Teatro

Mr Pùntila si sbronza di realtà

Sfortunatamente le sbronze passano sempre!
Anche l’Uomo errabondo che va in cerca di sBloggo per strade notturne lo sa.
Gli occhi dell’ubriaco si aprono sul caos puntualmente generato da lui stesso; guai però a pensare che le imprevedibili mattine che ne conseguono siano sempre inesorabilmente tutte uguali tra loro.
Il nostro R. Rosenquist, per esempio, appena sveglio, usa sprofondare nel letto ma lentamente risorge.
Brecht s’immaginò tutt’altro destino per Mr. Pùntila, il più simpatico e il più farabutto tra tutti i suoi tanti personaggi. Questa definizione può sembrare forse contraddittoria, ed è esattamente così.

Non a caso Jan Knopf, direttore dell’istituto di studi sul testo Arbeitstelle Bertolt Brecht, definisce la poetica di quest’autore eine Ästhetik der Widersprüche, un’estetica della contraddizione che a partire dalla situazione agita sulla scena porti per associazione il pubblico a confrontarsi onestamente con la sua realtà, a scoprirne le architetture e le crepe. I vizi dei personaggi e i guasti del loro mondo non sono mai lontani da quelli delle persone che osservano la rappresentazione; al massimo, ne divergono per intensità in quanto sul palco il realismo e la sua inclemente razionalità sono portati fino alle estreme conseguenze, con effetti ora comici ora tragici. (altro…)

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La simmetria di Peter Pan

In matematica, un oggetto geometrico è chirale se è differente dalla sua immagine riflessa.
Più precisamente, per “differente” si intende che non è possibile sovrapporre l’immagine riflessa con l’oggetto originario tramite traslazioni e rotazioni.

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Il cast, da sinistra a destra: Chiara Leoncini (Tinker Bell), Alice Raffaelli (Peter), Linda Caridi (Wendy), Luciano Lanza (Peter)

Peter Pan guarda sotto le gonne – ultimo spettacolo della compagnia The Baby Walk e primo di un’annunciata Trilogia sulla transessualità ora in fase di crowdfunding su Indiegogo – si apre col primo piano di un pallone da calcio. Icosaedro troncato, solido semiregolare non chirale. Per quanto Peter se lo possa rigirare tra le mani o lo calci con forza e ostinazione, l’asse di simmetria non cambierà mai. Sono e saranno sempre venti esagoni bianchi cuciti strettamente a dodici pentagoni neri con uno spesso filo di cuoio. (altro…)

Ceci n’est pas un film

Per quanto questa locandina possa sembrare graficamente e fieramente cinematografica si riferisce invece ad una delle ultime repliche dello spettacolo Darkroom performate nel 2014, organizzata da Magazzini Culturali nella suggestiva cornice di una Villa Borgia d’inverno.
E’ passato più di un anno da allora ma la coreografia prosegue il suo costante percorso di evoluzione sotto la direzione dell’interprete/regista Marco de Meo, fondatore del progetto di ricerca teatrale Elektromove | visual and performing art, grazie anche ai contributi creativi del visual artist e light designer Francesco Collinelli e dell’attore e cantante Danio Manfredini, consulente alla regia. (altro…)

Quando ogni risata è un angelo che fa teatro

Ridere fa bene, perciò loro vogliono che oggi vi sbellichiate!

Purtroppo, e questo non è per niente divertente, di questi tempi (tanto distanti dai benefici influssi comici di Karl Valentin) bisogna prendere atto di una dura realtà: è difficile che a teatro si rida tanto quanto si ride guardando Frankenstein Junior. Eppure questo paragone può essere il giusto metro per la riuscita di uno spettacolo.
Non era forse lo stesso Brecht ad esaltare il benefico effetto della risata sul pensiero? Capita spesso che il movimento del diaframma arrivi a scuotere la mente, facendola arrivare là dove ogni drammatica seriosità ha già gettato la spugna da un pezzo.

E’ senza dubbio questo il caso di Karmafulminien, sottotitolo “Figli di puttini”. (altro…)

“Bello mondo”, l’inno alla felicità poetica

Il mondo è santo! L’anima è santa!
da Nota al piede per Urlo, Allen Ginsberg

La gioia è la componente più importante di ogni poesia. Agognata, celebrata, disprezzata, problematizzata; ogni poeta è portatore e tramite (talvolta inconsapevole) del mistero profondo della gioia per la vita, che come un contadino nel campo getta a piene mani su chi l’ascolta. Non ha alcuna importanza se il seme germoglierà o meno;
Poesia non è una religione e poco le interessa di dare frutto. E’ l’atto in sé ad essere poetico, non il suo risultato; l’utilità di ogni fiato è determinata da chi lo interpreta, subendone il fascino. Poesia è puramente estetica, come un fiore.
Cos’è in fondo un poeta se non l’impollinatore delle anime? (altro…)

Premiazione UBU 2015, gli Oscar del Teatro Italiano

Novembre, l’ultimo mese autunnale, vede ogni anno due eventi in grado di entusiasmare gli animi: il primo è la caduta di foglie gialle e rosse dai rami degli alberi che si preparano al grande freddo; il secondo, le premiazioni degli UBU, gli Oscar del teatro italiano giunti alla 38° edizione.

