Atir

Le conclusioni

“Ogni festival teatrale è un collettore di energie, ed è bello sapere che queste energie non andranno perdute ma troveranno una loro collocazione presso un istituzione come il Piccolo Teatro. Seguire questa manifestazione è stato una grandissima gioia, scriverne un piacere, poter collaborare alla sua riuscita un onore”
– dall’intervento di Giulio, redattore del Bloggo, in rappresentanza della giuria critica alla premiazione di Play Festival 2.0 .

Eccoci giunti al termine di questa impegnativa ma gratificante settimana di Play Festival. La giuria si è riunita e ha deliberato sugli spettacoli:

1. Odemà: “A tua immagine”, con la seguente motivazione:
“Arguto e divertente. Grottesco ben giocato senza scivolare nel comico gratuito e senza sbavature, godibile. Ottima mescolanza e alternanza di registri espressivi. Oltre a un poderoso lavoro drammaturgico e a una regia mai scontata né banale. Un’encomiabile prova degli attori su voce, mimica e corpo. Un po’ bottega, un po’ avanspettacolo teologico per una caleidoscopica lanterna magica che convince e avvince”

Gli Odemà Davide Gorla e Giulia D'Imperio sul palco del Ringhiera insieme a Serena Sinigaglia

Gli Odemà Davide Gorla e Giulia D’Imperio sul palco del Ringhiera insieme a Serena Sinigaglia

A seguire sul podio:
2. Manimotò: “Tomato Soap”
3. Carullo-Minasi: “Due passi sono…”

E per amor di completezza, ecco la classifica completa:
4. Borgobonò: “In ogni caso nessun rimorso…”
5. IF Prana: “R…esistere. 13 buoni motivi per non suicidarsi”
6. Maledirezioni: “Falene. Omaggio a Virginia Wolf”
7. Teatro MA | Compagnia delle Furie: “Harvest. Quanto costa un uomo al chilo”
8. La Ballata dei Lenna: “Cantare all’amore”
9. Gli Artimanti: “L’Amante”
9 (ex aequo). Collectif Faim de Loup: “Migrazioni”
10. Piano in Bilico: “Rimini ailoveioù”
11.DoveComeQuando: “Italia libre”

“A tua immagine”, il vincitore di quest’edizione del concorso, andrà in scena con due repliche nella prossima stagione del Piccolo Teatro. A loro i nostri migliori auguri!
A tutti gli altri, colleghi giurati, pubblico, tecnici e organizzazione dell’Atir che hanno reso possibile l’iniziativa, un sincero grazie!

I corrispondenti del Bloggo per Play Festival 2.0,
Giulio Bellotto, Eliana Cianci e Valentina Villa

Noi, spettatori del Piccolo

Mentre mi scapicollo per cercare di raggiungere in tempo il Teatro Ringhiera, dove tra un quarto d’ora inizieranno le procedure di voto per decretare il vincitore di quest’edizione di Play Festival, penso a due cose.
La prima è che non mi ricordo se ho preso le chiavi di casa. Merda! Ah, no, eccole qui..
Il secondo pensiero, di gran lunga più profondo e importante – anche se rimanere chiuso fuori di casa sarebbe stata una seccatura non da poco – è che il teatro è impegnativo.
Ovviamente è un impegno, anzi un lavoro, per gli operatori che fanno il teatro, quello bello come quello brutto: attori, tecnici, scenografi, registi, assistenti, drammaturghi; collaborano tutti quanti alla nascita di un processo davvero complesso che a volte riesce e a volte non riesce. Non è certo una scienza esatta e questo è sempre bene ricordarlo quando si tratta di valutare uno spettacolo, ovvero incasellarlo in una griglia di giudizio che per forza di cose è soggettiva anche quando vorrebbe avere la pretesa dell’oggettività. Come giurati tra poco voteremo non lo spettacolo migliore, ma quello che ci è piaciuto di più, a nostro modesto giudizio, ciascuno secondo la propria sensibilità.
Ma il teatro è un’impegno anche per gli spettatori, un investimento di tempo e denaro che non viene certo incentivato dalla società.
“Stasera veni a bere / a ballare / a drogarti con noi?”
“No mi spiace, stasera vado a teatro..”
“Ma che palle, sempre a teatro sei!”
Insomma, è una vita difficile quella dello spettatore, considerato anche il fatto che chi va a teatro non ha quasi mai il controllo su quello che sta per vedere né sul sistema che ha prodotto quel risultato.
Per questo quando c’è la possibilità che il pubblico partecipi alla programmazione della stagione di un teatro stabile dell’importanza del Piccolo di Milano, non è concesso lasciarsela sfuggire.
Per questo io vado al Ringhiera. Per questo Play Festival è importante.
Per questo la prossima stagione è nostra!

