Accadde oggi

L’Unione (europea) chiude bottega

Venerdì 18 marzo si è concluso a Bruxelles il vertice europeo tra i ventotto stati membri e la Turchia, e alla fine è arrivato l’accordo per gestire l’emergenza migratoria.

Le misure dovrebbero essere eseguite già da oggi, e prevedono diverse violazioni del diritto internazionale e di quello europeo, oltreché un evidente tradimento dei valori fondanti della stessa Unione.

Per chi ancora nutre qualche dubbio, o qualche speranza, che questo nostro processo d’integrazione europea non si sia risolto solamente nella rinuncia dei rispettivi interessi nazionali a vantaggio del potere finanziario continentale e mondiale; per chi ancora crede che non si tratti solo dello strangolamento economico perpetrato ai danni dei paesi del sud Europa in nome di una stabilità dei prezzi fine a se stessa, che perseguita con miope convinzione impedisce la piena occupazione della popolazione, nonché la spesa pubblica necessaria al sostentamento dello Stato sociale, se parlar di esso è ancora lecito; per chi ancora tenta di convincersi che questa Unione ponga le proprie radici e agisca seguendo la stella polare dei valori costituzionali e democratici, peraltro sanciti in vari Preamboli dei propri trattati istitutivi, quali: la dignità umana, la libertà, l’uguaglianza, lo stato di diritto, il pluralismo, la tolleranza, la giustizia, la solidarietà, la non discriminazione e soprattutto il rispetto dei diritti umani; per tutti questi individui colmi di ingenue speranze è arrivata la doccia gelata, un clamoroso tradimento di tutti quei valori da sempre sbandierati con fiero orgoglio, sui quali si è costruito quell’illusorio senso di superiorità della cultura giuridica e della società europea, culla dei diritti fondamentali dell’uomo, solido baluardo che ne impone il rispetto e vigila attentamente su di esso. (altro…)

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Museo del fascismo: un grave errore in questi tempi bui

La notizia di un certo progetto aleggia da diverse settimane. Si tratta di una pensata di Giorgio Frassinetti, sindaco (Pd) nientemeno che del comune di Predappio. L’idea è di creare, all’interno di una ristrutturata Casa del Fascio, un Centro di documentazione sul ventennio fascista. A Predappio.

Secondo le rosee aspettative del sindaco il museo aprirebbe nel 2019, con un costo complessivo di 5 milioni di euro, 4,5 dei quali stanziati con fondi pubblici tra Comune, Regione e Governo.

Tra le voci che sono circolate vi era anche quella di una supervisione dell’A.N.P.I. Nulla di vero tuttavia, l’Associazione nazionale partigiani italiani ha subito smentito, in una nota, di avvallarlo.

Chi scrive ha certamente la convinzione che la cultura sia una tra le armi più efficaci; sicuramente è necessario fare i conti con quel disgraziato periodo, è sacrosanto e doveroso spiegare i motivi storici, politici e sociali per i quali si sia scivolati negli abissi del totalitarismo. A guardare i nostri vicini tedeschi lì un gran lavoro sulla memoria e sulle atrocità del nazismo è stato fatto, per tutto il paese, da Berlino, a Monaco. La figura storica di Adolf Hitler pesa come un insostenibile fardello sulla pubblica coscienza di tutta la nazione.

Già, ma qui non siamo in Germania. (altro…)

Go Bernie!

Ho sempre provato una forte idiosincrasia verso il sistema politico americano e i suoi esponenti. Un modello rozzo e compromissorio capace di partorire candidati dal forte risalto mediatico ma spesso privi di reali contenuti e istanze politiche concrete.

Quest’anno però in corsa per le primarie del Partito Democratico c’è un personaggio che potrebbe farmi cambiare idea: l’attuale senatore del Vermont Bernard ‘Bernie’ Sanders.

Settantaquattrenne con un passato da attivista, da sempre impegnato nella lotta per i diritti civili delle minoranze (partecipò alla Marcia su Washington organizzata da Martin Luther King), Bernie è stato l’unico membro del Congresso dal dopoguerra in poi a definirsi “socialista”. E ciò che ha detto in campagna elettorale sembra effettivamente confermarlo.

