Month: novembre 2015

Il Teatro senz’uomini: la ricerca di OHT tra Astrattismo e Arte concettuale

13  astrazioni in forma di esperimenti visivi e sonori ispirati alla Bauhaus del pittore Josef Albers, esperto di ottica e colorimetria.

“Astratto: ritirato o separato dalla materia, dall’incarnazione materiale. Opposto a concreto”
– Oxford English Dictionary

Il foglio di sala informa con prosa asciutta che la parola deriva dal latino, abstractus, che significa “tratto via”.
Come in matematica il senso di astrarre qualcosa significa ridurlo al suo essenziale così nelle arti visive il senso della pittura astratta è una composizione indipendente dal mondo del reale e dalla sua mimesi, continua con tono convincente.

Il ragionamento si riferisce alla pièce SQUARES DO NOT (normally) appear in nature, capitolo introduttivo della Minuta retrospettiva proposta al pubblico milanese da OHT, un collettivo d’artisti sviluppatosi nel 2008 come ponte tra l’Italia, la Germania, la Spagna, l’Inghilterra e una nuova tensione delle Arti drammatiche rivolta a un Teatro a misura d’uomo – qualunque significato gli si possa attibuire oggi. (altro…)

Oh tu che mi suicidi: i suoni crudeli di Artaud su sfondi vangoghiani

Questi corvi dipinti due giorni prima della morte aprono alla pittura dipinta, o piuttosto alla pittura non dipinta, la porta occulta di un aldilà possibile

Antonin Artaud su Campo di grano con volo di corvi di Vincent Van Gogh

L’autore di cui vi sto per parlare, forse il più significativo e incompreso teatrante di Francia, scrisse questa frase poco prima di morire lui stesso – la sorte può essere stranamente ironica quando ci si trova sulle rive della Senna. (altro…)

40 anni di Qualcuno volò sul nido del Cuculo

Era il 19 novembre 1975 quando venne proiettato in contemporanea a Los Angeles e New York per la prima volta Qualcuno volò sul nido del cuculo. Sono passati quarant’anni e non è ancora invecchiato, è rimasta su di esso una patina di contemporaneità che lo rende uno dei film più influenti e affascinanti nelle storie del cinema. “Storie” perché il cinema non è una storia unica, è un insieme di storie che intrattengono, fanno riflettere ed emozionano. Questi sono tutti gli ingredienti che questa perla del cinema è riuscita a racchiudere dentro di sé. (altro…)

I don’t pray for Paris

Dopo i tragici avvenimenti di Parigi tutto il mondo, in particolar modo quello virtuale dei social network, si è colorato di blu, bianco e rosso. Le tinte della bandiera francese hanno cominciato a campeggiare pressoché ovunque, dalle foto del profilo di migliaia di utenti facebook, ai più noti monumenti di tutto il mondo.
L’indignazione per i crimini contro l’umanità commessi dai terroristi ha improvvisamente scosso le coscienze dei più che, in un impeto di orgoglio per i valori occidentali, non hanno potuto esimersi dal manifestare pubblicamente il loro sostegno a Parigi ed alla Francia in generale.
PrayforParis e JesuisParis sono subito balzati alla ribalta come slogan di solidarietà alla Francia e di sdegno nei confronti della barbarie dell’Islamismo radicale. (altro…)

A volte vado a volte vengo

A volte vado a volte vengo di che si tratti non mi sovvengo
Mi ami? Nuove situazioni intrapsichiche ed intrapersonali, n. 34, Ronald Laing

Una stanza spoglia e bianca, una donna nuda si dondola sul pavimento, malata.
…”schizofrenia, lei cosa farebbe?”

