Lo sBloggo – il Manifesto

Caos, solo caos. Occhi aperti, quel leggero sentimento di nausea che mi pervade, mi alzo, ricado indietro. Mi appoggio al braccio, la luce penetra esile dalla tapparella abbassata male. Cosa è successo? Due minuti di vuoto. Sprofondo nel letto, ma lentamente risorgo. Non ho più il fisico.

R. Rosenquist

Il bloggo è un compagno di vita, l’unico scoglio cui è comodo aggrapparsi, la divinità alla quale molti dell’umanità, della mia generazione, o perlomeno il sottoscritto, sono purtroppo devoti.

È proprio al risveglio dopo una serata interessante, su una delle tante isole greche dove imperversano i vizi e la perdizione, che l’Uomo si interroga. I postumi sono terrificanti, sì, il candido della casa abbaglia, sì, ma perché non farlo una qualsiasi delle altre mattinate sostanzialmente identiche, in questo eterno ritorno di risvegli spaesanti? Perché proprio quella mattina l’uomo cerca di tirare le somme su come ha vissuto fino ad allora? Non è dato sapere, ciò nonostante egli lo fa. Per la prima volta da quando è nato guarda dentro di sé, si immerge in se medesimo, esplora il marcio della sua condizione e piange, rimane annichilito. La sua crisi kierkegaardiana lo porta a temere che mai più si riprenderà. Il termine scientifico per definire questa situazione è “Bloggo esistenziale”, che in fondo non è così lontano da quella del “Bloggo alcolico”, una delle cause primarie di tale malfunzionamento comportamentale. Eh già…

Ma non disperatevi, non tutto è perduto! L’Uomo, che in realtà è profondamente reattivo, al risuonar della gaia frase, non si sa da quale arcadica musa pronunciata, “Il sole sorgerà ancora”, è preso repentinamente da uno scatto di ardore, è vivo, può farcela, può risorgere! Ed infatti ci prova. Egli capisce che l’unico modo per reagire al demonio, quel Bloggo esistenziale che tanto lo perseguita, è agire, inaugurare una fase vitale di attivismo mentale che lo possa librare ad altezze serafiche. Inizia allora a tuffarsi in un oceano di Progetti, vari, dinamici, vasti, che possano dare un senso alla sua esistenza, che possano farlo sperare, dimostrargli di non essere spacciato, di non dover necessariamente ripiombare in quello squallido grigiume afasico dal quale si è appena sollevato.

Ma è qui che il nostro Uomo velleitario incontra per la seconda volta la terribile montagna bloggosa che lo mette in ombra, essa si erige violentemente davanti ai suoi occhi, con fragore, fino a toccare il cielo, e gli ostacola il passaggio, e gli oscura gli avvolgenti raggi solari… I Progetti cadono uno ad uno, e l’Uomo rischia, tapino, di non credere più a niente, è di nuovo svuotato. Ma ad un tratto ha un’idea rapace, deve improvvisare, gli torna quell’ardore, quella fiamma indistinta e tenta di esorcizzare quella parola matrigna, “Bloggo”. La vuole urlare, strillare, sbandierare, vuole abbattere tale ubiqua divinità, forse è proprio la catarsi che fino a questo momento, l’Uomo errabondo, andava cercando: “Bloggo” “Bloggo!” “BLOGGO!!!”

La Redazione

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