Il suo programma si fonda sullo smantellamento del fallimentare Obamacare, per creare un sistema sanitario realmente gratuito per le fasce meno abbienti e sull’istituzione di un’università pubblica gratuita. (altro…)

Trasgredire le frontiere: verso un’ermeneutica trasformativa dalla gravità quantistica

Oggi, su quello che è ormai diventato un fertile campo di discussioni culturali, un circolo elitario così simile, per quanto virtuale, alle settecentesche Botteghe del Caffè, vorremmo proporre a tutti voi lettori per i quali Il Bloggo rappresenta un’abitudine quotidiana, questo importante scritto del professor Alan Sokal, fisico alla prestigiosa New York University.dice
Si tratta di una riflessione intima ed appassionata, da uomo di scienza e nello stesso tempo da colto connoisseur della filosofia e delle arti, sul concetto di gravità quantistica. Sebbene risalga al 1996, la tesi del professor Sokal è ancora di grande attualità e miccia di accese discussioni; forse il mondo non è pronto per tanto genio, o per riconoscere che la gravità quantistica è, senza ombra di dubbio, un costrutto sociale e linguistico.
Convincetevene anche voi, grazie alle sapienti e rigorose formule dell’evidenza scientifica:

Vi sono molti studiosi nell’ambito delle scienze naturali, in particolare i fisici, che continuano rifiutare l’idea che le discipline che si occupano di critica sociale culturale possono avere un impatto non marginale sulla loro ricerca. Ancor meno sono disposti ad accettare l’idea che i fondamenti stessi della loro concezione del mondo debbano essere rivisti riedificati alla luce di questo genere di critica. Piuttosto, essi restano ancorati al dogma imposto dalla lunga egemonia post illuminista sulle prospettive intellettuali centrali, ma che può essere riassunto in questi termini: che esiste un mondo esterno, le cui proprietà sono indipendenti da ogni essere umano in quanto individuo, ed in definitiva dall’umanità intera; che queste proprietà siano codificate da leggi fisiche eterne; e che gli essere umani possano raggiungere un conoscenza affidabile, seppur imperfetta e soggetta a revisione, di queste leggi conformandosi alle procedure oggettive e dai vincoli epistemologici imposti dal cosiddetto metodo scientifico.

Ma, nel corso del 20º secolo, cambiamenti concettuali profondi nell’ambito della scienza hanno posto fortemente in dubbio questa metafisica cartesiana-newtoniana: studi che hanno rivisto in profondità la storia la filosofia della scienza hanno aggravato i dubbi sulla sua credibilità. I, e, più recentemente, le critiche femministe posto strutturalista e hanno demistificato il contenuto essenziale della pratica scientifica occidentale dominante, rivelando l’ideologia di dominio nascosta dietro la facciata dell’oggettività. È quindi divenuto sempre più chiaro che la realtà fisica, non meno che la realtà sociale, è in fin dei conti una costruzione sociale linguistica; e che la conoscenza scientifica lungi dall’essere oggettiva riflette codifica le ideologie dominanti le relazioni di potere tipica della cultura che l’ha generata; che le pretese di verità della scienza sono intrinsecamente dipendenti dal contesto teorico usato e quindi autoreferenziali; e che, di conseguenza, le procedure argomentative utilizzate dalla comunità scientifica, pur nel loro innegabile valore, non possono rivendicare una posizione conoscitiva privilegiate rispetto alle narrazioni contro egemoniche che vengono prodotte in comunità dissidenti o marginalizzate. Questi stessi temi possono essere rintracciati mal grado qualche differenza d’accentuazione, nell’analisi di Aronowitz del clima culturale che produsse la meccanica quantistica; nella discussione di Ross delle argomentazioni contro corrente nella scienza post quantistica; nelle esegesi di Irigaray e Hayles della codifica sessuale in meccanica dei fluidi; e nella critica profondità di Harding dall’ideologia sessista alla base delle scienze naturali in generali della fisica in particolare.