Il medico, appena gli fu posta la domanda, con un gesto rapido iniziò a togliersi la giacca, la cravatta allentata, poi la camicia e i pantaloni. Aprì la cella, entrò, si sedette e iniziò a dondolare sul pavimento al ritmo della sua compagna. Così, davanti a medici e infermieri stupiti, quel silenzio che regnava da lungo tempo fu rotto.
L’uomo in questione è il medico Ronald Laing, importante e noto psichiatra che visse nel ‘900. Egli diede un grande contributo alla scienza psichiatrica sviluppando una concezione del malato e della malattia stessa, vista come forma di “esperienza” esistenziale e punto di vista che ammettono la possibilità di essere riconosciuti da tutti:

Tutto in tutti | Ciascun uomo in tutti gli uomini | tutti gli uomini in ciascun uomo.
Tutto in tutti, da Nodi, di Ronald Laing

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Terrorismo e imperialismo. Riflessioni dopo i fatti di Parigi

A poco più di una settimana di distanza dagli attacchi terroristici avvenuti a Parigi, lo sgomento, l’isteria, la paralisi, l’incredulità, la paura e gli altri stati d’animo, figli dell’irrazionale, che il tragico evento ha suscitato, sgombrano un poco il campo, restituendo ossigeno preziosissimo alla ragione.
Forse è ora possibile tentare l’ardua ricostruzione di un puzzle intricato, quasi indecifrabile, di cui i fatti avvenuti nella capitale francese sono solo un sintomo, una conseguenza inevitabile, ma di che cosa esattamente? Sorge spontaneo domandarsi. Difficile darsi risposte immediate, impossibile comprendere la realtà fattuale, vero e proprio enigma, se non volgiamo lo sguardo indietro.
Dopo gli attacchi dell’11 settembre George W. Bush in un discorso alla nazione dichiarò:

l’America, i nostri amici e i nostri alleati si uniscono a tutti coloro che vogliono la pace e la sicurezza nel mondo, uniti per vincere la guerra al terrorismo.
[…] Possono scuotere le fondamenta dei nostri più grandi palazzi, ma non possono intaccare le fondamenta dell’America.

Allo stesso modo il Presidente francese François Hollande evoca lo spettro della guerra, rianima il patriottismo della Nazione e pungola l’orgoglio dei suoi cittadini:

La Francia è in guerra […] ma il popolo francese è coraggioso e non si ferma. […] Quelli che hanno voluto sfidare la Francia sono stati i perdenti della storia.

Le conseguenze della scellerata politica “antiterrorista” dell’amministrazione Bush sono ormai note: l’approvazione di leggi restrittive delle libertà personali; la criminale guerra in Afghanistan, a cui ha partecipato anche la Francia, che si stima abbia provocato tra centoquarantamila e trecentoquarantamila vittime tra la popolazione civile; la guerra in Iraq, che ha provocato secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità tra centoquattromila e duecentoventitremila morti tra la popolazione civile. Numeri disumani, nauseanti.
A causa di tali azioni sconsiderate nascono l’humus e quel terreno fertile, irrigato dal crescente sentimento antiamericano e dall’odio nei confronti dell’“Occidente” carnefice, di cui la propaganda jihadista si serve al fine di reclutare migliaia di giovani.
Persino Tony Blair, in un’intervista alla CNN, ha ammesso che la guerra in Iraq fosse additabile come la causa principale della nascita dell’Isis.
Se poi aggiungiamo al quadro, fino ad ora tracciato, l’incapacità dei Paesi europei di porsi come società realmente inclusiva per una fetta non irrilevante della propria popolazione (in Francia ad esempio i musulmani sono l’8%), allora appare un po’ meno incomprensibile e privo di qualsiasi logica il meccanismo mentale che scatta nelle teste di giovani migranti, ormai di seconda o terza generazione, che esclusi ed emarginati, sono tragicamente persuasi dallo “Stato” Islamico.
Eppure non abbiamo imparato abbastanza dalla storia, la nostra soluzione è ancora la medesima: guerra al terrorismo, guerra al terrore, guerra sempre e in ogni caso in nome della lotta agli estremisti. L’Afghanistan, l’Iraq, la Libia, attaccata per prima dalla Francia di Sarkozy, sul cui carro è poi salita la Nato, paladina dei diritti civili violati dal “sanguinario” Gheddafi.
L’Isis getta Parigi, l’Europa e l’Occidente intero nel panico, ci dicono che bisogna vendicare i morti innocenti, bombardamenti, forse anche azioni militari via terra, in ogni caso guerra ad oltranza contro lo “Stato” Islamico, per l’orgoglio francese, contro il terrorismo, per le vittime delle stragi, se poi la regione è anche ricca e influente nello scacchiere geopolitico è solo un caso, e non ha nulla a che fare con questa storia.
Qualche dubbio però, circa l’utilizzo del terrorismo come grimaldello per scassinare le porte del Medio Oriente, non può che sorgere. Da più parti, infatti, si sostiene che Al Qaeda prima e l’ISIS poi, non siano altro che armi sfruttate dagli Usa per assicurarsi il controllo della regione. Sono ormai in molti ad aver scoperchiato il vaso di Pandora: l’ex agente CIA Steven Kelley ha dichiarato che “L’ISIS è un nemico totalmente creato e finanziato dagli Usa”; Edward Snowden, altro ex agente CIA, avrebbe rilasciato dichiarazioni di questo tenore:

