Uno sguardo sulle Giovani realtà del teatro

L’ottava edizione del premio nazionale Giovani realtà del teatro, organizzato dalla Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine, si apre con un jingle non sense, di quelli che restano in mente. Anche perché tra i molti calorosi auguri rivolti agli artisti under 35 che negli scorsi due giorni si sono susseguiti sul palco di Largo Ospedale Vecchio, ben 26, la voce registrata si mette familiarmente a citare Ionesco: “I pali hanno peli, i peli non hanno pali”. E via col primo spettacolo.

Come dicevo, in gara ci sono 26 pièce, per la maggior parte testi originali e nuove drammaturgie, interpretati da giovani artisti selezionati tramite una commissione interna all’Accademia, promotrice dell’evento. In giuria ci sono docenti, rappresentanti di altre scuole (Massimo Navone per la Paolo Grassi), giornalisti e critici, registi e attori di teatro. Insieme a loro, il pubblico ha concorso ad assegnare i riconoscimenti previsti per quest’edizione.
I lavori presentati in questa finale del premio nazionale sono stati, come da tradizione, studi e/o estratti da spettacoli più ampi, il cui unico vincolo era di non superare i 20 minuti di durata.
In linea con questo limite di lunghezza vi propongo il mio parere sulle dieci esibizioni della prima giornata di Giovani realtà, dedicando ad ognuna non più di due righe. Totale 20 righe rigorosamente carattere 12.

I spettacolo: Mario Poppins, di e con Giacomo Occhi.
La musica dal vivo conferma l’impressione data dalla recitazione brillante di un attore/tato: questo è cabaret cantato. Di buona fattura, è anche ben scritto, ma già in 20 minuti suona un po’ scontato.

II spettacolo: Ommioddio, di e con Francesca Franzè e Luca Serafini.
Una vecchietta e marziano alla fine del mondo, portati in scena con gusto per il grottesco ed il nonsense. Bravi, ma il risultato è tanto assurdo che non si capisce dove si voglia andare a parare.

III spettacolo: Ginko, di e con Giulia Quadrelli.
Lo spunto di una inconsapevole tinta biondo platino è molto buono e introduce il tema dell’omosessualità in modo originale. Dopo, la debolezza dell’impianto drammaturgico si fa sentire.

IV spettacolo: It’s app to you, di e con Leonardo Manzan, con Andrea Delfino e Paola Giannini.
Bel testo, bel ritmo. La storia di un videogioco che si fa vita reale viene resa con un’interpretazione efficace. Movimento e voce fuoricampo garantiscono la giusta atmosfera tra l’onirico e il distopico.

V spettacolo: Le querce, di e con Mele Ferrarini, con Chiara Verzola, Alessandro Costagliola.
Un inno ai padri dei padri. I nonni sono qui personaggi mitologici, custodi della memoria e anche argomento per fare retorica. Tra luoghi comuni ed immagini emozionanti, ci si può anche credere.

VI spettacolo: Corrispondenza degli addii, di e con Gabriele Zunino.
Si esibisce la fragile arroganza di un ragazzo in dialogo digitale con l’altro: la fidanzata, la madre, la propria coscienza. Il movimento ha totale autonomia dal testo, ma non sempre lo rafforza.

VII spettacolo: Sister(s), di Tommaso Franchin, con Sandro Busolo, Andrea Dellai, Laura Serena.
A Rovigo, Alabama, fratello e sorella gestiscono la stazione di servizio. Un frigorifero con dentro la Madonna li converte. Paesaggio da blues brothers per un lavoro divertente, arguto, ottima prova!

VIII spettacolo: Autodemolizioni Lulù, di e con Andrea Onori.
L’indignazione e l’invettiva dominano la scena: dopo una giornata di lavoro un uomo accende il computer. Affetti e film porno però concorrono ad un finale pericolosamente urlato e qualunquista.

IX spettacolo: Erinni o del rimorso, di e con Alice Conti, con Veronica Lucchesi.
Il ronzio delle Mosche di Sartre riecheggia in questa riuscitissima rilettura del topos della colpa. Un’artista fallita e assicuratrice frustrata si interroga sui sui errori, svelati dall’incubo teatralizzato di un corso d’autoaiuto.

X spettacolo: Porn up comedy, di e con Lisa Moras.
Sconcezze per attrice monologante, illuminata dal riflesso del cazzo che le viene proiettato addosso. L’interprete diventa telo di proiezione per un porno, gioca col pubblico, lo diverte e lo inchioda.

La manifestazione si è conclusa ieri sera con la cerimonia di premiazione. Di seguito gli spettacoli vincitori di quest’anno.

Premio attribuito dalla Giuria artistica: a “Vania” (regia Cordella)

Premio giuria giornalisti: a “Trittico della guerra” della compagnia Guinea Pigs

Monologo vince Lisa Moras con “porn up comedy”

Premio giuria docenti a “peter pan guarda sotto le gonne” compagnia Baby Walk

Premio speciale a “Biografia e Fame”

Premio speciale della direzione della Nico Pepe a “Sulla morte, senza esagerare” del Teatro dei Gordi, che ha ricevuto anche il Premio del Pubblico e degli Allievi della Civica Accademia.

Arrivederci all’anno prossimo con la nona edizione!

Giulio Bellotto

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