Letteratura

La connaturale tristezza dell’amore

Ogni qualvolta leggo un libro ambientato a Milano nella mia mente la curiosità per il contesto cresce infinitamente. La mia immaginazione non mi basta più e ogni dettaglio che estrapolo dalle pagine del romanzo serve per disegnare la mappa della città. Cerco su internet le strade e i parchi descritti e sono piena di soddisfazione quando non ne ho bisogno perché “io quel posto lo conosco!”. Il Fabbricone (1961), il primo vero romanzo di Giovanni Testori, è profondamente legato al contesto cittadino milanese tanto che sembra di guardare quelle vecchie foto di Milano ingiallite, quando era tutta campagna. Il romanzo, non a caso, insieme ai racconti Il Dio di Roserio (1954), Il Ponte della Ghisolfa (1958) e La Gilda del Mac Mahon (1959) e ai testi teatrali La Maria Brasca (1960) e L’Arialda (1962), conclude il ciclo de I Segreti di Milano.

Il Fabbricone era una delle prime case popolari della periferia nord-ovest Milanese degli anni ‘50, che dopo la guerra era sprofondata in uno stato di sempre maggior degrado tanto da essere definita dai preti della zona come “refugium peccatorum”; così come le tubature della casa anche i suoi abitanti sono andati sempre più a consumarsi e ad essere dimenticati. (altro…)

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Oh my Henry James

Il saggista Richard Chase ne Il romanzo americano e la sua tradizione ha definito la letteratura americana come “poesia del disordine”, degli estremi, della contraddizione e del simbolismo. Ciò è evidente nelle poesie di Walt Whitman o di Emily Dickinson, ma anche nel celeberrimo Moby Dick di Melville ed andando più avanti nel tempo nei romanzi di Mark Twain ed Hemingway. In questo disordine letterario non può mancare la figura del padre del romanzo moderno americano: Henry James.

James, chiaramente influenzato dal concetto di Stream of conciousness coniato dal fratello William, sviluppa la funzione narrativa del punto di vista. Benché per la maggior parte dei suoi romanzi la narrazione avvenga in terza persona, il narratore non è mai onnisciente, ma diventa osservatore fallibile dei personaggi, nessun giudizio è mai definitivo, la coscienza e il sé dei personaggi sono sempre in divenire.

La vita umana si distingue in due aspetti: l’insieme dei fatti ed eventi della nostra biografia e la vita attraverso cui viviamo, ciò che dà senso alla nostra esistenza. In questa prospettiva il romanzo moderno, e in particolare Henry James, indaga come queste due forme di esistenza si allontanano e si toccano vicendevolmente nelle vicissitudini dei personaggi: da una parte il tema sempre presente della mondanità e del pettegolezzo, dall’altra l’istintività, o come la chiama Giorgio Agamben, “la bestia nella giungla” (Henry James pubblica il racconto La bestia nella giungla nel 1903), qualcosa che attende da sempre in agguato agli angoli della vita, e che un giorno immancabilmente spiccherà un balzo per mostrare la vera verità.

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Per vivere, noi…

Esiste un pozzo, una voragine buia e accogliente, una caverna vasta che sarebbe il sogno di qualsiasi lettore: la biblioteca dei libri dimenticati.
E’ incredibile come nel corso della storia, grandi e piccoli libri, di dimensione e di importanza, siano scomparsi, lasciando la loro traccia come palinsesti, o ridotti all’osso in una qualche collana di una rivista, o ancora semplicemente negli occhi e nel corpo di un uomo che siede sulla sua poltrona e guarda fuori dalla finestra.
Una banalità in apparenza che prende un altro significato quando si entra nell’universo specifico di alcuni di questi libri.

