letteratura

Gemme e Tempesta: l’elegia fragile

Forma bonum fragile est.
Ovidio

Molte differenze intercorrono tra i nostri tempi e quelli in cui questo verso fu composto ad opera di uno dei più grandi poeti della latinità che, non a caso, definisce i suoi componimenti elegiae flebilĭa carmina: i canti flebili del lamento. A differenza della sua controparte greca, più frequentemente di carattere mitico o eroico, l’elegia latina è un componimento intimo, delicato e naturalmente plasmato per essere bello, tanto che Quintiliano, l’illustre capostipite di tutti i critici letterari, ebbe a dire

elegia quoque Graecos provocamus (anche nell’elegia siamo al pari con i Greci).

E’ impossibile dire con precisione quanta della loro bellezza sia dovuta alla fragilità, anche emotiva, che traspare dall’io lirico di queste poesie; al di là delle questioni esegetiche e storiche, come sempre quando si parla di letteratura il giudizio ultimo appartiene alla sensibilità del lettore.
(altro…)

Sulla sorte di Wisława medita un istante

Qui giace come virgola antiquata
l’autrice di qualche poesia. La terra l’ha degnata
dell’eterno riposo, sebbene la defunta
dai gruppi letterari stesse ben distante.
E anche sulla tomba di meglio non c’è niente
di queste poche rime, d’un gufo e la bardana.
Estrai dalla borsa il tuo personal, passante,
e sulla sorte di Szymborska medita un istante

Questi versi, significativamente intitolati Epitaffio, compaiono nella raccolta poetica Sale, pubblicata nel 1962 dalla poetessa polacca Wislawa Symborska, insignita trentaquattro anni più tardi del Nobel per la Letteratura. (altro…)