La serata – ospitata al Paolo Grassi e presentata dall’attrice Federica Fracassi, già premiata nell’edizione 2011, e dal musicista Roberto Dell’Era, bassista degli Afterhours – è stata aperta dalla consegna del Premio speciale dedicato al famoso critico teatrale Franco Quadri a Heiner Goebbels, regista e compositore tedesco.

Nel seguito dell’articolo, passiamo in disamina i vincitori di quest’anno. Bravi tutti!
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Il Teatro senz’uomini: la ricerca di OHT tra Astrattismo e Arte concettuale

13  astrazioni in forma di esperimenti visivi e sonori ispirati alla Bauhaus del pittore Josef Albers, esperto di ottica e colorimetria.

“Astratto: ritirato o separato dalla materia, dall’incarnazione materiale. Opposto a concreto”
– Oxford English Dictionary

Il foglio di sala informa con prosa asciutta che la parola deriva dal latino, abstractus, che significa “tratto via”.
Come in matematica il senso di astrarre qualcosa significa ridurlo al suo essenziale così nelle arti visive il senso della pittura astratta è una composizione indipendente dal mondo del reale e dalla sua mimesi, continua con tono convincente.

Il ragionamento si riferisce alla pièce SQUARES DO NOT (normally) appear in nature, capitolo introduttivo della Minuta retrospettiva proposta al pubblico milanese da OHT, un collettivo d’artisti sviluppatosi nel 2008 come ponte tra l’Italia, la Germania, la Spagna, l’Inghilterra e una nuova tensione delle Arti drammatiche rivolta a un Teatro a misura d’uomo – qualunque significato gli si possa attibuire oggi. (altro…)

Oh tu che mi suicidi: i suoni crudeli di Artaud su sfondi vangoghiani

Questi corvi dipinti due giorni prima della morte aprono alla pittura dipinta, o piuttosto alla pittura non dipinta, la porta occulta di un aldilà possibile

Antonin Artaud su Campo di grano con volo di corvi di Vincent Van Gogh

L’autore di cui vi sto per parlare, forse il più significativo e incompreso teatrante di Francia, scrisse questa frase poco prima di morire lui stesso – la sorte può essere stranamente ironica quando ci si trova sulle rive della Senna. (altro…)

Il Dono di Prometeo nel duomo laico della danza bolognese‏

Il settecentesco Oratorio di San Filippo Neri, in pieno centro di Bologna, è un luogo assai curioso. La struttura, opera di Alfonso Torreggiani, un architetto romagnolo tra i più caratteristici e prolifici del secolo, fu inaugurata nell’agosto 1733 dal cardinal Lambertini, allora arcivescovo di Bologna – il personaggio, nel giro di pochi anni assurto al soglio pontificio come Benedetto XIV, fu poi protagonista di una famosa commedia di Alfredo Testoni che l’italianista lituano Berenson definì “degna dello Shakespeare comico”. Forse la vocazione teatrale appartiene al luogo fin dalla consacrazione; certo quella militare gli va stretta infatti l’Oratorio diventa una caserma solo per brevissimo tempo sotto Napoleone, poi torna chiesa e lo resta finché non viene semidistrutto dal secondo bombardamento alleato sulla città, durante la Seconda guerra mondiale. Da allora, varie vicende di restauri e utilizzi disparati terminano quando la FondaIone del Monte lo ristruttura nel 1997, incapsulando le vecchie mura in un’armatura lignea.

Oggi, mentre mi preparo ad andare in scena su quel palco, mi accorgo di quanto l’effetto visivo di questa convivenza di barocco e semplici mattoni di cotto a vista sia strano: l’impressione è quella di trovarsi dentro ad un fotogramma in timelapse dei lavori di restauro, come in uno spaccato architettonico a tre dimensioni. Il non-finito risalta sugli stili antichi e moderni che s’intersecano. Ieri sera qui la Fondazione del Monte ha ospitato un lavoro di Amendola/Malorni, “l’Uomo nel diluvio”, che forse meriterà su queste pagine una trattazione più approfondita – se non altro per il fatto che negli ultimi due anni ha avuto un grande successo di critica.

Ma lo spettacolo che negli ultimi tempi si è maggiormente adattato al particolare carattere estetico del luogo penso sia stato quel “Prometeo” che vi avevo già citato in altre occasioni. (altro…)

Gemme e Tempesta: l’elegia fragile

Forma bonum fragile est.
Ovidio

Molte differenze intercorrono tra i nostri tempi e quelli in cui questo verso fu composto ad opera di uno dei più grandi poeti della latinità che, non a caso, definisce i suoi componimenti elegiae flebilĭa carmina: i canti flebili del lamento. A differenza della sua controparte greca, più frequentemente di carattere mitico o eroico, l’elegia latina è un componimento intimo, delicato e naturalmente plasmato per essere bello, tanto che Quintiliano, l’illustre capostipite di tutti i critici letterari, ebbe a dire

elegia quoque Graecos provocamus (anche nell’elegia siamo al pari con i Greci).

E’ impossibile dire con precisione quanta della loro bellezza sia dovuta alla fragilità, anche emotiva, che traspare dall’io lirico di queste poesie; al di là delle questioni esegetiche e storiche, come sempre quando si parla di letteratura il giudizio ultimo appartiene alla sensibilità del lettore.
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