Islam

Perfino Charlie Hebdo può esserci utile

Due ore in giro per edicole mi hanno lasciato infreddolito e pensieroso.
200.000 copie, tutte esaurite. Non se ne trova una nemmeno in biblioteca.
Va beh che non ho prenotato in anticipo il nuovo numero di Charlie Hebdo distribuito dal Fatto, ok che non sono uscito all’alba per accaparrarmene una copia; ma non mi aspettavo davvero di rimanere a mani vuote, dopo tutto il battage pubbliciatario scatenato da stampa e social negli scorsi giorni. Sposto lo sguardo accigliato su un vecchio numero comprato qualche anno fa a Orly, per ingannare l’attesa in aeroporto.

E non posso fare a meno di pensare, certo che CH è veramente un giornale-spazzatura! Questa mia affermazione, senza dubbio personale e opinabile, forse addirittura scandalosa per qualcuno, trova una triste conferma nella copertina del nuovo e tanto magnificato numero speciale tradotto in sedici lingue, il n.1178, il primo dopo la strage di settimana scorsa.

La redazione di CH, ospitata presso gli uffici di Liberation: "Tutto è perdonato" - copertina di Renald Luzier, alias Luz

La redazione di CH, ospitata presso gli uffici di Liberation: “Tutto è perdonato” – copertina di Renald Luzier, alias Luz, una persona sensibile.. quasi come la Fornero

Abbiamo già sottolineato come la recente mobilitazione riguardo alla libertà d’espressione si sia spesso servita di immagini dalla duplice interpretazione. Anche questa vignetta è ambigua, anzi la definirei decisamente equivoca: gli autori ci dicono che è un ritratto di Maometto, sinceramente commosso dall’accaduto, mentre si schiera dalla parte di Charlie. Il tutto è sormontato da una scritta pacificatrice, deus ex machina, non si capisce bene se da attribuire al Profeta, agli autori di questo numero o ai giornalisti uccisi.
Già così mi sembra un’immagine abbastanza colonialista; in fondo Dio è con noi era il grido di battaglia dei crociati, no?

Ma è l’altra possibile interpretazione a preoccuparmi davvero, una che in quel disegno vede un semplice musulmano – magari francese – il cui sincero cordoglio viene ricondotto ad una singola lacrima di coccodrillo, il cartello in bella vista perché così si deve (ma almeno oltralpe nessuno ha imposto agli immigrati di cospargersi pubblicamente il capo di cenere come qui da noi), e il munifico indulto: “Non ti preoccupare, è tutto a posto, non è successo niente. Tutto perdonato”.

E invece è successo qualcosa di importante, tanto che ora la democrazia occidentale è a un bivio cruciale. Non è la libertà ad essere in discussione, gli unici che possono togliercela siamo noi stessi con la nostra indifferenza, il nostro delegare e non essere cittadini partecipi; è invece la capacità di includere, di essere uniti e aperti all’altro e al diverso che la nostra società deve testimoniare con forza per non soccombere e cadere nella barbarie.

In questa situazione non sono tanto i grandi numeri che contano. Non contano i sei milioni della marcia repubblicana di domenica, in cui purtroppo la presenza di fedeli musulmani era nonostante tutto piuttosto ridotta; non contano i cinque milioni di copie sold out del n.1178.
Quello che importa davvero sono i piccoli numeri, come le persone reagiscono alla violenza: così un solo arresto, quello di Dieudonné – che certo è da biasimare, ma non meno dei satiristi di CH – diventa una sconfitta intollerabile. Per non parlare dei cinquanta attacchi alle moschee francesi degli ultimi giorni.

Charlie Hebdo è diventato il più importante simbolo di qualcosa che non rappresenta assolutamente, la stampa libera, quella che ha coscienza dei punti di vista che esprime e che pubblica per i cittadini e non contro di loro.
Forse lo è diventato impropriamente; ma il modo migliore per rimediare a questo errore è sicuramente far si che da tutto questo nasca qualcosa di veramente grande:una nuova pratica di libertà.

Giulio Bellotto