#iovadoalringhieraperchè

In posa per ribadire il concetto

Giulio Bellotto

Cantare all’amore

La compagnia la Ballata dei Lenna, formatasi di recente presso l’Accademia Nico Pepe di Udine, presenta a Play Festival una riflessione sul tema dell’amore moderno, analizzato con occhio cinico e senza troppe pretese di profondità.  In scena due tipi di affettività: da una parte il matrimonio della sorella bella con un non meglio specificato politico si poggia sull’avvenenza e sull’arrivismo che giustifica ogni comportamento in ragione di un mondo spietato in cui si sopravvive solo grazie all’aspetto fisico. Dall’altra invece l’amore della sorella brutta “senza speranze” per il sarto fallito “che ha perso ogni speranza” vuole essere senza tempo e senza contesto, ma viene minato dal cinismo della sorella bella.

I dialoghi non particolarmente ricercati e intensi utilizzano volutamente luoghi comuni che raccontino la superficialità delle relazioni e della società: il matrimonio di convenienza, la suocera stronza, le canzoni di Ramazzotti e Baglioni, il calcio e l’amore cieco.
Al di là della trama la caratterizzazione dei personaggi è piuttosto interessante, seppur nella loro stereotipizzazione, la loro comicità tragica e il loro cinismo disperato – a tratti esasperato – è convincente e coinvolge.

La scenografia risulta efficace sopratutto per quanto riguarda le luci che delimitano lo spazio di vita dove agiscono i personaggi; l’ambientazione viene così a ricordare vagamente l’atmosfera di un film di Wes Anderson, naif e agrodolce.

Valentina Villa

Il Bloggo a Play Festival 2.0

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Play Festival è un’iniziativa nata un paio di anni fa dalla fucina dell’Atir Teatro Ringhiera, da vent’anni a questa parte laboratorio decentrato ma vitale del teatro milanese.
Noi del Bloggo siamo felici di collaborare come giuria critica alla realizzazione di questa settimana di spettacoli e riflessione sul ruolo del teatro a Milano. E siamo ancora più entusiasti di potervene parlare, tanto degli spettacoli quanto del clima di festa che in questi giorni si respira al Teatro Ringhiera, sperando di invogliarvi a venire per dare un’occhiata voi stessi.
Ma ripercorriamo brevemente la storia di questa manifestazione.

Si è trattato fin da subito di un progetto al tempo stesso stimolante e ambizioso, sia per il grande numero di compagnie candidatesi (quest’anno oltre 130, 12 le finaliste che metteranno in scena i loro lavori di fronte alla giuria scelta tra pubblico e operatori) sia per il premio messo in palio: nientemeno che il palco del Piccolo Studio Melato, che ospiterà lo spettacolo vincitore nella sua prossima stagione. Siamo dunque di fronte ad un contest che premia il talento nel modo migliore, permettendogli cioè di raggiungere il vasto pubblico dei teatri stabili che spesso le piccole produzioni si lasciano sfuggire per mancanza di mezzi e altre prosaiche ragioni.

Nonostante queste premesse e pur avendo una madrina d’eccezione, Serena Sinigaglia (qui intervistata alla viglia della prima edizione), o forse proprio per questo e per via dei numerosi impegni della compagnia dell’Associazione, la manifestazione nel 2014 è slittata da maggio a dicembre e si è aperta lunedì con due spettacoli dal tema politico, “In ogni caso nessun rimorso” della compagnia livornese Borgobonò e “Italia libre. Appunti per una moderna rivoluzione borghese” dei romani DCQ.
Martedì è stata la volta di “A tua immagine” di Odemà, riflessione tragicomica sul difficile rapporto tra umano e divino, e di “Falene” della compagnia Maledirezioni ispirata dal romanzo “Le onde”.
Mercoledì invece abbiamo assistito a due rappresentazioni della volontà di riscatto degli ultimi con il distopico “Harvest” di Teatro Ma (in collaborazione con Compagnia delle Furie) seguito dal teatro fisico di “Migrazioni” di Collectif Faim de Lup.
Giovedì sono andati in scena “Cantare all’amore” di La ballata dei Lenna e “R..esistere. 13 buoni motivi per non suicidarsi” di compagnia If Prana, accomunati dal tema delle difficoltà relazionali e del disagio dell’individuo nella società contemporanea.
Il programma di venerdì ha visto in primo piano i temi dell’amore e della coppia con il poetico “Due passi sono” di Carullo-Minasi e un convincente “L’amante” di Pinter messo in scena da Gli Artimanti.
Infine, per concludere, sabato sera si sono succeduti “Rimini ailoviù” di Piano in Bilico e la violenza di genere rappresentata dalle marionette di “Tomato soap” dei Manimotò.

La premiazione si è svolta il 7 dicembre presso il Teatro Ringhiera e ha visto premiati gli Odemà con lo spettacolo “A tua immagine”, che andrà quindi in scena per due repliche nella stagione 2014-2015 del Piccolo Teatro di Milano.

Arrivederci al prossimo Play Festival!

La Redazione del Bloggo

– per maggiori informazioni, consulta il sito di ATIR