Comune di Milano

Libertà è partecipazione, la democrazia diretta nel Bilancio del Comune di Milano

Nel gennaio del 1977 Enrico Berlinguer pose in primo piano la “questione morale”, puntò il dito contro il cattivo uso e l’abuso delle risorse pubbliche. E’ a questo momento che si riconduce la nascita di una frattura sempre più profonda tra il popolo e i suoi rappresentati. L’uomo comune si disinteressa, si allontana irrimediabilmente dalla cosa pubblica. Il cittadino italiano oggi si interroga sull’effettiva capacità della democrazia rappresentativa di gestire efficacemente le finanze dello stato, di risolvere i problemi comuni, di porsi come la forma di governo migliore possibile. D’altronde come dargli torto, numerose sono le sue pene, grandi le sue sofferenze: quarant’anni di governi democristiani, alcuni dei quali mafiosi e stragisti, Craxi e Tangentopoli, il ventennio berlusconiano e ora questa cosiddetta Terza Repubblica, in realtà più simile ad una Prima 2.0.
Dal Comune di Milano è nato tuttavia un progetto che ha la nobile ambizione di ricomporre quella frattura, di fermare quella crescente disaffezione, apparentemente irreversibile, che i cittadini nutrono nei confronti delle proprie istituzioni e che, a lungo andare, muta nella perdita di una coscienza sociale, del senso di appartenenza ad una comunità, e sfocia poi nel bieco individualismo che pervade gran parte della collettività.
Da luglio nella nostra città si sperimenta una forma di partecipazione dei cittadini alla vita politica, alla gestione delle risorse, senza mediazioni né rappresentanza. Ciascun cittadino può, in modo diretto, esporre le esigenze del proprio quartiere, proporre soluzioni, progetti, idee per rendere la sua città più vivibile e accogliente. Si tratta del Bilancio partecipativo, già utilizzato con esito positivo da città come Porto Alegre, Parigi e Lisbona. Il comune ha messo a disposizione 9 milioni di euro, uno per ogni zona, che sarà possibile investire nelle proposte che risulteranno più votate. Ed è proprio questo un aspetto cruciale: il voto. E’ possibile esprimerlo fino al 29 novembre sul sito BilancioPartecipativoMilano, possono farlo tutti coloro che abitano, lavorano o studiano in città e hanno più di 14 anni oltreche i minori di 14 anni frequentanti una scuola coinvolta in uno dei progetti. Sabato 21 e 28 novembre inoltre si vota anche di persona nelle biblioteche per il voto assistito.

E’ essenziale che la partecipazione abbracci la città intera, ciascuno dovrebbe esprimere le proprie esigenze attraverso la scelta del progetto a lui più affine.
Siate dunque promotori di questa consultazione, informate e invitate ad esprimere una preferenza chiunque possieda i requisiti per il voto. Se l’affluenza fosse considerevole il Bilancio Partecipativo del Comune di Milano, seppur nella sua limitata dimensione, potrebbe porsi come paradigma per un rinnovato coinvolgimento popolare nella gestione del nostro patrimonio comune e delle nostre risorse.
La fase del percorso è ormai avanzata: i cittadini più attivi si sono incontrati, hanno discusso, hanno valutato le diverse esigenze e gli interessi in gioco, e alla fine hanno partorito quaranta progetti, alcuni dei quali destinati a realizzarsi. Abbiamo selezionato per voi quelli che riteniamo più interessanti, hanno il comune denominatore di essere in qualche modo dei contenitori culturali o comunque luoghi di incontro e socializzazione; tuttavia vi sono anche altre proposte, più “meramente amministrative” (viabilità, piste ciclabili, spazi verdi ecc.), ma non di minor rilievo.untitled
Ecco i progetti che più hanno catturato la nostra attenzione:

Zona 2 progetto 9: Centro culturale polivalente nell’ex mercato del pesce.
“Riqualificazione dell’edificio dismesso di via Sammartini angolo via Lesa per realizzare uno spazio polifunzionale con finalità aggregative e culturali, per ospitare conferenze, proiezioni, incontri, mostre, biblioteca e book sharing, aule studio, laboratori artistici e musicali.”

