Musica

Le birre artigianali di Fermento Sonoro

Fermento10-gradi-nord Sonoro nasce dall’entusiasmo di molte persone ma soprattutto dalla seguente riflessione: Cosa c’è di più triste di un festival delle birre senza la musica dal vivo? Solo una cosa, un festival di musica con birra scadente, filtrata e pastorizzata, ovvero birra ospedalizzata. (altro…)

Band #6: Henry Beckett

Ieri alla Buca di San Vincenzo Henry Beckett si è esibito live per la seconda volta – la sua prima uscita ufficiale è stata in occasione della poetry-slam walk Cabine in via d’estinzione.
Eppure Raffaele Volpi, alias Henry, il musicista di cui stiamo parlando, non è affatto sconosciuto alle scene musicali milanesi (altro…)

Band #5: Lapsus Acoustic Duo

Sei corde e una voce. Lapsus è questo, nulla meno e nulla più di quel che vedete sul palco di un loro live: l’allestimento è di una semplicità affascinante. Non ci sono cavi ovunque, niente amplificatori, nessun disegno luci.
Batteria, sostegni per chitarre ovunque, un gran casino di riff impazziti che si accavallano e si rincorrono; non vederete né sentirete nulla di simile. (altro…)

Band #4: Paper Pill

Ahoy!
very excited to announce that next saturday we will join Fermento Sonoro in Milan, a brand new festival in a cool place with a bunch of super cool bands.
Ah, that rock’n’roll…

E’ pieno d’allegrezza il primo post che vedo sulla pagina FB dei Paper Pill, la band di cui vi parlerò oggi. L’entusiasmo mi pervade e senza porre tempo in mezzo chiamo Ettore Dell’Orto, valente chitarrista di questo complesso di recente formazione. (altro…)

Band #3: The Red Roosters

Ormai li conoscete. Si definiscono “A true rock’n’roll band from Milan, Italy”.
Sono un giovane quintetto italiano devoto al più puro rock ’n’ roll di stampo anglosassone. Nascono a Milano nel 2010 e nei primi anni d’attività cominciano a macinare esperienza suonando in giro per Milano e dintorni e sperimentando un vario numero di formazioni e musicisti.
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Band #2: The Remington

Il loro debutto discografico è avvenuto come trio nel 2011 su 7”, un bel singolo di chiara ispirazione folk-rock con arrangiamenti crudi e molto efficaci che riportano alla mente i Byrds di fine anni 60. Successivamente nel loro primo album, Italian Market, hanno introdotto le tastiere come elemento fisso del sound, fatto che ha contribuito a forgiare un disco da atmosfere senza precedenti in Italia: un perfetto connubio tra i suoni degli Wilco nell’era A.M./Being There e quelli britpop dello stesso periodo storico. Stiamo parlando dei The Remington.
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Band #1: Pocket Chestnut

Cantano tutti, qui. Pol, Roob e Tum alle chitarre, Ted alla batteria. Tranne Steve che suona il corno. La loro musica è un folk, ci tengono a precisare, senza calzamaglie.
pocket cI Pocket Chestnut, dispersi tra la nebbiosa Lomellina e la verdissima Brianza, guardano il paesaggio lombardo attraverso lenti del tutto particolari (altro…)

La geografia del Festival

In Egitto, a Nabta Playa, circa 800 km dal Cairo e ad un centinaio dai famosi templi di Abu Simbel, vi è un grande complesso megalitico in stile neolitico risalente al periodo predinastico.Nabta Playa
Questa enorme struttura di roccia, orientata secondo i movimenti del sole, risulta essere più antica di Stonehenge di almeno mille anni e come tutti i circoli calendariali di epoca preistorica, serviva a calcolare le stagioni e lo scorrere del tempo; la sua precisione è tale che ancora oggi il 21 giugno all’alba le ombre dei due monoliti centrali si allineano in direzione opposta al sole che sorge. E’ il segno che annuncia il primo giorno d’estate!

