A cena con Majorino. Intervista al candidato sindaco.

Sono le 19.40 e mi accorgo che sono quasi in ritardo per la cena.

Un amico mi ha invitata a casa sua perché ha organizzato una cena con un po’ di giovani e un ospite particolare: Pierfrancesco Majorino, candidato sindaco alle primarie del centro-sinistra. Voglio intervistarlo. Pedalo come una forsennata e arrivo alle 20.10.

Majorino però non c’è, è ad un altro evento e si presenta verso le 21.

Ha poco tempo perché poi deve andare altrove, quindi iniziamo subito.

Ci sediamo dove troviamo posto e lui si presenta.

Subito mette in luce i punti cardine del suo programma politico ma soprattutto dei suoi ideali. In questi anni ha fatto l’assessore alle politiche sociali, si è occupato delle disabilità, degli interventi rivolti a situazioni nelle quali ci sono contesti familiari fragili, delle problematiche relative ai minori, del tema dell’accoglienza ai migranti. In sostanza è un uomo che ha lavorato molto nel sociale, si è preso cura della vita vera delle persone, e da qui nasce la sua decisione di candidarsi sindaco alle primarie. Ciò che ha più a cuore è il riscatto sociale dell’individuo, l’opportunità per tutti di costruire maggior benessere a partire dai diritti e dalle azioni antidiscriminatorie.

I punti cardine del suo programma politico sono: il riscatto sociale appunto, la rivoluzione ambientale, le politiche riguardanti gli interventi relativi a una trasformazione radicalissima su mobilità, trasporti, risparmio energetico, rigenerazione e riqualificazione dei grandi spazi pubblici o privati che sono vuoti e inutilizzati e il tema della cultura come grande leva di liberazione della creatività e vitalità.

Conclusa la presentazione vi è spazio per le domande, per non perdere l’occasione gli chiedo:

“I sondaggi mostrano un netto distacco tra Sala (in vantaggio) e lei e la Balzani (staccati con percentuali non dissimili); sapendo che il bacino d’utenza di voti Majorino-Balzani è quasi lo stesso, viene spontaneo pensare che se ci fosse solo un candidato, questi si giocherebbe la vittoria con Sala. Perché si è deciso di spaccare l’elettorato di sinistra, agevolando il cammino dell’ex commissario Expo? Esistono insanabili motivi di disaccordo politico oppure nessuno dei due vuole rinunciare alla poltrona di sindaco?”

“Questa è una domanda che mi fanno spesso. Secondo me c’è una prima questione: è frutto di una suggestione pensare che siamo i due di sinistra da una parte e Sala dall’altra, perché in realtà le carte sono molto più mescolate. Basti pensare al fatto che sette assessori della giunta Pisapia, di cui due di Sel, siano con Sala, oppure che la mia candidatura sia stata firmata da Massimo Recalcati che è uno degli intellettuali di riferimento di Renzi, oppure che la Balzani sicuramente goda di consensi nel centro-sinistra. Quindi che ci sia questa schematizzazione così dura io ho qualche dubbio, anche in relazione all’elettorato è vero che ci sono diversi incerti tra me e Francesca, ma ci sono anche indecisi tra me e Sala, altri tra Sala e Francesca. Io mi sono candidato a luglio e fino alla fine di novembre la Balzani spingeva per la mia candidatura, poi ha deciso legittimamente di fare questa scelta, che io rispetto. A gennaio ha detto testuali parole: “non mi riconosco nel programma elettorale di Majorino”. Mi dovrei ritirare per sostenere una candidata che dice che non si riconosce nelle mie proposte politiche? Sarebbe una pratica quantomeno originale. Io vado avanti, poi c’è chi periodicamente mi dice di farmi da parte. Però su questo mi sento molto americano, cioè se fai le primarie le porti avanti cogliendole come un’occasione di libertà, se no è meglio non farle affatto. Prevedere delle primarie col freno a mano tirato non è una cosa che mi piacerebbe.

Giusto ieri si è vista una forte differenza sui contenuti: la proposta Atm gratis non la supporto affatto, in ragione del fatto che credo che le persone benestanti debbano contribuire, semmai il tema è come il trasposto pubblico diventi più efficiente e di qualità, meno penalizzante rispetto ad alcuni quartieri popolari.

