A to Z

Il 2014 sul divano

Ieri sono stati assegnati i Golden Globe, i premi dei giornalisti stranieri a Hollywoodche insieme agli Oscar rappresentano il più importante riconoscimento per il settore dell’intrattenimento cinematografico e televisivo.

L'ambita statuetta

L’ambita statuetta

Ma, siccome non capita mai che questi premi rispecchino in tutto e per tutto i gusti degli spettatori e ogni assegnazione dà vita ad un vivissimo dibattito sui pro e i contro di ciascuna opera, anche il Bloggo ha deciso di stilare sua personale classifica: vi abbiamo già raccontato quali sono stati i nostri film preferiti del 2014. Ora è il turno delle serie Tv presentate durante l’anno passato: ve ne proponiamo 10 sia tra quelle più famose, di cui nei mesi scorsi avrete sicuramente visto almeno un episodio, sia tra quelle meno celebri ma a nostro parere comunque meritevoli. Speriamo che incontrino il vostro gusto!

Amber (Irlanda)
Ci troviamo di fronte ad un giallo in cui la domanda “Chi è il colpevole?” passa in secondo piano, finalmente. Dopo che troppe puntate di Criminal Minds hanno sdoganato il topos del missing child, è in qualche modo rassicurante vedere che da questa parte dell’Oceano siamo ancora in grado di raccontare una storia senza banali e schematiche semplificazioni. Di contro, il tema non ha nulla di rassicurante: l’Amber del titolo è una ragazzina di 14 anni la cui vita familiare viene raccontata senza sconti da una serie di impietose ma estetizzanti sequenze che accompagnano lo spettatore fino alla sua scomparsa. Da lì, la confusione regna sovrana: mentre la polizia indaga, i rapporti umani si disgregano tra dolore, interessi e dubbi.

Satifaction (USA)
Un’esplorazione del senso della vita moderna attraverso l’esperienza di una tipica famiglia americana. Ovvero: cosa fare quando l’agiatezza di una tranquilla esistenza nei sobborghi dalle villette a schiera non basta a dare la felicità? Le strade imboccate dai personaggi originano un curioso carosello che osa spingersi oltre la banalità della ricerca interiore in salsa hippie per proiettarli, e con loro lo spettatore, verso una vera realizzazione. che ovviamente passa attraverso una serie di vicissitudini narrate con un’estetica da thriller che rende la serie una vera e propria epopea intimista all’americana.

Gomorra (Italia)
La serie di Sergio Sollima ha davvero superato ogni aspettativa, con un successo strepitoso. La storia è assolutamente avvincente; in ogni puntata accadono molti fatti significativi, che spingono lo spettatore ad aspettare con ansia l’episodio successivo, fino ad un finale di stagione davvero sorprendente. I personaggi sono ottimamente caratterizzati; Sollima ci presenta criminali senza scrupoli, senza un briciolo di umanità, abitanti di un mondo perduto. La sceneggiatura ha attinto a piene mani dalle cronache giudiziarie; è inevitabile porsi l’inquietante domanda se la realtà possa essere peggiore della fiction.

True Detective (USA)
Che coppia! L’età delle serie televisive sta prendendo il sopravvento e le grandi star del cinema si trasferiscono sul piccolo schermo – un fenomeno insieme entusiasmante e piuttosto triste. Così Harrelson e McConaughey si possono incontrare ogni settimana nei nostri televisori, regalandoci una storia molto accattivante la cui ambientazione, tra palude e degrado, crea una perfetta cornice per un grande giallo. Oltre agli interpreti d’eccezione anche lo sfondo mistico-satanico non può che trattenerci attaccati allo schermo. Tuttavia, tra l’ostentata complessità di Rust e gli inserti pseudo-teologici fine a sé stessi anche tanta maestria interpretativa corre il rischio di annoiare.