I servizi segreti americani, quelli inglesi e il Mossad (servizi israeliani) hanno addestrando un gruppo terroristico tra Iraq e Siria, nell’ambito di un’operazione denominata “nido di vespe” o “nido di calabroni”.

Sempre secondo alcuni documenti dell’NSA trafugati da Snowden il califfo Abu Bakr Al-Baghdadi, a capo dello “Stato” Islamico, definito dal Time come l’uomo più pericoloso al mondo, sarebbe stato in realtà addestrato per un anno intero dal Mossad e si chiamerebbe Shimon Elliot.
Con ogni probabilità saranno le solite fantasiose tesi complottistiche, vien da pensare, anche se la linea che le separa dalla realtà si fa sempre più sottile e indistinguibile.
Un conto poi è sostenere che da una guerra criminale e insensata, quale quella in Iraq, siano nate le condizioni storiche, culturali e sociali necessarie al sorgere dello “Stato” Islamico, ben altro è affermare che i terroristi siano armati e addestrati dagli americani per perseguire i propri obiettivi espansionistici. In ogni caso non ci sono prove, di conseguenza quelle riportate rimangono parole sospese, soltanto opinioni di ex agenti rancorosi. Ah, se ci fosse almeno un indizio… (altro…)

Il Dono di Prometeo nel duomo laico della danza bolognese‏

Il settecentesco Oratorio di San Filippo Neri, in pieno centro di Bologna, è un luogo assai curioso. La struttura, opera di Alfonso Torreggiani, un architetto romagnolo tra i più caratteristici e prolifici del secolo, fu inaugurata nell’agosto 1733 dal cardinal Lambertini, allora arcivescovo di Bologna – il personaggio, nel giro di pochi anni assurto al soglio pontificio come Benedetto XIV, fu poi protagonista di una famosa commedia di Alfredo Testoni che l’italianista lituano Berenson definì “degna dello Shakespeare comico”. Forse la vocazione teatrale appartiene al luogo fin dalla consacrazione; certo quella militare gli va stretta infatti l’Oratorio diventa una caserma solo per brevissimo tempo sotto Napoleone, poi torna chiesa e lo resta finché non viene semidistrutto dal secondo bombardamento alleato sulla città, durante la Seconda guerra mondiale. Da allora, varie vicende di restauri e utilizzi disparati terminano quando la FondaIone del Monte lo ristruttura nel 1997, incapsulando le vecchie mura in un’armatura lignea.

Oggi, mentre mi preparo ad andare in scena su quel palco, mi accorgo di quanto l’effetto visivo di questa convivenza di barocco e semplici mattoni di cotto a vista sia strano: l’impressione è quella di trovarsi dentro ad un fotogramma in timelapse dei lavori di restauro, come in uno spaccato architettonico a tre dimensioni. Il non-finito risalta sugli stili antichi e moderni che s’intersecano. Ieri sera qui la Fondazione del Monte ha ospitato un lavoro di Amendola/Malorni, “l’Uomo nel diluvio”, che forse meriterà su queste pagine una trattazione più approfondita – se non altro per il fatto che negli ultimi due anni ha avuto un grande successo di critica.

Ma lo spettacolo che negli ultimi tempi si è maggiormente adattato al particolare carattere estetico del luogo penso sia stato quel “Prometeo” che vi avevo già citato in altre occasioni. (altro…)

Gemme e Tempesta: l’elegia fragile

Forma bonum fragile est.
Ovidio

Molte differenze intercorrono tra i nostri tempi e quelli in cui questo verso fu composto ad opera di uno dei più grandi poeti della latinità che, non a caso, definisce i suoi componimenti elegiae flebilĭa carmina: i canti flebili del lamento. A differenza della sua controparte greca, più frequentemente di carattere mitico o eroico, l’elegia latina è un componimento intimo, delicato e naturalmente plasmato per essere bello, tanto che Quintiliano, l’illustre capostipite di tutti i critici letterari, ebbe a dire

elegia quoque Graecos provocamus (anche nell’elegia siamo al pari con i Greci).

