rock’n’roll

Sympathy for the Devil & One plus One di Godard

Una settimana fa la nostra pagina Fb è arrivata a 666 Mi Piace e noi ci siamo illuminati pensando alla storica Sympathy for the Devil della one band standing (tra le leggende del rock) The Rolling Stones. È una delle canzoni che ha segnato la storia del rock’n’roll, una delle più citate, una delle più controverse ed una delle più scandalistiche.

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Exile On Main Street: l’imperfetta sintesi del rock ‘n’ roll

La genesi

“Excusez-moi, où est la Villa Nellcôte?”

Uno scapigliato ragazzo di 22 anni sta rivolgendo questa domanda a chiunque, come un ossesso, nel pieno centro della deliziosa Villefranche sur Mer, a una manciata di miglia a est di Nizza.

Villa Nellcôte come appare oggi, seminascosta dagli alberi. In primo piano, l'autore dell'articolo (a sinistra) e il Bloggo

Villa Nellcôte come appare oggi, seminascosta dagli alberi. In primo piano a sinistra, l’autore; a destra, altra gente del Bloggo.

E’ Maggio del 1971 e il protagonista della storia si chiama Dominique Tarlé, ribelle fotografo francese. (altro…)

Band #3: The Red Roosters

Ormai li conoscete. Si definiscono “A true rock’n’roll band from Milan, Italy”.
Sono un giovane quintetto italiano devoto al più puro rock ’n’ roll di stampo anglosassone. Nascono a Milano nel 2010 e nei primi anni d’attività cominciano a macinare esperienza suonando in giro per Milano e dintorni e sperimentando un vario numero di formazioni e musicisti.
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Andreotti e Berlinguer secondo Giorgio Gaber

Oggi cade un anniversario molto importante per me e per chi come me apprezza la buona musica della tradizione cantautorale nostrana: se non  ci avesse lasciato il primo gennaio del 2003, oggi sarebbe il 76esimo compleanno di Giorgio Gaberscik!
Chi è? Ma è il signor G. ovviamente!

Gaber

Attore e regista teatrale, primo interprete del rock’n’roll italiano, iniziatore del Teatro Canzone, il nome di Gaber – così Gaberscik si fece chiamare quando niziò a suonare con Enzo Iannacci ne I due corsari – non ha bisogno di presentazioni.
La sua carriera nel panorama della musica leggera italiana parla da sé: capace di interpretare gli umori e i malumori del popolo della Prima Repubblica, senza esimersi dal difficile compito di svelarne le ipocrisie e le piccolezze, più che parlare ad un periodo storico, il signor G. si appella al nostro lato più umano e quotidiano, più vero e mistificato.
Nel suo stare in equilibrio tra canzone popolare ed espressione artistica, non si può negare che Giorgio Gaber – o meglio il personaggio che lui interpretava, l’uomo comune dalla spiccata coscienza politica, un outsider così simile e così diverso dal villagiano Fantozzi Rag. Ugo – abbia rappresentato appieno la vera essenza dell’Italia nei suoi travagliati anni di piroette e repentini voltafaccia, dal dopoguerra agli ’90 del primo berlusconismo.

Tempi, dunque, di perbenismo diffuso in cui l’arma per vincere quella che significativamente (e con un delizioso lessico antiquato) era definita l’ipocrisia borghese era una sola: l’ironia – quella vera e sana, che probabilmente oggi in molti dovrebbero studiare e prendere ad esempio.
E si trattava davvero di uno strumento che nelle mani del Nostro diventava pura poesia: per darvene un’esempio, a tema con l’ultimo articolo del Bloggo, ecco un video che speriamo possa allietare la vostra domenica e portarvi un po’ del vento che spirava verso “il sol dell’Avvenir”. Ovviamente visto sorgere con il caustico, scanzonato, enigmatico sorriso degno del solo Signor G.
Buon ascolto a tutti!

Giulio Bellotto