12Zona 2 progetto 12: Spazio alle idee.
“Ristrutturazione dell’edificio dell’ex mercato comunale di Gorla per la realizzazione di uno spazio polifunzionale per l’incontro e la promozione di attività culturali.”

14

Zona 2 progetto 14: Nuovi spazi sportivi al Parco Trotter.
“Riqualificazione dell’area dell’ex piscina del parco Trotter per la realizzazione di campi sportivi”.

Zona 3 progetto 17: Vivere il parco Lambro.
17“Riqualificazione del parco e delle attrezzature, miglioramento degli spazi esistenti e creazione di nuove infrastrutture per lo sport, le attività ricreative e i servizi: realizzazione di due nuovi campi da basket, sistemazione dei percorsi ciclopedonali per renderli utilizzabili anche su roller/skate, ampliamento del percorso vita, installazione di arredi per aree pic-nic, creazione di orti urbani, installazione di isole digitali, potenziamento illuminazione, installazione di case dell’acqua e fontanelle. Costruzione di bagni pubblici con fasciatoi, cartellonistica orientativa, sistemazione degli ingressi e degli accessi.”

Zona 3 progetto 20: Casa di quartiere in via Don Calabria, Cimiano.20
“Una casa di quartiere intesa come laboratorio di idee e di incontri: con attività sociali, culturali, ricreative e sportive, rivolto a cittadini e associazioni, che sia luogo di integrazione, incontro, e scambio di attività e persone.”

Zona 7 progetto 31: Incontriamoci a Vercellina, S.Siro e Baggio! Sì, ma dove?
31“Recupero di spazi esistenti per la socialità e lo studio per tutte le fasce di età.
Il progetto prevede: creazione di nuovi spazi di incontro con la realizzazione di un chiosco per la biblioteca di via Pistoia, miglioramento delle aree cani Via val Canobina e degli accessi al parco di via Tofano, riqualificazione del cortile scolastico della scuola materna di via Sperio, installazione di attrezzature per o sport nel Parco di Trenno, creazione di aule studio e dotazione di nuovi arredi nella biblioteca di piazza Sicilia e nell’Emeroteca di via Cimarosa, realizzazione di un laboratorio linguistico presso la scuola primaria Radice, tre nuove stazioni di BikeMi in corrispondenza delle fermate Segesta, Gambara, Bande Nere.”

Zona 8 progetto 35: L’oasi della cultura.35
“Nuovi spazi per lo studio e l’incontro nella biblioteca di Bonola, in via Quarenghi 21.
Nuove sale studio, ludoteca, spazi polifunzionali, sala internet e area Wi-Fi, collocazione nelle aree adiacenti di BikeMi, di una casa dell’acqua e di panchine, rifacimento degli spogliatoi e della pavimentazione della palestra della scuola di via Quarenghi IC Riccardo Massa.”

Tutti i progetti sono consultabili sul sito del Bilancio Partecipativo, restano ancora 14 giorni per votarli, ed è di fondamentale importanza esprimersi, poiché come cantava un grande cantautore italiano:

“La libertà non è star sopra un albero
non è neanche avere un opinione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.”

Niccolò Terracini

Milano, riqualificazione di Piazza Leonardo: un’altro passo in avanti della città.

E’ stata annunciata Venerdi 23 Ottobre quella che per molti abitanti della zona 3 è forse una delle notizie più attese (e più confortevoli, presumo) dell’anno. Piazza Leonardo Da Vinci verrà riqualificata. Finalmente. Dopo Piazza Cesare Beccaria, Piazzale del Liberty, Piazza XXIV Maggio e Piazza Giulio Cesare (per citare le più note) anche Piazza Leonardo Da Vinci si aggiunge all’elenco delle piazze riqualificate (o in via di riqualifica). (altro…)

Riapertura navigli, verde e mobilità: 4 nuovi quesiti per i Milanesi

Solo i cittadini possono decidere di investire sul futuro di Milano.