E’ impossibile dire con precisione quanta della loro bellezza sia dovuta alla fragilità, anche emotiva, che traspare dall’io lirico di queste poesie; al di là delle questioni esegetiche e storiche, come sempre quando si parla di letteratura il giudizio ultimo appartiene alla sensibilità del lettore.
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Rinascimento: L’invasivo Villar Rojas alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Rinascimento, la mostra a cura di Irene Calderoni ospitata alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino dal 4 novembre, è il punto terminale di un percorso privato e collettivo, affrontato dall’enfant prodige Adrian Villar Rojas (1980). L’artista argentino negli ultimi anni si è imposto come astro nascente e a settembre ha consacrato la sua repentina carriera con una mostra alla Marian Goodman Gallery di New York. (altro…)

Libertà è partecipazione, la democrazia diretta nel Bilancio del Comune di Milano

Nel gennaio del 1977 Enrico Berlinguer pose in primo piano la “questione morale”, puntò il dito contro il cattivo uso e l’abuso delle risorse pubbliche. E’ a questo momento che si riconduce la nascita di una frattura sempre più profonda tra il popolo e i suoi rappresentati. L’uomo comune si disinteressa, si allontana irrimediabilmente dalla cosa pubblica. Il cittadino italiano oggi si interroga sull’effettiva capacità della democrazia rappresentativa di gestire efficacemente le finanze dello stato, di risolvere i problemi comuni, di porsi come la forma di governo migliore possibile. D’altronde come dargli torto, numerose sono le sue pene, grandi le sue sofferenze: quarant’anni di governi democristiani, alcuni dei quali mafiosi e stragisti, Craxi e Tangentopoli, il ventennio berlusconiano e ora questa cosiddetta Terza Repubblica, in realtà più simile ad una Prima 2.0.
Dal Comune di Milano è nato tuttavia un progetto che ha la nobile ambizione di ricomporre quella frattura, di fermare quella crescente disaffezione, apparentemente irreversibile, che i cittadini nutrono nei confronti delle proprie istituzioni e che, a lungo andare, muta nella perdita di una coscienza sociale, del senso di appartenenza ad una comunità, e sfocia poi nel bieco individualismo che pervade gran parte della collettività.
Da luglio nella nostra città si sperimenta una forma di partecipazione dei cittadini alla vita politica, alla gestione delle risorse, senza mediazioni né rappresentanza. Ciascun cittadino può, in modo diretto, esporre le esigenze del proprio quartiere, proporre soluzioni, progetti, idee per rendere la sua città più vivibile e accogliente. Si tratta del Bilancio partecipativo, già utilizzato con esito positivo da città come Porto Alegre, Parigi e Lisbona. Il comune ha messo a disposizione 9 milioni di euro, uno per ogni zona, che sarà possibile investire nelle proposte che risulteranno più votate. Ed è proprio questo un aspetto cruciale: il voto. E’ possibile esprimerlo fino al 29 novembre sul sito BilancioPartecipativoMilano, possono farlo tutti coloro che abitano, lavorano o studiano in città e hanno più di 14 anni oltreche i minori di 14 anni frequentanti una scuola coinvolta in uno dei progetti. Sabato 21 e 28 novembre inoltre si vota anche di persona nelle biblioteche per il voto assistito.

