cantautore

Band #6: Henry Beckett

Ieri alla Buca di San Vincenzo Henry Beckett si è esibito live per la seconda volta – la sua prima uscita ufficiale è stata in occasione della poetry-slam walk Cabine in via d’estinzione.
Eppure Raffaele Volpi, alias Henry, il musicista di cui stiamo parlando, non è affatto sconosciuto alle scene musicali milanesi (altro…)

Il 18 Febbraio festeggiamo Fabrizio De Andrè

Il 18 Febbraio 1940 nasceva a Genova uno, se non il, più grande dei cantautori italiani, Fabrizio De Andrè. Morì nel gennaio del 1999, ma la sua musica tutt’ora rimane molto conosciuta e amata anche da chi non l’hai sentito dal vivo.

Ascoltare De Andrè è come leggere un libro di racconti, i suoi personaggi, che sono soprattutto gli emarginati della società, ballano nelle nostre orecchie e le loro storie di amori proibiti, di prigioni e di libertà ci commuovono.

Le sue canzoni, che spesso sono state considerate poesia, toccano diversi argomenti con la giusta profondità: l’amore e il sesso, ad esempio canzoni come Bocca di Rosa e Via del Campo (musicata con Enzo Jannacci); l’argomento religioso, affrontato nel disco La buona novella (1971) ispirato ai Vangeli apocrifi, di questo ricordiamo la famosa e bellissima canzone Il Testamento di Tito. La vita e la morte, fantasticamente rappresentate nell’album ispirato all’antologia di Spoon River, Non al denaro non all’amore né al cielo (1971).  Tratta da questo album è la canzone Un Blasfemo che ultimamente è stata spesso condivisa per mostrare solidarietà vero i recenti casi di abuso di potere da parte delle forze dell’ordine.

De Andrè e le sue canzoni hanno un potere aggregante e, anche se lui non è più in vita, la sua musica riesce ancora ad avere una forte influenza sugli eventi odierni. Un esempio è la canzone Creuza de mä, che insieme a Via del Campo, è stata scelta dalla Diae per un progetto di solidarietà verso la Liguria colpita dalle alluvioni ( a tal proposito da ascoltare anche la canzone Dolcenera). Il cantautore genovese è stato anche importante per aver dato un nuovo alone alla lingua ligure: il disco Creuza de mä ,  realizzato con Mauro Pagani, è interamente in lingua genovese ed è stato anche considerato dalla rivista Rolling Stones uno degli album più importanti degli anni Ottanta.

Per adesso è difficile trovare un degno erede di questo cantautore pilastro della musica italiana, per questo ancora si festeggia il suo compleanno a distanza di 75 anni.

In particolare stasera a Milano in Piazza Duomo si svolgerà la Cantata Anarchica per Faber, non perdetevela!

https://www.facebook.com/events/562243463789217/

Valentina Villa

Andreotti e Berlinguer secondo Giorgio Gaber

Oggi cade un anniversario molto importante per me e per chi come me apprezza la buona musica della tradizione cantautorale nostrana: se non  ci avesse lasciato il primo gennaio del 2003, oggi sarebbe il 76esimo compleanno di Giorgio Gaberscik!
Chi è? Ma è il signor G. ovviamente!

Gaber

Attore e regista teatrale, primo interprete del rock’n’roll italiano, iniziatore del Teatro Canzone, il nome di Gaber – così Gaberscik si fece chiamare quando niziò a suonare con Enzo Iannacci ne I due corsari – non ha bisogno di presentazioni.
La sua carriera nel panorama della musica leggera italiana parla da sé: capace di interpretare gli umori e i malumori del popolo della Prima Repubblica, senza esimersi dal difficile compito di svelarne le ipocrisie e le piccolezze, più che parlare ad un periodo storico, il signor G. si appella al nostro lato più umano e quotidiano, più vero e mistificato.
Nel suo stare in equilibrio tra canzone popolare ed espressione artistica, non si può negare che Giorgio Gaber – o meglio il personaggio che lui interpretava, l’uomo comune dalla spiccata coscienza politica, un outsider così simile e così diverso dal villagiano Fantozzi Rag. Ugo – abbia rappresentato appieno la vera essenza dell’Italia nei suoi travagliati anni di piroette e repentini voltafaccia, dal dopoguerra agli ’90 del primo berlusconismo.

Tempi, dunque, di perbenismo diffuso in cui l’arma per vincere quella che significativamente (e con un delizioso lessico antiquato) era definita l’ipocrisia borghese era una sola: l’ironia – quella vera e sana, che probabilmente oggi in molti dovrebbero studiare e prendere ad esempio.
E si trattava davvero di uno strumento che nelle mani del Nostro diventava pura poesia: per darvene un’esempio, a tema con l’ultimo articolo del Bloggo, ecco un video che speriamo possa allietare la vostra domenica e portarvi un po’ del vento che spirava verso “il sol dell’Avvenir”. Ovviamente visto sorgere con il caustico, scanzonato, enigmatico sorriso degno del solo Signor G.
Buon ascolto a tutti!

Giulio Bellotto