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Espiazione e la Finzione Letteraria

Capita alle volte di sentire l’irrefrenabile desiderio di leggere qualcosa di nuovo, di immergersi in una storia mai sentita né immaginata e quelle volte sembra che nessuno dei libri mezzi iniziati sul tuo comodino possa soddisfarti. Puntualmente questa voglia ti prende quando non hai nemmeno due euro da spendere al libraccio per un libro usato e così ti ritrovi su google con la barra di ricerca che ti guarda con aria interrogativa. Cercavo un libro con una storia intensa di uno scrittore di cui potessi fidarmi e nel marasma del web ho trovato Espiazione, di Ian McEwan. (altro…)

Chi è l’amica geniale?

L’Amica geniale è un romanzo di formazione che racconta cosa vuol dire crescere in un rione povero della Napoli anni ’50-’60.
L’intera vicenda è raccontata in prima persona da Elena, soprannominata da tutti Lenù, la quale decide di ripercorrere la sua infanzia e la sua amicizia con Raffaella, Lila, misteriosamente scomparsa. Le vite di queste due donne si intrecciano e si sovrappongono: Lila fin da bambina è acuta e ribelle dalla personalità forte ed apparentemente indipendente, quasi opposta a quella della più umile e compiacente Lenù. L’io narrante guida il lettore nella vita di ogni giorno, partecipa alle violenze, alla povertà delle famiglie, vive il disagio e le difficoltà di una ragazza che lotta per cambiare il suo destino grazie all’istruzione. L’amicizia tra le due protagoniste non perde mai la sua centralità  oscillando tra la  repciproca dipendenza e competitività. Il loro rapporto di odio e amore è interessante perché in continua evoluzione, le personalità delle due bambine nel tempo invece che differenziarsi e diventare indipendentiamica_geniale-1-386x600 si sovrappongono capovolgendo i ruoli e trasformando le situazioni.
Entrambe sono “l’amica geniale” dell’altra, entrambe vogliono scappare dalla loro povertà e dalla chiusura di mente del rione, cercano di affermare loro stesse grazie alla loro intelligenza talvolta anche a discapito della loro amicizia. Lila e Lenù sono l’intuizione e il ragionamento sistematico, l’impulsività e la cautela, sono due aspetti dell’intelligenza umana, in questo caso squisitamente femminile, che non possono funzionare l’uno senza l’altro e che si uniscono in una relazione tanto stimolante da permettere di esprimere al meglio se stessi.
La scrittura è limpida e permette alla narrazione di scorrere veloce sotto i nostri occhi, tanto da non sentire il peso delle quattrocento pagine. Ad aiutare questa scorrevolezza c’é un linguaggio semplice: i dialoghi sono brevi e non particolarmente incisivi e i personaggi vengono appiattiti dall’io narrante. La parziale delineazione psicologica non rende la storia commuovente o appassionante, ma lo stile incalzante coinvolge il lettore nel susseguirsi degli eventi tanto da non riuscire a smettere di sfogliare le pagine.

Elena Ferrante è lo pseudonimo usato dalla misteriosa scrittrice (o scrittore?) del romanzo l’Amica geniale, il primo di una serie di quattro volumi. Recentemente si è parlato della sua candidatura al premio Strega, partecipazione che a quanto pare ha suscitato non poche discussioni proprio a causa dell’anonimato che si cela dietro al libro, tanto che Saviano è intervenuto con un accorato invito all’autrice ad accettare la candidatura trascurando le polemiche – qua la sua risposta.

Nonostante il suo primo romanzo di successo risalga al 1992 (L’amore molesto vincitore del premio Procida Isola di Arturo-Elsa Morante), solo di recente questo nome circondato dal mistero ha riempito i giornali. Questa ritrovata fama e curiosità dipende senza subbio dal successo che L’amica geniale, ha avuto all’estero, specialmente in America. Foreign Policy inserisce “l’autrice di romanzi napoletani”- così viene definita in diverse recensioni – tra i 109 pensatori globali del 2014. Senz’altro un motivo di orgoglio per il nostro Paese, anche se non si può dire che il romanzo sia pregno di concetti profondi. Sebbene ci siano dei concetti interessanti, come quello di smarginatura, parola usata da Lila per indicare un senso di estraniamento dalla realtà e perdita di identità, spesso vengono lasciati a loro stessi senza un vero approfondimento. Il successo e la forza di questo romanzo è proprio nella sua semplicità: una volta finito un capitolo o l’intero libro, non è necessario soffermarsi sul significato di quanto letto, la cui immediatezza parla da sé, ma si corre a comprare il volume successivo.