Con queste parole Edoardo Croci, ambientalista e presidente del comitato cittadino Milanosimuove, e Marco Cappato, consigliere comunale, propongono 4 quesiti referendari alla cittadinanza meneghina. A quattro anni di distanza dalla precedente consultazione, avvenuta nel 2011 in concomitanza con le elezioni comunali e i sentiti referendum nazionali su nucleare e acqua bene comune, i milanesi sono nuovamente chiamati a esprimersi su ambiente e qualità della vita (altro…)

Il volto di Milano il Primo Maggio

Il volto autentico di Milano è quello, positivo nobile e bello, dell’apertura dell’Expo al mondo e al futuro. […] Il volto autentico sono i bambini che cantano l’inno e i milanesi che stanno già rimettendo ordine in città.

Queste le parole che, da Palazzo Chigi, commentano gli atti violenti del Primo Maggio avvenuti durante la manifestazione No Expo a Milano.

Il volto vero di Milano però è anche la manifestazione pacifica dei dissidenti, perché mi piace pensare che la piazza della mia città sia un luogo di confronto di idee e di persone con idee diverse che non abbiano paura ad esprimerle. Quindi se proprio dobbiamo rimanere sull’immagine metaforica del volto preferisco una faccia schizofrenica dalle mille espressioni, che non un apatico consenso, cieco di fronte ai limiti e ad alcune contraddizioni innegabili dell’esposizione universale.

IMG_4036 IMG_4040

Ma quando la protesta è diventata pretesto per un’azione di odio e violenza contro la città? Alla prima scritta su un muro? Alla prima bomba carta o alla prima macchina bruciata?

Così il volto di Milano si è corrucciato e tutti si dichiarano indignati. i manifestanti No Expo pacifici dicono che non potevano immaginarlo, che loro si dissociano, gli Expottimisti che questa è una figuraccia ben peggiore dei padiglioni non finiti, tutti gli altri fanno foto alle vetrine rotte, #vergogna.

Indignazione che si è presto trasformata in nuovo odio, perché per gli amanti del genere “capro espiatorio”, dopo il video delle due ragazze rom tredicenni, ecco che gira l’intervista ad un presunto black bloc, tradotta in “E’ giusto spaccare tutto”. Adesso girano già su Facebook il nome e l’indirizzo del ragazzo e gruppi che incitano ad andarlo a cercare per “un’azione punitiva”.

Fortunatamente non esistono solo i leoni da tastiera e le loro proposte controproducenti, ma da ieri sera alcuni cittadini si sono mobilitati, anche attraverso i social, per aiutare l’AMSA a pulire Milano. #RipuliamoMilano. Ormai non c’è niente di più aggregante di un bel per unire il popolo del web. Come ben sanno anche i nostri amici vandali, anche se forse è ancora lontano dalla loro comprensione il vero significato del simbolo, oppure troppo abituati ai smartphones hanno dimenticato che i muri delle case non sono come la bacheca di Facebook…

IMG_4055 IMG_4082

Così ieri sera ci siamo trovati in un gruppetto di dieci persone capitanati dall’attivissima Carolina Paulesu, che con Anna Tagliabue ha creato l’evento su Facebook (La Stampa parla di noi!), armati di guanti, sacchetti della spazzatura e buone intenzioni; lungo via Boccaccio abbiamo poi incontrato un altro gruppo di ragazzi anche loro pronti a pulire con alcol e stracci e insieme abbiamo iniziato a grattare via i graffiti dalle vetrine- quelle non rotte.