Il mio scopo qui è quello di far progredire queste già profonde analisi, tenendo conto dei recenti sviluppi in gravità quantistica: la branca emergente della fisica in cui la meccanica quantistica di Heisenberg della relatività generale di Einstein sono allo stesso tempo sintetizzate sorpassate. In gravità quantistica, come vedremo, la varietà spazio-temporale cessa di esistere come realtà fisica oggettiva; la geometria diviene relazionale e contestuale; e le categorie concettuali fondazionali della scienza precedente compresa l’esistenza stessa si problematizzano e relativizzano. Questa rivoluzione concettuale, come mi appresto a sostenere, ha implicazioni profonde per il contenuto di una futura scienza liberatorie postmoderno. Il mio approccio sarà la seguente: in primo luogo passerò brevemente in rassegna alcune questioni filosofiche e ideologiche sollevate dalla meccanica quantistica e dalla relatività generale classica. Passerò poi a delineare le caratteristiche dell’emergente teoria della gravità quantistica, e discutere alcuni problemi concettuali che essa suscita. Infine, commentano le implicazioni culturali e politiche di questi sviluppi scientifici. Devo mettere in rilievo che quest’articolo e necessariamente congetturale e preliminare; non pretendo di rispondere a tutte le questioni che solleverò. Il mio scopo è piuttosto di attirare l’attenzione del lettore verso questi importanti sviluppi dell’ambito delle scienze fisiche, e di tracciare come meglio posso un quadro riassuntivo accettabile delle loro implicazioni filosofiche politiche.
Qui potrete deliziare il vostro intelletto superiore con il resto dell’articolo – non che mi sia stancato di tradurvelo, ma preferisco che la conoscenza fluisca in voi attraverso le parole del testo in lingua, molto più evocativo.

Tuttavia, qualche ignorante – ci spiace dirlo, appartenente proprio alla stessa Alma Mater dell’esimio professor Sokal – ha polemizzato sul fatto che questi nobili intenti tradissero in realtà “un pasticcio di ideologie di sinistra, riferimenti ossequiosi, citazioni grandiose e prive di senso, strutturato attorno alle più sciocche frasi di accademici postmodernisti che si possano trovare riguardo alla fisica ed alla matematica“. Ora, non ci metteremo a discutere della veridicità di una simile affermazione, che lasceremo invece al giudizio severo di voi lettori.
E’ importante sostenere l’inconsistenza di tali accuse, per il progresso della scienza, ricordatevene! Noi del Bloggo siamo gente sveglia, non cascheremo certo nei vostri tranelli gnoseologici.

Detto questo, buon 1° Aprile a tutti quanti!

Atomo

Questo modello atomico fornisce una chiara spiegazione di quanto prima affermato… siamo stati tutti presi all’amo

Giulio Bellotto

I verdi cancelli di Auschwitz

Conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, affinché simili eventi non possano mai più accadere.
Dalla legge n. 211/2000 che istituisce le celebrazioni del Giorno della Memoria.

A settant’anni dall’abbattimento del famigerato, temuto, odioso cancello “Arbeit macht frei” del campo di concentramento di Auschwitz, il più tristemente famoso tra quelli che riportano il crudele motto nazista, lo stupore e l’orrore per quello che degli esseri umani sono stati capaci di fare ad altri umani non è ancora svanito. E penso che non potrà passare mai.
Uomini come noi, né più né meno, si sono scagliati contro ebrei, rom, sinti, socialisti, dissidenti, comunisti, omosessuali, slavi, malati di mente con sistematica furia omicida; il conformato contro il diverso, la violenza contro la libertà.

“Il lavoro vi farà liberi”; ma era una menzogna di cui vittime e carnefici si sono ritrovate ugualmente schiavi.
Solo la verità vi farà liberi, dice Giovanni 8:32. Per quanto difficile da comprendere e accettare c’è stato un tempo in cui i campi sono stati veri, reali e funzionanti. La Memoria che ne dobbiamo rispettosamente serbare sia lo scotto per gli errori della nostra stanca ma fiera umanità; l’umiltà di riconoscerli e la volontà di non ripeterli ci sono ben presenti.
Durante questa giornata più che in altre molti andranno con la mente a un’epoca che neppure hanno vissuto per riflettere su cosa significhi essere uomini, per ascoltare lontani echi di un passato in cui tante cose sbagliate e vigliacche si mescolavano, esattamente come oggi, con tante buone e coraggiose. Per pregare, forse.
Alcuni torneranno a quei giorni di vita terribile e preziosa vissuti sulla loro pelle, e piangeranno come ogni uomo giusto dovrebbe fare pensando ad un dolore così grande.

