Museo del fascismo: un grave errore in questi tempi bui

La notizia di un certo progetto aleggia da diverse settimane. Si tratta di una pensata di Giorgio Frassinetti, sindaco (Pd) nientemeno che del comune di Predappio. L’idea è di creare, all’interno di una ristrutturata Casa del Fascio, un Centro di documentazione sul ventennio fascista. A Predappio.

Secondo le rosee aspettative del sindaco il museo aprirebbe nel 2019, con un costo complessivo di 5 milioni di euro, 4,5 dei quali stanziati con fondi pubblici tra Comune, Regione e Governo.

Tra le voci che sono circolate vi era anche quella di una supervisione dell’A.N.P.I. Nulla di vero tuttavia, l’Associazione nazionale partigiani italiani ha subito smentito, in una nota, di avvallarlo.

Chi scrive ha certamente la convinzione che la cultura sia una tra le armi più efficaci; sicuramente è necessario fare i conti con quel disgraziato periodo, è sacrosanto e doveroso spiegare i motivi storici, politici e sociali per i quali si sia scivolati negli abissi del totalitarismo. A guardare i nostri vicini tedeschi lì un gran lavoro sulla memoria e sulle atrocità del nazismo è stato fatto, per tutto il paese, da Berlino, a Monaco. La figura storica di Adolf Hitler pesa come un insostenibile fardello sulla pubblica coscienza di tutta la nazione.

Già, ma qui non siamo in Germania.

Nel nostro paese la lotta al fascismo, perlomeno quella culturale, non si è ancora esaurita. Là dove era necessaria la più ferma intransigenza, le nostre istituzioni si sono comportate con indulgenza. Forza Nuova, Casapound, Lealtà Azione esistono, e compiono attività politica, incontrastate dallo Stato. Tanto che sono necessarie petizioni online, per richiederne lo scioglimento (Change.org).

Da un punto di vista sociale poi, probabilmente a causa degli strascichi degli anni ’70 italiani, vi è ancora troppa gente che guarda al ventennio fascista con bonaria nostalgia.

Poi vi è anche la maledizione beffarda di un’Alessandra Mussolini, abilitata a girare per il Parlamento italiano sino al 2014, gridando ai quattro venti che quando c’era suo nonno le cose andavano molto meglio, (ora è stata spedita all’europarlamento, forse con il proposito di umiliare un intero paese). A Strasburgo possono godersela grazie a Silvio Berlusconi, che l’ha accolta a braccia aperte in Forza Italia. Il, di nuovo, Cavaliere lo si ricorda anche quando si presentò a sorpresa a Milano, il 27 gennaio 2013, per prendere parte alla commemorazione nella Fondazione Museo della Shoah. In quell’occasione tentò una quanto mai maldestra e vergognosa riabilitazione storica di Mussolini. E forse non è nemmeno la questione più drammatica. Ciò che causa maggior sconcerto è che in quella circostanza Berlusconi era probabilmente a caccia di voti. Le simpatie verso il ventennio portano ancora preferenze elettorali. Motivo per cui la Lega Nord di Matteo Salvini è ora culo e camicia con Casapound.

Il fascismo dunque è tutt’altro che sconfitto, è necessario un profondissimo lavoro educativo e culturale, che spieghi e induca a riflettere un popolo intero sull’indelebile macchia nera della propria storia.

Qualche giorno fa su l’Internazionale usciva un articolo, molto più interessante di questo, firmato Igiaba Scego; la scrittrice italiana di origine somala, mette bene in luce parte di quelle attività che credo debbano compiersi necessariamente. Intende un “museo” diffuso, a cielo aperto, che spieghi e chiarisca, magari attraverso percorsi educativi ben congeniati, alcuni dei luoghi e monumenti del ventennio fascista. Porta l’esempio del Foro Italico, con l’obelisco dedicato a Mussolini; non una spiegazione o un’installazione cartellonistica, niente, il monumento è semplicemente ignorato. Si tratta di un mutismo senza senso, un’occasione mancata per fare i conti con la propria storia, lì come in molti altri luoghi della penisola.

La soluzione, per la lotta politico culturale contro i rigurgiti fascisti, non è quella proposta da Frassinetti. Predappio infatti è meta, per migliaia di pellegrini, di un turismo becero-nostalgico. Imperversano a decine, le bancarelle, dove l’ignorante di passaggio può impunemente acquistare un souvenir del duce.

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Inoltre in occasione dell’anniversario della marcia su Roma, è spesso permesso a gruppi di bifolchi di manifestare e rendere omaggio di fronte alla sua cripta.

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In quel luogo il centro studi sul ventennio diverrebbe senz’altro un’ulteriore occasione per il culto della personalità di Mussolini. L’ideatore del progetto ha già richiesto a Bankitalia di riesumare dai propri caveau i tesori del duce, in modo da poterli esporre al museo; comprendenti tra le altre cose: il collare d’argento di Mussolini, la tuta da meccanico usata dalla Petacci per la fuga, lingotti, e diversi oggetti personali ancora ignoti. Esporle a Predappio mi pare la peggiore delle idee possibili, in evidente ragione del fatto che ingrosserebbe le fila del turismo nostalgico, e potrebbe consegnare un ulteriore luogo di venerazione a migliaia di asini.

Località più inadeguata non si poteva davvero scegliere.

Tra i lasciti straordinari di Umberto Eco vi è la spiegazione dell’Ur-Fascismo, una lezione da non dimenticare, ma sulla quale riflettere profondamente utilizzando le categorie del filosofo anche per capire l’attuale realtà.

Dalle crisi economiche e politiche, dal sentimento di frustrazione sociale e individuale nasce il terreno fertile del totalitarismo e del fascismo; e in un panorama politico e istituzionale, come quello nostrano, nel quale è regola la quotidiana umiliazione del Parlamento, sino a svuotarlo delle proprie funzioni e renderlo mero braccio dell’esecutivo; nel quale il leader è tale per un machiavellico colpo di mano, e non per espressa delega; nel quale il disaccordo politico (“i gufi”) è bollato come disfattismo da emarginare; nel quale il sospetto e la forte critica verso la cultura e la figura dell’intellettuale (“i professoroni”) dilagano; nel quale si parla la neo-lingua delle slides e dei tweets; è un necessario dovere civile la lotta politica e culturale ad ogni forma di comportamento antidemocratico.

Per tali ragioni va maneggiata con ancora più cura e attenzione la memoria storica del ventennio mussoliniano, e un museo del fascismo a Predappio, è un gravissimo errore.

Niccolò Terracini

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