E’ essenziale che la partecipazione abbracci la città intera, ciascuno dovrebbe esprimere le proprie esigenze attraverso la scelta del progetto a lui più affine.
Siate dunque promotori di questa consultazione, informate e invitate ad esprimere una preferenza chiunque possieda i requisiti per il voto. Se l’affluenza fosse considerevole il Bilancio Partecipativo del Comune di Milano, seppur nella sua limitata dimensione, potrebbe porsi come paradigma per un rinnovato coinvolgimento popolare nella gestione del nostro patrimonio comune e delle nostre risorse.
La fase del percorso è ormai avanzata: i cittadini più attivi si sono incontrati, hanno discusso, hanno valutato le diverse esigenze e gli interessi in gioco, e alla fine hanno partorito quaranta progetti, alcuni dei quali destinati a realizzarsi. Abbiamo selezionato per voi quelli che riteniamo più interessanti, hanno il comune denominatore di essere in qualche modo dei contenitori culturali o comunque luoghi di incontro e socializzazione; tuttavia vi sono anche altre proposte, più “meramente amministrative” (viabilità, piste ciclabili, spazi verdi ecc.), ma non di minor rilievo.untitled
Ecco i progetti che più hanno catturato la nostra attenzione:

Zona 2 progetto 9: Centro culturale polivalente nell’ex mercato del pesce.
“Riqualificazione dell’edificio dismesso di via Sammartini angolo via Lesa per realizzare uno spazio polifunzionale con finalità aggregative e culturali, per ospitare conferenze, proiezioni, incontri, mostre, biblioteca e book sharing, aule studio, laboratori artistici e musicali.”

12Zona 2 progetto 12: Spazio alle idee.
“Ristrutturazione dell’edificio dell’ex mercato comunale di Gorla per la realizzazione di uno spazio polifunzionale per l’incontro e la promozione di attività culturali.”

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Zona 2 progetto 14: Nuovi spazi sportivi al Parco Trotter.
“Riqualificazione dell’area dell’ex piscina del parco Trotter per la realizzazione di campi sportivi”.

Zona 3 progetto 17: Vivere il parco Lambro.
17“Riqualificazione del parco e delle attrezzature, miglioramento degli spazi esistenti e creazione di nuove infrastrutture per lo sport, le attività ricreative e i servizi: realizzazione di due nuovi campi da basket, sistemazione dei percorsi ciclopedonali per renderli utilizzabili anche su roller/skate, ampliamento del percorso vita, installazione di arredi per aree pic-nic, creazione di orti urbani, installazione di isole digitali, potenziamento illuminazione, installazione di case dell’acqua e fontanelle. Costruzione di bagni pubblici con fasciatoi, cartellonistica orientativa, sistemazione degli ingressi e degli accessi.”

Zona 3 progetto 20: Casa di quartiere in via Don Calabria, Cimiano.20
“Una casa di quartiere intesa come laboratorio di idee e di incontri: con attività sociali, culturali, ricreative e sportive, rivolto a cittadini e associazioni, che sia luogo di integrazione, incontro, e scambio di attività e persone.”

Zona 7 progetto 31: Incontriamoci a Vercellina, S.Siro e Baggio! Sì, ma dove?
31“Recupero di spazi esistenti per la socialità e lo studio per tutte le fasce di età.
Il progetto prevede: creazione di nuovi spazi di incontro con la realizzazione di un chiosco per la biblioteca di via Pistoia, miglioramento delle aree cani Via val Canobina e degli accessi al parco di via Tofano, riqualificazione del cortile scolastico della scuola materna di via Sperio, installazione di attrezzature per o sport nel Parco di Trenno, creazione di aule studio e dotazione di nuovi arredi nella biblioteca di piazza Sicilia e nell’Emeroteca di via Cimarosa, realizzazione di un laboratorio linguistico presso la scuola primaria Radice, tre nuove stazioni di BikeMi in corrispondenza delle fermate Segesta, Gambara, Bande Nere.”

Zona 8 progetto 35: L’oasi della cultura.35
“Nuovi spazi per lo studio e l’incontro nella biblioteca di Bonola, in via Quarenghi 21.
Nuove sale studio, ludoteca, spazi polifunzionali, sala internet e area Wi-Fi, collocazione nelle aree adiacenti di BikeMi, di una casa dell’acqua e di panchine, rifacimento degli spogliatoi e della pavimentazione della palestra della scuola di via Quarenghi IC Riccardo Massa.”

Tutti i progetti sono consultabili sul sito del Bilancio Partecipativo, restano ancora 14 giorni per votarli, ed è di fondamentale importanza esprimersi, poiché come cantava un grande cantautore italiano:

“La libertà non è star sopra un albero
non è neanche avere un opinione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.”

Niccolò Terracini