Un barattolo di passata biologica di sicuro lanciata contro gli sprechi di Expo

Un barattolo di passata di pomodoro biologica probabilmente lanciata contro gli sprechi di Expo

Il gesto reale di per sé non è stato nulla di grandioso, soprattutto rispetto a quanto ha fatto l’AMSA in modo efficientissimo e velocissimo, ma è stato bello rendersi utili e vedere quante persone supportassero l’iniziativa. Alcuni ragazzi si sono fermati ad aiutarci, una macchina ci ha regalato un pacchetto di sigarette (nessuno ha fumato con l’alcol in mano) e un condomine ci ha portato dei panini con il prosciutto- che poi abbiamo portato ai senzatetto a Cadorna.

Sta mattina guardando la televisione un giornalista valutava i danni nella zona Carducci-Cadorna non particolarmente gravi o evidenti e si complimentava con l’AMSA per il buon lavoro svolto. Tutto senz’altro vero se non fosse che per chi è abituato a vivere a Milano, e non solo in quella zona, vedere più di cinque carcasse di macchine bruciate e vetrine e semafori spaccati non è poco grave. Per questo i ragazzi che pulivano con noi venivano da San Siro, Porta Romana, zona Sempione, Paderno e altre zone di Milano e dintorni, perché per molti è stato difficile rimanere indifferenti e accettare la violenza e il vandalismo come qualcosa di incontrastabile. Perché cancellare le scritte da un muro non è solo un gesto civile di chi non vuole che casa sua sia imbrattata, ma è la risposta di chi pensa che le dimostrazioni violente non veicolino nessun messaggio, che non è con la paura e con le minacce che ci si fa ascoltare. In più questa protesta violenta è contro Expo che ormai non può essere annullata, i soldi sono stati spesi, parte dei padiglioni costruiti, quindi tanto vale farla funzionare in modo che i guadagni attutiscano le perdite.

Mentre stavamo pulendo una vetrina due ragazzi ci hanno chiesto se era la vetrina del nostro negozio e la risposta è stata “No, ma è la nostra città”.

Valentina Villa

Che cosa sta succedendo a Milano?

È difficile dire se la classica frase del classico turista: “C’è proprio poco da vedere a Milano, contribuisca di più a mettere in ridicolo chi la pronuncia o a rendere onore alla gloria dell’Italia. […] Milano può sembrare poco interessante in confronto ad altre città italiane solo un’osservazione affrettata.

Parola di Edith Wharton, scrittrice americana che nel 1905 visita Milano realizzando all’ombra della Madonnina che un viaggio alla scoperta di una città che non passa solo attraverso la visita dei tanti monumenti “ma è piuttosto negli intervalli tra questo sistematico studio del passato, nella parentesi del viaggio, che il viaggiatore cattura quegli sguardi più profondi che lo aiutano a comporre l’immagine di ogni città e a preservarne la personalità nella sua mente.

Quel che è certo è che il fascino discreto di questa città non è sfuggito solo ai viaggiatori che l’hanno visitata nel tempo. E’ un dato di fatto che sia sfuggito, e continui a sfuggire, a molti di coloro che la abitano. Le viuzze medievali, i trivi che sembrano intersecarsi con il precipuo scopo di smarrire ogni viandante, le chiese e i cortili dei palazzi signorili del centro, le coorti dei navigli, i giardini pensili incassati nei quartieri nuovi; tutto ciò Milano non lo concede facilmente.
Ammirare il Duomo, simbolo per eccellenza di Milano, può colpire l’occhio.
Mark Twain arrivò a dirne: “E’ la prima cosa che cerchi quando ti alzi al mattino e l’ultima su cui lo sguardo si posa la sera. E ancora dicono che il duomo di Milano venga solo dopo San Pietro a Roma. Non riesco a capire come possa essere secondo a qualsiasi altra opera eseguita dalla mano dell’uomo”.
Percy Bysshe Shelley la descrisse romanticamente come “fatta di marmo bianco tagliata a pinnacoli di immensa altezza lavorati con la massima delicatezza e carica di sculture. Il suo effetto, quando si staglia con le sue guglia abbaglianti sulla serena profondità del cielo italiano o alla luce lunare, quando le stelle sembrano raccogliersi tra quelle sagome è superiore a qualsiasi altra opera che io credevo possibile produrre in architettura”.