Da millenni questa scena magnifica si ripete ogni anno nella sobria maestosità del deserto egiziano; quest’anno però il solstizio d’estate verrà degnamente celebrato anche in Italia. (altro…)

Stagione 2016, alla Scala Chailly riscopre il repertorio italiano

Che ci fosse aria di cambiamento al teatro alla Scala di Milano già lo si era capito con la volontà da parte di Riccardo Chailly, nuovo direttore musicale del teatro, di rappresentare la Turandot di Puccini la sera della vigilia del primo giorno di EXPO 2015, una sorta di “seconda prima” della stagione data l’importanza dell’evento. Ora con l’annuncio del programma per la stagione 2015/2016 l’impronta che Chailly vuole dare al suo operato è confermata: ripresa del repertorio italiano con occhio sia al passato poco conosciuto, che al moderno. Potremmo definire Chailly un innovatore e un “riscopritore”, ma allo stesso tempo un classico.

Innanzitutto si nota una sorta di snellimento del programma, se nel 2014/2015 le opere andate in scena sono state ben 19 e 7 i balletti, con la stagione nuova saranno 15 le opere e 6 i balletti. È vero che Expo a Ottobre finirà e dunque il teatro tornerà a regimi normali di rappresentazione (non più uno spettacolo per ogni sera), ciononostante una diminuzione di 6 spettacoli da un anno all’altro non è di poco conto. In secondo luogo, se Daniel Barenboim, uscente direttore musicale, ha voluto rappresentare in 4 anni di direzione come prime opere del cartellone ben 3 opere “straniere” (Fidelio-Beethoven nel 2014, Lohengrin-Wagner nel 2012, Don Giovanni-Mozart nel 2011, solo nel 2013 fece La Traviata di Verdi, costretto dal fatto che ricorresse proprio in quell’anno il bicentenario dalla nascita del maestro di Busseto), ecco che Chailly ci propone come prima opera del cartellone una specie di inedito per il teatro scaligero: Giovanna D’Arco di Giuseppe Verdi. Italia dunque, e con coraggio. L’opera, che esordì alla Scala nel 1845, è dal lontano 1865 che non viene rappresentata a Milano. Una scelta audace sicuramente e molto interessante. Una scelta che va a confermare l’interesse per la messa in scena di spettacoli propri del nostro territorio e della nostra cultura. Una scelta che va ad innovare il panorama dell’offerta operistica recente con qualcosa di passato. Subito dopo c’è il Rigoletto, con il sempre-verde baritono Leo Nucci, nei panni del buffone di corte. Sempre di Verdi nel programma ci sono anche Simon Boccanegra e I Due Foscari (dove Placido Domingo sarà accompagnato da giovani e talentuosi cantanti italiani) per un totale di ben 4 opere verdiane in calendario. Ma il repertorio italiano non finisce qui, in programma ci sono anche La Fanciulla del West di Puccini, spettacolo che si preannuncia molto interessante in quanto l’intera partitura dell’opera verrà rivista da Chailly a correggerne le modifiche apportate da Toscanini, L’ Incoronazione Di Poppea di Monteverdi (la stessa della stagione in corso), e La Cena Delle Beffe di Umberto Giordano. Il programma poi è completato da Le Nozze Di Figaro, Händel per il ciclo barocco, Strauss, Ravel e Gerschwin con la versione rivisitata da parte del direttore Nikolaus Harnoncourt (alla musica) e il fratello Philipp (alla regia) di Porgy e Bess. Infine c’è un’opera moderna del polacco Kyörgy Kurtag, a voler confermare l’interesse della Scala per le nuove composizioni come visto già quest’anno con CO2 di Giorgio Battistelli. Per quanto riguarda i balletti, oltre ai classici sempre validi abbiamo Il Giardino degli Amanti nuova produzione con musiche di Mozart, di cui cade nel 2016 il 225esimo anniversario dalla morte.