Detectorists (Gran Bretagna)
A metà tra il giudizio severo di un bowler man e la simpatia compassionevole di Mary Poppins, il proverbiale umorismo inglese ci propone le stravaganti avventure di due eccentrici cercatori di tesori sepolti. Due uomini che, appena usciti dall’ufficio, si armano di metal detector per scandagliare campi e spiagge sperando di interrompere il tedio di una vita e guadagnare una fortuna; questi sono i protagonisti di una serie che sa prendere in giro con grazia. In fondo non troppo lontani da chi attende fiducioso di vincere alla lotteria, la loro maliziosa grullaggine rivela le ingenuità della nostra epoca e ci fa ridere di gusto di noi stessi.

The 100 (USA)
Ed eccoci alla fantascienza, un genere che ovviamente non poteva mancare nella nostra piccola rassegna. Dopo una guerra nucleare che ha sconvolto il pianeta, ciò che rimane del genere umano sopravvive a stento in una stazione spaziale da cui 100 ragazzi vengono mandati sulla Terra per ripopolarla. L’eco distopico di William Golding si avverte forte e chiaro nella costituzione della nuova comunità, le cui mille difficoltà richiamano da vicino l’opprimente senso di assedio di grandi successi come The walking dead. Un concept rodato quindi, che però sarebbe un peccato snobbare.

Almost Royal (Gran Bretagna, USA)
La comicità non-sense alla Monty Python è il punto di forza di questa serie, che raccontando della visita ufficiale di due nobilotti inglesi “quasi reali” in America non si lascia sfuggire neppure un’occasione per irridere le stranezze e le idiosincrasie di entrambi i popoli. L’idea è semplice ed efficace: attraverso il viaggio – ideale antitesi degli ottocenteschi Grand Tours – la produzione si avventura nell’assurdo striato di equivoci, per cui lo stereotipato squallore con cui la BBC tratteggia il paesaggio americano viene confuso dai due rampolli per un tratto distintivo da ammirare stupiti nel trionfo del naïf. E chiaramente del divertimento poco politically correct.

Gotham (USA)
Benjamin McKenzie, che molti ricorderanno come interprete di Ryan nella celebre serie “The O.C.”, interpreta un Jim Gordon così giovane da non avere ancora i lunghi baffi e gli occhiali tondi con cui Gary Oldman caratterizza il poliziotto nella trilogia di Nolan. In una città corrotta fino al midollo, Jim, eroico reduce di guerra, deve fare i conti con la malavita che controlla la città; gradevole svago da prima serata, questo tv-drama affascina per il suo universo decisamente caricaturale che ben rappresenta l’ispirazione fumettistica da cui proviene. Tra i tanti personaggi dell’universo di Batman che sfilano puntata dopo puntata spicca Oswald Cobbelpot alias Pinguino, un Robin Taylor la cui interpretazione è da sola una ragione sufficiente per vedere la serie.

House of Cards (USA)
Da mesi il battage pubblicitario suonava la fanfara per la seconda stagione, annunciata durante la notte degli Oscar da Kevin Spacey in persona. E se la sua interpretazione è stata come al solito più che all’altezza, stavolta la trama non convince: l’intrigo che dovrebbe tener vivo l’interesse dello spettatore produce più che altro sonnolenza. A fronte della quasi completa mancanza di azione per tutta la serie, la vicenda esplode improvvisamente nelle ultime due puntate lasciando piuttosto interdetti a chiederci cosa ci riserverà la prossima stagione e a sperare che sia meglio di quest’ultima.

A to Z (USA)
Immaginate la versione femminile dell’amico di Notting Hill, poi aggiungete entrambi ai sosia di Dharma e Greg, toglieteci la graffiante ironia sociale e politica – fa troppo anni ’90 – e avrete A to Z. Introdotta da una voce narrante in modo da ricordare l’audiolibro di un manuale sulle relazioni di coppia, racconta in vari capitoli l’inizio, lo svolgimento e la fine di una storia tra un sognatore romantico e una donna con la testa sulle spalle, caratteri complementari e stemperati dai rispettivi amici/consiglieri amorosi. Già visto? Forse, però i diversi elementi sono in equilibrio tra loro, la sceneggiatura regge e propone anche dei divertenti giochi linguistici (per cui vi consigliamo di vederla in lingua originale) e la recitazione è adeguata. Insomma, dateci un occhio e vedrete vi piacerà.

E adesso, buona visione!

Giulio Bellotto e Tommaso Frangini