Eppure è ben più interessante osservare il lavorio, sommesso e quasi segreto, che si svolge quotidianamente sotto l’ombra della Madonnina scandito dalla canzone che Giovanni D’Anzi compose nel 1934. In pieno boom economico lo spirito d’iniziativa meneghino, così profondamente italiano eppure quasi rivolto al protestantesimo dei “pitocchi” olandesi, innalzava un’altra opera avveniristica: la Torre Velasca, che ancora oggi infiamma gli animi di esteti del calibro di Philippe Daverio e Vittorio Sgarbi – per il primo si tratta di un assoluto capolavoro, il secondo la giudica “il paradigma della civiltà dell’orrore”. Come la Torre, anche Milano può piacere o non piacere, ma come ci ricorda il giornalista Beppe Severgnini “non bisogna credere che il capoluogo lombardo voglia gareggiare con altre città d’Italia in bellezze rinascimentali. Invece è orgoglioso dei suoi angoli strambi, dei suoi portoni, dei suoi cortili irregolari, dei suoi palazzi dove qualche incosciente vorrebbe sostituire il portiere con un citofono.”

Skyline SITO EPAM_0

In ogni caso è certo che sotto questa skyline così composita di storia e innovazione, di Duomo e Pirellone e Isozaki e Branca e Cesar Pelli e Bosco verticale,  qualcosa sta succedendo. Al di là dell’Expo e dei suoi ritardi, delle classifiche che lasciano il tempo che trovano, del turismo in crisi, proprio ieri sono arrivate due notizie che giudicherei piuttosto importanti per Milano e per i milanesi.

La prima riguarda la vivibilità della città, che tradotto significa mobilità cittadina. ATM, dunque, e sono quasi spaventato nel dirlo dal momento che questa sigla evoca in tutti noi spaventosi echi di ritardi, scioperi e affannose corse contro il tempo per raggiungere la pensilina prima dell’irrevocabile sentenza: le porte dell’autobus si sono chiuse e tocca aspettare il prossimo.
Ebbene, il quotidiano principe di ogni linea metropolitana (compresa la M4 in prossima apertura) ci annuncia con orgoglio che da oggi il biglietto dei mezzi pubblici di Milano – checché se ne dica, tra i meno cari d’Europa – si potrà acquistare anche tramite sms. Evento rivoluzionario, almeno a sentire i commenti entusiasti degli utenti. Però di rivoluzione se n’era già parlato quando Pisapia aveva innalzato di mezzo euro il costo di ogni corsa: allora tutti hanno scelto di continuare a viaggiare senza, chissà ora se la rivoluzione è più vicina.

Ma passiamo ad altro: la seconda notizia di ieri, di ben diversa portata, riguarda proprio il sindaco arancione. Nel 2016 Pisapia non si ricandiderà.
Annuncio inatteso e composto, fatto con grande stile e questo bisogna riconoscerlo. Jeans e maglione color tortora, voce come al solito pacata, nulla a che spartire con i modi ed i tailleur del precedente sindaco . Questa novità rischia però di avere gravi conseguenze negli equilibri di potere locali: c’è chi si è già candidato, con un anno di anticipo e l’assurda pretesa di andare subito al voto. Ma parliamo di Salvini, quindi nessuna sorpresa.
Ciò che invece è sorprendente è la lucidità del discorso di Pisapia – che non ha detto addio alla politica, sia chiaro, ma ha coerentemente esposto una dichiarazioni di intenti. Pensate un po’, sono gli stessi intenti della campagna elettorale del 2011!
Accorgermi che questo fatto sconvolgente nel panorama politico italiano è in realtà alla base della democrazia mi ha fatto girare la testa.
“Ho sempre detto che avrei fatto un solo mandato – ha detto Pisapia – anche perché volevo che a Milano crescesse una classe dirigente di sinistra capace di governare la città” e la comunicazione ufficiale è venuta oggi “proprio per dare il tempo perché ci si ricompatti”. Un candidato che espone ai cittadini un progetto ideologico e politico ed eletto lo realizza con azioni e parole è praticamente una chimera.
O meglio una scrofa semilanuta, l’animale mitico da cui proviene il nome latino di Milano, Mediolanum.
Ed è bello che proprio dalla moderna Mediolanum venga lanciato all’Urbe ed ai suoi palazzi questo importante monito: “La politica è un servizio e deve essere un modo per mettersi a disposizione”.
Dunque, concittadini, preparatevi alle elezioni del 2016: questa preziosa eredità non può certo andare perduta!