Valentina Villa

Il libro si rinnova, ora è lui a giudicarci.

L’era digitale ha completamente cambiato il nostro modo di ascoltare musica, guardare film, comunicare con gli altri, viaggiare e anche e non ultimo il nostro modo di leggere i libri.

Tante piccole librerie hanno chiuso, e anche se le grandi case editoriali come Mondadori sembrano sopravvivere, il libro cartaceo è in pericolo d’estinzione. C’è chi ipotizza un futuro in cui le librerie saranno ancora pieni di libri rilegati perché il ruolo sociale del libro non passerà mai di moda- quanti di voi guardando i titoli dei libri in casa altrui?
Altri invece le immaginano piene di e-book sottili e tutti uguali. Il dibattito su quale delle due forme sia meglio è infinito. E se da una parte è innegabile la comodità degli e-book, grazie ai quali “I Fratelli Karamazov” di Dostoevskij ha lo stesso spessore dei racconti di Ronald Dahl; dall’altra la multisensorialità dei libri cartacei ci permette di avere un coinvolgimento maggiore in quello che stiamo leggendo, aumentando la nostra percezione. Non è ancora ben chiaro se la nostra memoria del contenuto testuale sia o meno influenzata, ma il libro cartaceo vive con noi, ingiallendosi, piegandosi, le pagine sottolineate rendendolo un po’ più nostro.

A questo proposito sono stati svolti diversi esperimenti, come quello del Technion Institute of Technology nel 2011, che ha evidenziato come non ci siano sostanziali differenze tra i due mezzi in una lettura di 7 minuti, ma se invece i soggetti avevano libertà di leggere libro o e-book per un tempo non determinato, allora coloro che leggevano la pagina stampata tendevano a ricordare di più il suo contenuto. L’argomentazione della memoria è però troppo debole per assegnare una vittoria all’inchiostro piuttosto che ai pixel.

Adoro i libri cartacei, le copertine sbiadite e l’odore delle pagine stampate, ma sono convinta anche della necessità di rinnovamento e di adeguazione ai nostri tempi. Le case editrici hanno capito che ormai la semplice vendita negozio-cliente non funziona più, così si sono ingegnate per riportare in voga il libro, soprattutto cercando di renderlo un oggetto social. Sul web impazzano iniziative originali come il “libro sospeso”: compri un libro e lo regali al prossimo cliente della libreria. Oppure come #ioleggoperchè. Inoltre vengono aperti profili Twitter e Facebook per rendere la lettura un momento dinamico e interattivo.

E se tutto questo vi sembrava già all’avanguardia per il mondo editoriale, non sapete ancora cosa è stato pensato e realizzato dall’artista Thijs Biersteker in collaborazione con lo studio design Moore: un libro la cui copertina ti giudica.
Un vero e proprio ribaltamento dell’idioma “non si giudica un libro dalla copertina”!
L’artista dice che il suo obiettivo era quello di promuovere la nostra facoltà di stupirci e emozionarci per la bellezza, abilità che si sta perdendo. Il libro deciderà di aprirsi solo quando potrà intuire nessun tipo di pregiudizio nel volto del lettore. Per fare questo è necessario allineare la faccia al disegno del libro, questa verrà scannerizzata e il Nxt software determinerà il tuo stato emotivo.

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Sono ancora indecisa sulla genialità si quest’idea, da una parte è affascinante che la ricerca sia in grado di umanizzare oggetti di uso comune, rendendo meno forte l’asimmetria nel rapporto uomo-oggetto. Credo, però, che potrei covare del risentimento nei confronti di un libro giudicante- mi basta mia madre.

La copertina che ti giudica non è però l’unica innovazione tecnologica in questo ambito. In particolare gli ingegneri del MIT hanno cercato di compensare la nostra immaginazione con il Sensory Fiction wearable book, un giubbottino che permette con dei particolari sensori di far vivere al lettore le stesse emozioni dei protagonisti del libro attraverso il cambiamento delle luci, della temperatura e della strettezza in vita del giubbino.

Valentina Villa