sta imponendo come il centro milanese più importante dedicato alle esposizioni fotografiche. Negli ultimi anni, infatti, lo storico Palazzo di proprietà del Comune, ha ospitato alcune fra le mostre più interessanti e di richiamo passate per Milano, come Genesis di Sebastião Salgado (seconda metà del 2014) e l’ambizioso progetto in due tappe Italia Inside Out, nei mesi dell’Expo. Sull’onda di quest’ultimo successo il centro della fotografia propone un ottimo ed interessante programma per il 2016, iniziando in bellezza, nel vero senso della parola, con la mostra dedicata a Herb Ritts (1952-2002), grande fotografo dello star system e creatore di alcune fra le immagini più iconiche degli anni ’80.

 

 

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Madonna (1990)

Herb Ritts nasce a Los Angeles in una facoltosa famiglia ebrea ben introdotta presso l’èlite culturale, il mondo del cinema e della moda, studia economia per entrare nell’azienda di mobili di famiglia, ma si interessa sempre molto all’arte ed alla fotografia, suo hobby. La carriera di fotografo ha inizio quasi per caso, mentre già lavora nell’impresa famigliare: nel 1978 Ritts decide di inviare le sue fotografie scattate all’amico Richard Gere all’agente del giovane attore, che rimane talmente colpito dalle immagini da utilizzarle per lanciare Gere ed il suo film “Days of Heaven”, facendole pubblicare su importanti riviste come Vogue, Esquire e Madamoiselle. Quest’ultima testata gli propone poco dopo un servizio fotografico con protagonista l’attrice Brooke Shields e Ritts accetta. È l’inizio di una lunga serie di incarichi da parte delle più famose riviste sia americane che europee e per grandi campagne pubblicitarie, che gli permettono di fotografare le più grandi star e modelle degli anni ’80 e ’90, diventando uno dei più famosi ed importanti fotografi della sua epoca, molto richiesto ed ammirato fino alla sua morte, avvenuta nel 2002.

 

La rassegna su questo grande fotografo americano, per la prima volta a Milano, si svolge dal 20 febbraio al 5 giugno 2016 e si intitola “In equilibrio”. La mostra è curata da Alessandra Mauro, con la collaborazione della Herb Ritts Foundation di Los Angeles. Le immagini esposte, tutte originali, non sono tante (un centinaio), ma sono rappresentative delle principali tematiche intorno a cui si sviluppa l’estetica del fotografo: i ritratti, il lavoro sul corpo in movimento, i servizi di moda ed i viaggi in Africa. Il titolo scelto è interessante perché indica agli spettatori una chiave di lettura da usare per interpretare il lavoro di Ritts: in ogni fotografia esposta tutti i componenti che formano l’immagine (il volto o il corpo del soggetto, la luce, gli elementi naturali) appaiono in grande equilibrio e l’immagine risulta esteticamente perfetta.

La scelta di Ritts di evidenziare la bellezza dei soggetti deriva in primo luogo dai suoi riferimenti artistici, ha spesso dichiarato infatti di ispirarsi all’arte scultorea classica, alla pittura rinascimentale ed ai grandi fotografi tedeschi di moda come Herbert List e Horst P. Horst. Anche la scelta di scattare prevalentemente in bianco e nero è una citazione di questi mondi, un modo per collegarsi alla tradizione di esaltazione del corpo, sia maschile che femminile, quale oggetto principale dell’arte.

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Waterfall IV (1988)

 

Probabilmente i lavori in cui Ritts esprime al meglio e con più libertà i risultati della sua ricerca stilistica sono le serie di ricerche sul corpo in movimento e di nudi, tanto da dichiarare in un’intervista del 1987 che sono proprio quelle fotografie ad avergli dato più soddisfazioni. I nudi di Ritts in effetti appaiono innovativi e unici nel loro genere: non sono erotici ed i corpi non appaiono idealizzati, ma risulta evidente la grande ricerca formale per rendere ogni immagine interessante e originale usando sempre elementi nuovi; Ritts intende la fotografia di nudo semplicemente come immagine in cui il corpo ha un ruolo da protagonista, lui stesso descrive questi suoi lavori come forti e classici, a volte con un elemento di sensualità.

Le ricerche sul corpo sono estremamente importanti per il grande fotografo, ma la grande fama di Ritts è dovuta soprattutto ai servizi su commissione, inserendosi così nella fotografia commerciale e glamour: i servizi di moda, i ritratti di star, le campagne pubblicitarie e le immagini promozionali fatte da Ritts sono tantissime, e dietro ad ognuna c’è un visibile lavoro di ricerca, tanto che si può affermare che abbia contribuito ad avvicinare questo tipo di fotografia a quella artistica. In effetti le immagini di Ritts sono un insieme di istinto, tecnica e studio. Dietro ogni fotografia c’è un’idea, uno sforzo per far emergere il soggetto e per rendere l’immagine interessante, non scontata, cercando di cogliere qualcosa di inusuale.

La fotografia forse più conosciuta del fotografo (presente nella mostra di Milano) è quella delle cinque supermodelle in posa che guardano l’osservatore, scattata nel 1989 per la rivista Rolling Stones. Possiamo dire che questa immagine è entrata nella recente storia iconografica, rappresentando l’ideale di bellezza di quegli anni, che ha una grande influenza ancora oggi. Questa foto è importante anche perché rappresenta molto bene l’estetica di Ritts: si tratta di una immagine semplice, che appare naturale ma è in realtà molto studiata e con una rigorosa struttura compositiva.

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Stephanie, Cindy, Christy, Tatjana, Naomi (1989)

 

Questa e le altre fotografie di Ritts non sono solo belle, ma sono anche state capaci di caratterizzare e per certi versi influenzare un’intera epoca, cioè gli anni ’80 e ’90, caratterizzati dal culto del corpo e della forma fisica ed epoca d’oro delle modelle superstar.

Per concludere, i suoi scatti pur essendo costruiti e studiati, risultano sempre anche molto spontanei, senza sforzi; probabilmente è proprio questo paradosso che rende la sua opera così speciale, incisiva ed iconica, capace di catturare sempre l’attenzione dell’osservatore.

Alice Inghilleri

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