Io vorrei raggiungere nel 2030 l’obiettivo che Milano, come altre città europee, diventi una città che vuole lasciare l’auto privata a casa. Questo è parte integrante della rivoluzione ambientale che dobbiamo raggiungere. Per arrivare lì ho bisogno di un trasposto pubblico che funzioni. Personalmente sostengo la gratuità dei mezzi pubblici solo per i disoccupati. Mi chiedo anche perché Francesca, che è l’assessore al bilancio, abbia aumentato gli abbonamenti per i pensionati. Su questo tema si vede una grande differenza.”

“Sul fronte Sala-Majorino, perché votare Majorino?”*

“Io e Sala siamo evidentemente molto diversi, a tal punto che ci siamo conosciuti due anni fa facendo due mestieri molto differenti: lui era il city manager della Moratti e io ero il capo gruppo del PD all’opposizione. Il city manager è un ruolo tecnico, non politico e dunque non devi per forza essere dell’alleanza politica che ti esprime, però insomma, diciamo che in ogni caso è anche un incarico fiduciario, e indubbiamente questo definisce degli itinerari differenti. In particolare poi esistono diversità dal punto di vista dell’esperienza, lui sicuramente è un manager ed è stupido negarlo. Io mi sono occupato di azione di governo in questa città sui temi della fragilità sociale, del riscatto, dell’accoglienza; anche su questo terreno abbiamo biografie diverse. Poi io sono uno che ha più i rapporti con la città nella sua dimensione culturale e sociale. Devo sinceramente dire che poi c’è un punto politico, su cui c’è una differenza: a me non piacciono le situazioni a metà, sono per un’alleanza di centro-sinistra. I consiglieri comunali che sono all’opposizione nel corso di questo mandato Pisapia non li voglio come alleati. Vorrei da Sala più chiarezza su questo tema e anche sul piano dei conti dell’Expo, la trasparenza nella gestione delle risorse quando hai a che fare con soggetti terzi rispetto all’organizzazione è un fatto cruciale, nell’idea stessa dello sviluppo della città.”

“Quali sono le sue proposte per rivalutare la vita notturna milanese?”*

“Penso a una città nella quale la vitalità è un elemento fondamentale nel suo sviluppo. Le città che crescono più intelligentemente sono quelle dove si vive bene e dove si sta bene insieme. Sono per una città aperta il più possibile, vivibile e frequentabile, dove il tema della vita notturna è affrontabile da parte del Comune e non è lasciata solo al rapporto tra il singolo cittadino e il locale, questo significa da una parte essere molto coraggioso sugli orari, dall’altra molto fermi sul controllo del rispetto delle regole, in relazione sia alla concorrenza tra gli esercizi commerciali, sia all’applicazione di ordinanze significative: ad esempio la questione del vetro è importante perché chi abita sopra a sei locali la mattina non è felice di trovarsi bottiglie e vetri rotti ovunque. Il Comune sta in mezzo: da un lato dice ai residenti che la città è viva, però poi è molto deciso per quanto riguarda il rispetto delle regole. Non possiamo decidere dall’alto come si comportano i cittadini, dobbiamo accompagnarli nella vitalità, sostenerli nel loro percorso di liberazione di energie positive, questo riguarda gli spettacoli, la cultura, ma anche il riempimento degli spazi pubblici vuoti riguarda questa filosofia. Concedo uno spazio dal momento che so che ne farai un utilizzo positivo.

“Cosa intende realmente fare per la mobilità, dato che ha detto che nel 2030 vorrebbe abolire l’auto-privata, e per rendere questa città autonomamente sostenibile dal punto di vista ambientale?”

“Dobbiamo alzare lo sguardo: ogni ordinanza per bloccare il traffico, quando le polveri sottili sono ormai alle stelle, è una nostra sconfitta. Bisogna avere una politica ambientale molto più coraggiosa. Io ho presentato dieci proposte che si articolano in 100 azioni riguardanti l’innovazione ambientale. Cercando di collocarle in un ampio arco di trasformazione.