Di fronte a tutto questo non c’è nulla che si possa dire. E non un momento in cui ritenersi soddisfatti di quello che è già stato detto.

Ma le pianure battute dal vento laggiù in Polonia sono di nuovo verdi e sotto quel famigerato, temuto, odioso cancello, persino lì è ricresciuta l’erba. Anche questo voglio ricordare nel giorno della Memoria.

Il Bloggo

Sì, Virginia, Babbo Natale esiste

E nell’augurarvi di passare dei gioiosi giorni di festa, vi proponiamo questo articolo di folklore natalizio apparso sul New York Sun del 21 settembre 1897.

Philip O’Hanlon, medico chirurgo, aveva suggerito alla figlia Virginia, otto anni, di scrivere una lettera al giornale per chiedere maggiori rassicurazioni sull’esistenza di Babbo Natale. La piccola impugnò penna e calamaio e scrisse:

Lettera di Virginia
[Traduzione: Caro direttore, io ho otto anni. Alcuni dei miei piccoli amici dicono che Babbo Natale non esiste. Papà dice “se lo vedi scritto sul Sun allora esiste”. Per favore mi dica la verità, esiste Babbo Natale? Virginia O’Hanlon]

Vi lasciamo alla risposta dell’editorialista Francis Pharcellus Church:

“Virginia, i tuoi amici si sbagliano. Sono stati contagiati dallo scetticismo tipico di questa era piena di scettici. Non credono a nulla se non a quello che vedono. Credono che niente possa esistere se non è comprensibile alle loro piccole menti. Tutte le menti, Virginia, sia degli uomini che dei bambini, sono piccole. In questo nostro grande universo, l’uomo ha l’intelletto di un semplice insetto, di una formica, se lo paragoniamo al mondo senza confini che lo circonda e se lo misuriamo dall’intelligenza che dimostra nel cercare di afferrare la verità e la conoscenza.

Sì, Virginia, Babbo Natale esiste. Esiste così come esistono l’amore, la generosità e la devozione, e tu sai che abbondano per dare alla tua vita bellezza e gioia. Cielo, come sarebbe triste il mondo se Babbo Natale non esistesse! Sarebbe triste anche se non esistessero delle Virginie. Non ci sarebbe nessuna fede infantile, né poesia, né romanticismo a rendere sopportabile la nostra esistenza. Non avremmo altra gioia se non quella dei sensi e dalla vista. La luce eterna con cui l’infanzia riempie il mondo si spegnerebbe.

Non credere in Babbo Natale! È come non credere alle fate! Puoi anche fare chiedere a tuo padre che mandi delle persone a tenere d’occhio tutti i comignoli del mondo per vederlo, ma se anche nessuno lo vedesse venire giù, che cosa avrebbero provato? Nessuno vede Babbo Natale, ma non significa che non esista. Le cose più vere del mondo sono proprio quelle che né i bimbi né i grandi riescono a vedere. Hai mai visto le fate ballare sul prato? Naturalmente no, ma questa non è la prova che non siano veramente lì. Nessuno può concepire o immaginare tutte le meraviglie del mondo che non si possono vedere.

Puoi rompere a metà il sonaglio dei bebé e vedere da dove viene il suo rumore, ma esiste un velo che ricopre il mondo invisibile che nemmeno l’uomo più forte, nemmeno la forza di tutti gli uomini più forti del mondo, potrebbe strappare. Solo la fede, la poesia, l’amore possono spostare quella tenda e mostrare la bellezza e la meraviglia che nasconde. Ma è tutto vero? Ah, Virginia, in tutto il mondo non esiste nient’altro di più vero e durevole. Nessun Babbo Natale? Grazie a Dio lui è vivo e vivrà per sempre. Anche tra mille anni, Virginia, dieci volte diecimila anni da ora, continuerà a far felici i cuori dei bambini.”

Adesso finalmente abbiamo capito il senso di tutti quei film americani sul Natale.

Buon Natale!

Giulio e Valentina