Insomma il programma è sicuramente incentrato sul repertorio italiano e in particolare sulla riscoperta di alcuni lavori trascurati negli ultimi anni, primo tra tutti la ripresa di Giovanna D’Arco, opera di cui sinceramente non conoscevo nemmeno l’esistenza. Continuano invece dei cicli già incominciati negli anni precedenti: opere di repertorio barocco (Monteverdi e Händel) ma allo stessa la scoperta del moderno 1900 (Giordano, Gerschwin e Ravel) fino all’attuale, con l’impegno di proporre ogni anno almeno un’opera contemporanea. Una sola cosa mi è dispiaciuta… Mi sarebbe piaciuto, tra le opere del nostro repertorio, vedere in calendario un’opera buffa. Un’opera buffa per stagione non fa mai male penso, ad esempio un Rossini un po’ meno conosciuto come Il Signor Bruschino o L’Inganno Felice, opere che non vediamo da tempo a Milano, non penso avrebbero sfigurato. Magari con qualche nuova produzione innovativa. Avevo molto apprezzato la farsa L’Occasione fa il Ladro di Rossini nel lontano 2010, ma rimango fiducioso di vederne qualcuna nei prossimi anni!

Sebastiano Totta

Giselle, un classico sempre valido

Tra i balletti classici, Giselle sicuramente si posiziona tra i miei preferiti. Andato in scena per la prima volta nel 1841 a Parigi, il balletto è fin da subito entrato nell’immaginario collettivo come un capolavoro indiscusso dell’arte della danza. Le musiche sono di Adolph-Charles Adam, famosissimo compositore di musica per balletto francese. La coreografia invece è, ufficialmente di Jean Coralli, che si è occupato dei passi comuni, mentre invece, i passi di Giselle sono stati ideati dal Jules Perrot, amante della ballerina che per prima interpretò questo balletto Carlotta Grisi. Il libretto invece è di Theophile Gautier, romanziere francese, che trasse ispirazione per quest’opera dal libro di Heinrich Heine “De l’Allemagne”. Nel balletto vengono fuori cosi tanti aspetti legati al romanticismo da farne la bandiera del balletto classico romantico del 1800. In primis la sinossi. Molto brevemente: Giselle è una contadinella che si innamora di uno sconosciuto. Quando Giselle viene a sapere che il suo amato è in realtà un principe (principe Albrecht) già promesso sposo ad una principessa muore. Nel secondo atto Giselle, divenuta una willi, spiriti simili agli elfi, concede la grazia al suo principe salvandolo dalla punizione divina di dover ballare fino allo sfinimento, ballando con lui e aiutandolo. In secondi le musiche. Leggere ma allo stesso tempo profonde, come il tema centrale di Giselle. Non mancano momenti drammatici, ma la musicalità di base è quella di un’opera che seppur infelice, in termini di trama, lascia spazio alla bellezza e alla forza dell’amore.

Alla Scala va in scena proprio in questi giorni Giselle. La produzione è tradizionale, paesaggio fiabesco nel primo atto e cimitero paludoso nel secondo. Trattandosi dunque del balletto classico per eccellenza, sia per sinossi che per musiche che per coreografia, non vi è spazio per adattamenti moderni e costumi stravaganti. A differenza infatti di molti balletti, Giselle negli anni non è mai stata ritoccata e la originalità dell’opera rimane intaccata. La scena è pulita, le luci fiabesche e la direzione musicale del francese Patrick Fournillier giusta. Essendo dunque un’opera classica ben nota al mondo del balletto, Giselle è il palcoscenico ideale per la consacrazione di un ballerino. Dopo infatti le prime 5 rappresentazioni dove ad interpretare Giselle e il Principe Albrecht sono stati gli etoile Zakharova e Bolle, la coppia sublime del balletto dei nostri giorni, nelle altre rappresentazioni si sono alternati vari artisti di fama internazionale: Maria Eichwald, Natalia Osipova e Sergei Polunin, oltre che a Antonino Sutera, Lusmay Di Stefano e Claudio Coviello. Io ho avuto il piacere di vedere la coppia Eichwald-Coviello che proprio mi è piaciuta. Voglio però sottolineare anche la prestazione di Alessandra Vassallo nel ruolo di regina delle Willi: magnifica. Piacevole sia da vedere che da sentire, Giselle potrebbe essere una prima esperienza per chi al mondo del teatro e del balletto non è abituale. Per una breve parte della vostra giornata infatti, rimarreste incantati dalle musiche e dai passi del balletto che ha fatto la storia di quest’arte.

Sebastiano Totta