poesia

Oh tu che mi suicidi: i suoni crudeli di Artaud su sfondi vangoghiani

Questi corvi dipinti due giorni prima della morte aprono alla pittura dipinta, o piuttosto alla pittura non dipinta, la porta occulta di un aldilà possibile

Antonin Artaud su Campo di grano con volo di corvi di Vincent Van Gogh

L’autore di cui vi sto per parlare, forse il più significativo e incompreso teatrante di Francia, scrisse questa frase poco prima di morire lui stesso – la sorte può essere stranamente ironica quando ci si trova sulle rive della Senna. (altro…)

Il Menu della Poesia

“Il primo ristorante itinerante che non nutre il tuo corpo ma la tua anima”.

Sabato pomeriggio, in Brera, due giovani attori hanno nutrito le anime dei passanti, deliziandoli con meravigliose poesie. L’atmosfera che hanno cercato di creare è quella di un ristorantino raffinato; vestiti elegantemente da camerieri, facevano accomodare i clienti su due graziose sedie con di fronte un piccolo tavolino su cui erano poggiati libri di poesie. (altro…)

Sulla sorte di Wisława medita un istante

Qui giace come virgola antiquata
l’autrice di qualche poesia. La terra l’ha degnata
dell’eterno riposo, sebbene la defunta
dai gruppi letterari stesse ben distante.
E anche sulla tomba di meglio non c’è niente
di queste poche rime, d’un gufo e la bardana.
Estrai dalla borsa il tuo personal, passante,
e sulla sorte di Szymborska medita un istante

Questi versi, significativamente intitolati Epitaffio, compaiono nella raccolta poetica Sale, pubblicata nel 1962 dalla poetessa polacca Wislawa Symborska, insignita trentaquattro anni più tardi del Nobel per la Letteratura. (altro…)

Requiem for a Call Box

C’era una volta…favole al telefono

il ragionier Bianchi, di Varese. Era un rappresentante di commercio e sei giorni su sette girava l’Italia intera, a Est, a Ovest, a Sud, a Nord e in mezzo, vendendo medicinali. La domenica tornava a casa sua, e il lunedì mattina ripartiva. Ma prima che partisse la sua bambina gli diceva: – Mi raccomando, papà: tutte le sere una storia.
Perché quella bambina non poteva dormire senza una storia, e la mamma, quelle che sapeva, gliele aveva già raccontate tutte anche tre volte. Così ogni sera, dovunque si trovasse, alle nove in punto il ragionier Bianchi chiamava al telefono Varese e raccontava una storia alla sua bambina.

Così iniziano le Favole al Telefono di Gianni Rodari, che mica potevano essere tanto lunghe visto che il ragioniere pagava di tasca sua, magari con i gettoni o con la tessera telefonica.

Dal 16 Giugno, però, il ragioner Bianchi dovrà ben ingegnarsi qualora si trovi a Milano e voglia raccontare una storia alla sua bambina, infatti saranno rimosse la maggior parte delle cabine telefoniche, ormai in quasi totale disuso.

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