Giulio Bellotto

Acrobazie Critiche II, festival di teatro per i giovanissimi di Milano

Poche ore fa è stata presentata alla cittadinanza la seconda edizione del festival Acrobazie Critiche (qui il programma completo).
Il luogo scelto per la conferenza stampa, la sala Franco Brigida a Palazzo Marino, sottolinea l’importanza che questa manifestazione ha assunto nel cuore della città pur con un solo anno di vita alle spalle.

Nel 2014 questo festival di teatro si proponeva di portare a teatro un pubblico composto da adolescenti dei licei milanesi senza annoiarli (una vera Acrobazia) e di attivare tramite questo processo delle “relazioni virtuose tra sei teatri cittadini, spettatori e svariate associazioni attive sul territorio e nell’ambito teatrale”.
Acrobazia riuscita: più di 700 ragazzi coinvolti, 7 spettacoli proposti durante le stagioni 2013/2014, un concorso di critica che ha premiato le recensioni dei ragazzi secondo il parere di una dotta giuria di esperti, docenti e giornalisti (Renato palazzi, Martina Treu, TeC online)
Questi sono i numeri di un festival che fa della partecipazione attiva, quella critica, lo strumento con cui avvicinare al teatro i ragazzi tra i 14 e i 18 anni, con l’obbiettivo imprescindibile di creare gli spettatori di domani.

Il logo della seconda edizione sembra ricordarci il semplice piacere dello stare seduti sulla sedia di un teatro!

Il logo della seconda edizione sembra ricordarci il semplice piacere dello stare seduti sulla sedia di un teatro!

Acrobazie Critiche è “un’arguto espediente per rendere più efficace è coinvolgente il primo incontro dei giovani col teatro, formando spettatori attivi e indipendenti attraverso un progetto che fornisca loro gli strumenti per giudicare quello che vedono invece di subirlo passivamente”.
Secondo le associazioni culturali promotrici dell’evento, Prospettive Teatrali e Segni d’infanzia, il festival serve ad operatori ed artisti per capire come mai il fenomeno teatrale venga percepito dalle nuove generazioni come un qualcosa di polveroso, demodé e noioso; ma sopratutto Acrobazie Critiche è necessario ai ragazzi per comprendere e amare il teatro – “quello che non si comprende, molto spesso si evita”, ci dicono gli organizzatori.

Francesca Serrazzanetti di Stratagemmi – Prospettive Teatrali ci parla anche di quanto sia importante in questo senso l’identità del spazio teatrale in quanto luogo d’arte ma anche di accoglienza e di condivisione di tempo ed esperienze. i ragazzi che partecipano ad Acrobazie Critiche non si limitano ad assistere allo spettacolo ma “occupano” foyer, sale, palchi, prima e dopo le rappresentazioni grazie ad incontri con attori e registi, aperitivi e performance d’arti circensi. Addirittura, il teatro “invade” le loro scuole con le lezioni di critica tenute dalla docente Maddalena Giovannelli nei vari istituti coinvolti nel progetto. Sono realtà molto diverse tra loro, dai licei agli istituti tecnici, dalle periferie al centro città, ma vengono tutte accomunate da questo entusiasmo, questa “possessione” teatrale che va ben oltre la durata del festival o di un corso di studi ma diventa primo approccio col teatro ed esperienza di vita. Infatti la scelta degli spettacoli non viene fatta in accordo con le esigenze del programma didattico, ma piuttosto seguendo esigenze e inclinazioni dei ragazzi: si spazia da spettacoli che trattano temi di stringente attualità (Il grande mago al Franco Parenti) a opere di ricontestualizzazione dei classici (Le nuvole dell’Elfo Puccini).
Il presupposto è sempre la partecipazione attiva al processo teatrale, una versione rivolta all’aspetto critico e paragonabile per metodo e obiettivi al lavoro di cittadinanza attiva e meticciato tra scuole svolto dalla Non-scuola di Olinda e Teatro delle Albe.