Recentemente mi sono imbattuta, tra le pile di vecchi libri accatastati a casa dei miei nonni, in un piccolo e leggero fascicolo, privo della rilegatura: due graffette, una quarantina di pagine e il titolo Cosa fa vivere gli uomini. (altro…)

“Bello mondo”, l’inno alla felicità poetica

Il mondo è santo! L’anima è santa!
da Nota al piede per Urlo, Allen Ginsberg

La gioia è la componente più importante di ogni poesia. Agognata, celebrata, disprezzata, problematizzata; ogni poeta è portatore e tramite (talvolta inconsapevole) del mistero profondo della gioia per la vita, che come un contadino nel campo getta a piene mani su chi l’ascolta. Non ha alcuna importanza se il seme germoglierà o meno;
Poesia non è una religione e poco le interessa di dare frutto. E’ l’atto in sé ad essere poetico, non il suo risultato; l’utilità di ogni fiato è determinata da chi lo interpreta, subendone il fascino. Poesia è puramente estetica, come un fiore.
Cos’è in fondo un poeta se non l’impollinatore delle anime? (altro…)

A volte vado a volte vengo

A volte vado a volte vengo di che si tratti non mi sovvengo
Mi ami? Nuove situazioni intrapsichiche ed intrapersonali, n. 34, Ronald Laing

Una stanza spoglia e bianca, una donna nuda si dondola sul pavimento, malata.
…”schizofrenia, lei cosa farebbe?”

Il medico, appena gli fu posta la domanda, con un gesto rapido iniziò a togliersi la giacca, la cravatta allentata, poi la camicia e i pantaloni. Aprì la cella, entrò, si sedette e iniziò a dondolare sul pavimento al ritmo della sua compagna. Così, davanti a medici e infermieri stupiti, quel silenzio che regnava da lungo tempo fu rotto.
L’uomo in questione è il medico Ronald Laing, importante e noto psichiatra che visse nel ‘900. Egli diede un grande contributo alla scienza psichiatrica sviluppando una concezione del malato e della malattia stessa, vista come forma di “esperienza” esistenziale e punto di vista che ammettono la possibilità di essere riconosciuti da tutti:

Tutto in tutti | Ciascun uomo in tutti gli uomini | tutti gli uomini in ciascun uomo.
Tutto in tutti, da Nodi, di Ronald Laing

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Un Certo Lucas, un gioco senza regole

Un Certo Lucas è una scatola gialla, è un gioco di carta che infrange le classiche regole del libro. Per come è concepito potrebbe- perché no- far parte dell’opera presentata alla Biennale di Venezia 2015Games whose rules I ignore (giochi di cui ignoro le regole) del francese Boris Achour. Non dobbiamo dimenticare che lo scrittore argentino Julio Cortázar è autore di Rayuela e di Storie di cronopios e di famas, testi caratterizzati da immensa fantasia e sperimentazione letteraria.

Non c’è un inizio né una fine, non c’è trama e anche Lucas non è un vero e proprio personaggio, più un alter ego di Cortàzar; i vari brani sono storie, frammenti e micronarrazioni caratterizzati da una prosa ricca di aggettivi e periodi lunghi che li unifica in un unico flusso di pensiero, un’unica personalità. Lucas critica, riflette e fa considerazioni sulla realtà con uno sguardo ironico e allegorico, eppure non vi è giudizio, solo il tentativo di liberare la mente e il pensiero dalle costrizioni materiali. Il flusso di parole si libera dalla carta e viaggia su un piano astratto e a tratti surreale e che sfiora il grottesco. Ad esempio Legami di famiglia parla della zia Angustias i cui famigliari approfittano perfino delle vacanze per farle sapere quanto la odiano, mandandole cartoline oscene che lei conserva “gelosamente” in un album, spillandole- guarda caso- proprio sulle firme. Un altro esempio è Lucas, i suoi pudori e il dramma dell’andare in bagno a casa d’altri.

