Oltre il sentimento: Apollo, Odeon, Stato e Mercato.

Nel corso di questa settimana sono stati annunciati due accordi che tolgono a Milano due tra i più importanti e storici cinema: Lo Spazio Cinema Apollo e il The Space Odeon. Dispiace perdere in un colpo solo due magnifici luoghi di ritrovo di tanti milanesi. L’Odeon è per molti giovani milanesi un luogo dove passare i pomeriggi dopo scuola, o dove vedere le prime dei grandi film. L’Apollo invece, più piccolo per dimensioni, ma non per questo meno importante, ha riaperto nel 2005 dopo i lavori di ristrutturazione. Il cinema di Galleria De Cristoforis riesce a unire grande distribuzione e prodotti cinematografici non per forza legati a dinamiche commerciali. Le sale poi, e questa è una particolarità che ho sempre apprezzato, sono cosi nascoste sotto terra che il segnale per i telefonini non prende, cosi da perdere forzatamente per un paio di ore il contatto virtuale con il mondo esterno. La notizia dunque è stata forte per chi come me è sempre stato affezionato a questi luoghi perché, soprattutto d’inverno quando tra pioggia e freddo l’offerta serale si restringeva a poche cose, troppo tempo è stato passato li, tra amici, genitori e quant’altro.

Le mie emozioni però non sono prevalse sull’idea che ho sul rapporto Stato-Mercato. Nonostante nessuna delle due notizie sia stata confermata, ma quasi certamente lo saranno, lo spauracchio generale ha invaso il web e in particolare gli ambienti milanesi. Ne ho lette di ogni, raccolte firme (in cui si chiede alla proprietà di non vendere… glieli date voi i soldi di Tim Cook al proprietario dell’Apollo???), mobilitazione generale e richiesta di intervento delle istituzioni per salvare questi poli culturali. Ciò che mi ha colpito di più è un articolo letto sul portale “Revolart” (articolo di Giuseppe Origo), dove leggo:

“Tanto per Apollo/Apple quanto per Odeon/Rinascente bisogna considerare che si è trattato di una trattativa commerciale tra privati…

Va però altresì detto che, da qualche parte, c’è scritto che “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” [articolo 9 della Costituzione della Repubblica Italiana] e mi lascia fortemente stupito quanto amareggiato il fatto che le pubbliche amministrazioni non intervengano mediando le trattative commerciali al fine della preservazione di un livello minimo ed accettabile nell’offerta culturale locale.”

L’articolo 9 della Costituzione parla chiaro, ma tirarlo in mezzo in questa faccenda mi sembra davvero eccessivo. Tralasciando “il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” che in questo caso non c’entrano, la chiusura di un cinema non può essere comparata alla violazione dell’articolo 9 della Costituzione. Il settore cinematografico italiano è noto per ricevere aiuti statali (RAI,sussidi e tax-shelter). Lo stato dunque già aiuta notevolmente il settore, giustamente. I cinema (luoghi) non prendono aiuti in quanto non producono cultura. Sono dei canali di distribuzione, e nemmeno gli unici. Quando i Cinema alla fine degli anni 80 a Milano sono incominciati a scomparire nessuno ha detto nulla. Nessuno ad esempio si è mobilitato per la chiusura del “Maestoso” (piazza Lodi), cinema che tra l’altro è ancora in stato di abbandono. Nessuno si è mobilitato per i tanti cinema di Corso Vittorio Emanuele (Excelsior tra gli ultimi). Addirittura l’articolo di Giuseppe Origo poi prosegue affermando:

“Dopo tutto se trovo una tomba etrusca zappando la terra per piantare le melanzane nell’orto di casa mia NON SONO LIBERO DI VENDERMELA A CHI MI PARE, tanto meno a Tim Cook o al signor Rinascente, perchè qui in Italia PARE che la Cultura e l’Arte siano ancora beni PUBBLICI, dalla REPUBBLICA tutelati nella loro gestione, fruizione e diffusione.”

Va bene le emozioni che trapelano incessantemente ma davvero non riesco a capire la comparazione di un bene archeologico rinvenuto con la chiusura di un cinema, però anche volendo ipotizzare una comparazione forse viene dimenticato una importante distinzione, tra ciò che è pubblico e ciò che è privato. Il proprietario di un bene privato, come una sala cinematografica, può disporre di essa come gli pare e piace. Può venderla, chiuderla, etc… Duole perché in questo caso si tratta di due beni molto cari ai milanesi, ma lo Stato in questa faccenda non può e non deve entrarci. La libera iniziativa dei privati cittadini non può essere intaccata questa volta, perché non sussistono le condizioni per un intervento governativo.

E’ paradossale dunque che alla fine proprio quelle sale, dove il segnale a stento riusciva a raggiungere i nostri telefoni mobili, daranno spazio al quartier generale degli Smartphone. Il mercato, cari amici, va rispettato, seppur quando non ci piace, ma va rispettato.

“Life, Libery and Property” (*)  John Lock, Secondo Trattato sul Governo.

Sebastiano Totta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...