D’altronde, che i giovanissimi rappresentino validi interlocutori e una risorsa preziosa per la cultura meneghina lo ricorda anche l’assessore Del Corno citando il premio letterario Edoardo Kihlgren, i cui giurati sono proprio loro, i ragazzi del liceo.
Cristina Cazzola, ideatrice dell’analoga iniziativa Calabrone Critico da cui ha preso le mosse il progetto corrente, sottolinea quanto l’ascolto da parte del Comune su questi temi abbia permesso di acquistare il tempo dei ragazzi milanesi conquistando così un serbatoio di energie e sviluppando sinergie con altre realtà milanesi, tra cui i festival IF e IT.

In particolare con quest’ultimo, Acrobazie Critiche ha in comune un team di universitari e neo-laureati che seguiranno entrambi i festival e sapranno darvene una rapida restituzione sui corrispettivi blog.
A tutti buona lettura e buone Acrobazie (critiche)!

Giulio Bellotto

Chiamalo Festival!

A giorni, per la precisone il 14/12, si chiuderà il bando pubblico per la nuova edizione di IT [Independent Theatre], festival milanese di teatro indipendente che ha ottenuto grande successo di pubblico nelle due precedenti edizioni, con oltre 6000 spettatori nell’arco di due anni, per un totale di appena sei giorni di spettacoli.

Praticamente la Woodstock del teatro italiano indipendente, considerando che si tratta di una manifestazione molto giovane e concentratissima sia nel tempo che nello spazio: solo tre sere nei locali non certo angusti ma comunque limitati della Fabbrica del Vapore di via Procaccini. Altri festival cittadini, come il coetaneo Torino Fringe (nato anche lui nel 2013 e quest’anno previsto tra il 7 e il 17 maggio), oltre a durare parecchi giorni in più possono contare su una diffusione molto più ampia tra le sale urbane; oppure su oltre un mese di programmazione e una storia decennale che ne ha fatto ormai una tradizione più che consolidata, ed è ad esempio il caso di Roma. Per non parlare dei mezzi a disposizione degli organizzatori di eventi internazionali come Edfringe!

Insomma, il teatro meneghino si adagia sullo stereotipo e va  di corsa – cosa che non è detto sia per forza un bene.
Ciò che invece bene lo è sicuramente è come con cosi poche risorse si riesca ad organizzare un festival di successo senza perdere l’entusiasmo.
Valentina Falorni e Fulvio Vanacore, fondatori di IT – costituitosi l’anno scorso come associazione culturale – e i collaboratori veterani Arianna Bianchi e Valentina Rho, eletta da poco nel consiglio direttivo, sembravano infatti decisamente entusiasti quando ieri sera hanno presentato in FdV il progetto di IT per il 2015 alle compagnie di artisti.

Dunque Call IT Festival 2015, ma chiamalo soltanto festival! Loro lo definiscono piuttosto una comunità che si sforza di rispondere a desideri ed esigenze condivise, per progettare insieme un modo partecipato di fare teatro.
Al di là del festival, lo scopo primario di IT è quello di investire sulla formazione: per questo non viene operata nessuna selezione artistica e leggendo il testo del bando i limiti alla partecipazione sono veramente pochi e giustificati dalla provenienza geografica o da obblighi legali (ENPALS, agibilità, SIAE).