Dunque sostengo: nel 2040 città a zero emissioni, nel 2035 edifici pubblici autosufficienti sul piano energetico, nel 2030 una città che rinuncia all’utilizzo dell’auto privata, nel 2021 estensione dell’Area C, integrata da un piano di sviluppo sul trasporto pubblico. Il trasporto pubblico diviene una grande leva per rendere la città sostenibile da un punto di vista ambientale. Questo significa anche altro, sul piano istituzionale significa sviluppare politiche riguardo alla mobilità. Vuol dire incalzare il Governo sul fatto che questo enorme tema non può essere lasciato alle singole città, ma deve essere una politica ambientale che viene sviluppata da tutto il paese. Poi c’è il tema del sostegno alle forme di trasporto alternativo all’auto privata: la ciclabilità e il car sharing, sono da incentivare. Ciò significa anche scontrarsi con i tassisti che potrebbero cercare di impedirlo, ma è necessario. Poiché nell’idea stessa di alternativa all’auto privata c’è un pezzo di futuro della città. Anche il potenziamento dell’utilizzo del passante ferroviario fa parte di una strategia complessiva della “rivoluzione ambientale”. In relazione a questo tema vi è anche il sostegno al trasporto pubblico a determinate categorie, ad esempio ai pensionati che si trovano in difficoltà economica, o ai disoccupati precari, o anche ai genitori che accompagnano i bambini negli orari di entrata o di uscita dalla scuola, è necessario incentivare rompere l’abitudine di coloro i quali fanno un tratto piccolo di percorso con l’auto privata. In tale quadro mi impegno anche a riprendere la scommessa del maestro Abbado sugli alberi: fino ad oggi abbiamo piantato 50.000 alberi, io dico 100.000 come obbiettivo.

Vi è poi la questione del recupero di reti ferroviarie e aree dismesse, perché io non voglio cementificare sul verde, anzi sono uno che vuole portare più verde in alcuni luoghi degradati, perché per me quella è una via di sviluppo per Milano.

Inoltre nel 2016 faremo il piano regolatore attraverso il quale si decide dove, come e quando costruire, io voglio che si smetta di cementificare all’impazzata e ci siano grandi incentivi al recupero e alla riabilitazione di tutti gli spazi inutilizzati, generando così lavoro e profitto.

Queste cose le dobbiamo fare, sono in cima alle priorità. Per realizzarle servono processi attuativi, e quindi una macchina comunale radicalmente rivoluzionata che sia disegnata su questi obiettivi.

“Che rapporto avrebbe con Roma nel caso vincesse?”*

“Io sono per un rapporto molto deciso con Roma in cui si riesca a mantenere l’autonomia della città.”

“Qual è la sua posizione riguardo alle moschee? Nel caso vincesse le elezioni ne acconsentirebbe la costruzione a Milano?”*

“Ogni religione ha diritto a due luoghi di culto, bisogna chiudere gli scantinati e realizzare le moschee.”

Infine riesco a porgergli un ultimo quesito che mi sta molto a cuore:

“Che cosa pensa di fare riguardo alla situazione dei molti cittadini che a causa della crisi sono stati sfrattati dalle proprie case e che si trovano senza dimora, quando il diritto alla casa è una prerogativa fondamentale che non andrebbe negata a nessun cittadino?”

“Abbiamo un enorme bacino inutilizzato, 9500 case vuote di proprietà pubblica, accumulate in vent’anni, 3000 sono del comune, 6500 sono della Regione Lombardia. 9500 case vuote con 21000 persone senza casa sono un enorme bacino da cui partire. 2000 di quelle è possibile metterle a disposizione in cosiddetto stato di fatto, cioè consegnate al cittadino nelle condizioni in cui si trovano, questi le ristruttura, si riconosce quanto è stato speso e gli si permette di abitarla gratuitamente finché non ha recuperato la spesa.

Poi per le altre 7500 è necessario un patto con Regione e Governo: vendita di qualche quota del Comune di società partecipate, senza perderne il controllo, riorganizzazione delle sedi del Comune con richiesta ai dipendenti di cambiare qualche abitudine di vita e dunque vendita di alcuni palazzi del Comune stesso.

In questo modo si ottengono le risorse per affrontare il tema delle case vuote entro il 2021. Su questo bisogna essere concreti e molto precisi sugli obiettivi, per ciò sostengo: entro il 2021 zero case vuote. Ciò significa visione di futuro.”

Finalmente vedo un uomo guidato da ideali e non un politico in cerca solo del consenso finalizzato ad ottenere il potere. Un uomo assai concreto, che si impegnerà davvero ad incentivare lo sviluppo sostenibile di questa città, ma soprattutto che cercherà di migliorare la situazione infelice in cui vivono molte persone e molti quartieri.

Per il resto giudicate voi.

Blanca Maris

*Domande poste da altri presenti.

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