Negli appartamenti di adesso, si sa, l’ospite va in bagno e gli altri continuano a parlare del Biafra e di Michel Foucault, ma c’è qualcosa nell’aria, è come se tutti volessero dimenticare di avere le orecchie e al tempo stesso le orecchie si orientassero verso il luogo sacro che naturalmente nella nostra società ristretta è ad appena tre metri dal posto dove si svolgono queste conversazioni di alto livello, ed è certo che malgrado gli sforzi che farà l’ospite assente per non tradire le sue attività, e quelle dei commensali per aumentare il volume del disagio, a un certo punto risuonerà uno di quei rumori sordi che si fanno sentire nelle circostanze meno indicate, o nei migliori dei casi, lo strappo patetico di un pezzo di carta igienica scadente quando si stacca dal rotolo rosa o verde.

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Storia di un animale umano, e non

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Immaginiamo una passeggiata nella campagna russa, siamo nel 1885, eccoci come uno strato di foglie variopinte schiacciato dal peso di passi e di parole, come se fossimo testimoni invisibili.

Sentite Lev Nikolaevič, una volta voi dovete essere stato un cavallo

E’ la voce di Turgenev rivolta a Lev Tolstoj, così immerso nello scrutare una cavalla e nell’immedesimarsi in essa, cercando con entusiasmo di convincere l’amico a fare lo stesso. Infatti i cavalli erano sempre stati animali che avevano suscitato in Tolstoj grande interesse, inizialmente da cavaliere e cacciatore, successivamente in quanto rappresentanti di una specie di animali d’affezione che si diversificavano da quelli selvatici. Questa la premessa al romanzo che verrà pubblicato nel 1886 intitolato “Cholstomèr, storia di un cavallo”.
Il racconto prende spunto dalla storia vera del cavallo Muzik I, animale molto celebre nella Russia di quell’epoca, caratterizzato da un manto marrone cosparso di macchie bianche e da una spiccata velocità nella corsa, avendo esso infatti una falcata molto ampia; da questo deriva il suo nome “Cholstomér” che significa nella lingua russa “misura-tela”¹ gesto di chi misuri una pezza di tela aprendo le braccia. Tolstoj realizza un romanzo capace di portarci ad aprire una porta sul mondo interiore ed esteriore, dipinto dalle sensazioni del suo protagonista, il cavallo. (altro…)

Maus e la Riscossa del Graphic Novel

Il graphic novel è un genere letterario molto sottovalutato nella nostra cultura, benché la narrazione per immagini sia esistita da sempre: basti pensare alla Colonna Traiana con la rappresentazione della conquista della Dacia. Le immagini sono comprese da tutti, anche da chi non sa leggere, per questo il genere del fumetto è rimasto ancorato allo stigma di lettura semplice o per adolescenti. Eppure l’apprezzare la complessità di un’immagine, la riproduzione di un’espressione o di un movimento, può essere paragonato all’entusiasmo del lettore per una prosa limpida e accurata o per una allegoria poetica.
Nella storia di questo genere un esempio emblematico di come anche il fumetto possa trattare con profondità temi di interesse collettivo è Maus, il graphic novel di Art Spiegelman.

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Il Menu della Poesia

“Il primo ristorante itinerante che non nutre il tuo corpo ma la tua anima”.

Sabato pomeriggio, in Brera, due giovani attori hanno nutrito le anime dei passanti, deliziandoli con meravigliose poesie. L’atmosfera che hanno cercato di creare è quella di un ristorantino raffinato; vestiti elegantemente da camerieri, facevano accomodare i clienti su due graziose sedie con di fronte un piccolo tavolino su cui erano poggiati libri di poesie. (altro…)

Espiazione e la Finzione Letteraria

Capita alle volte di sentire l’irrefrenabile desiderio di leggere qualcosa di nuovo, di immergersi in una storia mai sentita né immaginata e quelle volte sembra che nessuno dei libri mezzi iniziati sul tuo comodino possa soddisfarti. Puntualmente questa voglia ti prende quando non hai nemmeno due euro da spendere al libraccio per un libro usato e così ti ritrovi su google con la barra di ricerca che ti guarda con aria interrogativa. Cercavo un libro con una storia intensa di uno scrittore di cui potessi fidarmi e nel marasma del web ho trovato Espiazione, di Ian McEwan. (altro…)