Quest’anno nello specifico ci saranno anche delle novità nel format IT, che se nelle passate edizioni era esclusivamente di 20 minuti, quest’anno prevede la possibilità di utilizzare due slot scenici da 20′ o uno da 40′, e di puntare su uno spettacolo già formato o su uno studio.
Questi ultimi necessiteranno di un consulente (mentor) e, cosa che non troverete sul bando, avranno probabilmente la disponibilità di un monte ore compreso tra le 40 e le 60 per prove aperte alla cittadinanza in un progetto di residenza presso i Centri di aggregazione multidisciplinare del Comune di Milano.

Il Comune d’altronde era già un supporter dell’iniziativa fin dalla seconda edizione e ha concesso inoltre l’usufrutto gratuito della FdV. Ma plausi e riconoscimenti al festival arrivano anche da privati come la Fondazione Cariplo, di cui IT si è aggiudicata un bando.
Meritato, direi, dal momento che le iniziative non si fermano qui né coinvolgono esclusivamente il periodo del festival o solo chi vi partecipa: alla riunione si parla anche di performance collettive, di blog critici, di date appositamente riservate agli operatori nei due giorni precedenti il festival pubblico, con dibattiti e feste danzanti, del topo simbolo del festival.

Questo. A rappresentare l'underground che risale dalle fogne. Ai più inquieta e basta, ma va bene

Questo; dovrebbe rappresentare l’underground che risale dalle fogne. Ai più inquieta e basta, ma va bene lo stesso!

Si parla anche di fondi, ribadendo che le quote associative (40€/anno) e i biglietti d’ingresso (5€/sera) rimarranno invariati, e di bilanci.

Passati infatti tre anni dalla prima edizione del festival, si è deciso di chiudere questa gestione: dall’anno prossimo qualcun altro prenderà le redini del ratto e dovrà dirigere IT, il festival partecipato preciso come un’orologio svizzero e cazzone come la vera anima di noi milanesi.

P.s. Save the date: IT Festival, dal 13 al 17 maggio.
Ma prima: feste di autofinanziamento, una a fine gennaio e una ad aprile). Stay tuned!

6 maggio, cosa c’è di nuovo?

Il Teatro non è più solo. Perché “la solitudine si subisce, l’indipendenza si sceglie”; IT ha scelto l’indipendenza, come ribadito oggi alla conferenza stampa che presenta la sua III edizione, tenutasi non più a Palazzo Marino ma nello spazio Ex-Cobianchi di nuova apertura.
Tra le molte novità di quest’anno, viene annunciato con gioia che dal punto di vista amministrativo il festival teatrale autofinanziato di Milano potrà ora contare sulle agevolazioni concesse ai partecipanti alla programmazione di ExpoCittà, di cui è evento di spicco per il mese di maggio. expocittàL’affiliazione all’iniziativa promossa dal Comune e della Camera di commercio in occasione dell’Esposizione Universale permetterà a IT di avere un canale privilegiato con la Siae, che tra pochi giorni sarà presente in Fabbrica del Vapore per incontrare gli artisti e rispondere alle loro domande.

Le istituzioni sono dunque benevole nei confronti di questo evento, che di contro molto offre alla cittadinanza: oltre ai 24 incontri di OpenIt, un progetto che ha permesso alle compagnie di usufruire gratuitamente degli spazi dei Centri di Aggregazione Multifunzionale di Milano per le loro prove, l’associazione IT ha promosso lezioni di teatro in scuole elementari e medie, e ha dimostrato una grande attenzione nei confronti dei quartieri periferici della città portandovi iniziative culturali e momenti di socialità e animazione teatrale.

D’altra parte fare rete anche al di fuori dei palazzi del centro è la vocazione del festival fin dalla sua nascita e lo sviluppo della sua organizzazione non può che beneficare artisti e pubblico: con 105 compagnie coinvolte nella vita associativa, più di quattrocento artisti nel complesso, nove spazi (uno in più rispetto all’anno scorso), cinque giorni di programmazione (di cui due dedicati agli operatori teatrali), una diretta con Radio Popolare e un blog per raccontarsi e confrontarsi, state pronti: IT sta per iniziare!

Giulio Bellotto