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Lo sBloggo

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Caos, solo caos. Occhi aperti, quel leggero sentimento di nausea che mi pervade, mi alzo, ricado indietro. Mi appoggio al braccio, la luce penetra esile dalla tapparella abbassata male. Cosa è successo? Due minuti di vuoto. Sprofondo nel letto, ma lentamente risorgo. Non ho più il fisico.

R. Rosenquist

Il bloggo è un compagno di vita, l’unico scoglio cui è comodo aggrapparsi, la divinità alla quale molti dell’umanità, della mia generazione, o perlomeno il sottoscritto, sono purtroppo devoti. (altro…)

Qualche considerazione esistenziale

In ogni momento della sua esistenza l’uomo sperimenta una condizione ben precisa, comune a tutti i suoi simili.
Ciò perché in quanto animale l’essere umano è necessariamente in relazione con un’ecosistema di cui fa parte; ma come creatura sociale nessuno di noi può esimersi dall’essere interdipendente da altri uomini, quindi aderiamo per scelta ad un’organizzazione comunitaria con cui nascendo stipuliamo un primordiale contratto sociale. Siamo parte di un sistema che determina la nostra cultura e ci instilla credenze e pregiudizi radicati come chiodi nel legno. Siamo legati ad un corpo fisico, ai beni materiali che possediamo; siamo connessi, o per meglio dire multi-connessi, ad una moltitudine di devices elettronici da cui riceviamo senza sosta input e stimoli. Condividiamo pensieri ed emozioni in una rete di informazioni che racchiude praticamente ogni aspetto quotidiano delle nostre vite.

Un’espressione, usata in una sit-com dallo spropositato successo (un vero e proprio prodotto culturale di questo decennio), descrive piuttosto bene lo stato in cui ci troviamo tutti noi: siamo legati ad altri oggetti su un piano inclinato elicoidalmente avvitato attorno ad un asse.
Il nostro punto di partenza risiede in questa metafora, così squisitamente scientifica ed asettica da essere adattissima a questi tempi in cui il puro sapere tecnico ha scalzato il metodo umanistico e ogni cosa è talmente sterile da essere diventata virtuale. Prendiamo atto che siamo incastrati, insomma.

Ma di questa bizzarra e inevitabile situazione qui ci interessa sopratutto la dimensione esistenziale, ovvero quella sensazione strisciante e un po’ viscida che Molly Sprayregen descrive in un recente articolo diventato ben presto virale. Questa sensazione noi la chiamiamo Bloggo: tutto ciò che è di impedimento al nostro cammino personale, professionale, intellettuale e culturale, ogni cosa ostacoli la nostra crescita. A volte, noi stessi impersoniamo questo sgradevole ruolo.
Il Bloggo è quindi l’Impedimento adottato come stile di vita, l’Ostacolo divenuto abitudine. A questo punto, nonostante l’imperante neo-scientismo economico e i poteri divini del wi-fi, solo sfogliando il Castiglioni-Mariotti ci si può accorgere di una curiosa coincidenza: entrambi questi lemmi derivano dal latino. Quel che ricordiamo del liceo ci basta ad osservare che  “impedire”, composto di “pes” cioè “piede”, letteralmente significa “legare i piedi” mentre “ostacolo” da “obstare” è “stare innanzi”.
Così una lingua morta ci parla, con grande sintesi concettuale, del nostro presente e di un cammino verso il futuro che si fa sempre più accidentato e difficoltoso vuoi per via delle catene di aspettative, paure, crisi economiche e sentimentali, vuoi perché ogni obbiettivo, diplomi lauree relazioni nuove case o nuovi impieghi, rimangono sempre di fronte a noi, appena oltre la barriera della perfezione possibile ma pur sempre fuori dalla nostra portata, dovremo attendere ancora..

In quest’accezione il Bloggo è sia una gabbia che un labirinto, in cui ripercorrere strade già battute da altri non è più una sicurezza di riuscita ma un pericoloso metro di paragone che si fa giudizio di noi stessi e degli altri. Molte di queste realtà, tante di queste gabbie creano un clima culturale tutt’altro che fertile in cui il fallimento di ogni progettualità è la logica conseguenza della mancanza di idee e di prospettive nella paradossale abbondanza di mezzi per esprimersi.
Internet è l’esempio perfetto della potenzialità addirittura eccessiva di cui la contemporaneità dispone: lo sviluppo della rete intesa come immediato collegamento di dati sensibili (perfino secretati ai tempi di ARPANET) non ha portato allo sviluppo di quell’enciclopedia globale teorizzata dal pionere dell’informatica Richard Stallman; la rete ha finito per diventare una trappola online in cui i contenuti sono diluiti da sciocchezze, errori o veri e propri nulla mascherati da una grafica accattivante.
Il World Wide Web è, in generale, un deserto in cui è più facile perdersi passando da link a banner a siti a domini e così via piuttosto che trovare un’oasi in cui riprendere fiato.

Per quanto ci riguarda, noi non ci stiamo. E allora abbiamo deciso di fare un bel respiro e aprire questo blog, un po’ per sfida un po’ per scherzo e un po’ per sbloggare la situazione.
E però sappiatelo, è un blog culturale. Qualsiasi cosa ciò voglia dire – secondo noi significa che ci si può parlare di tutto, ma nel modo giusto.
Ed è un blog che anche voi potete costruire con i vostri commenti o proponendoci argomenti e articoli.
Dunque godetevelo, questo Bloggo culturale, perché alla fine ammettiamolo, a volte bloggarsi può anche essere un conforto.

Il Bloggo