Cinema

The Lobster e il cinema dell’ Assurdo di Lanthimos

Yorgos Lanthimos, regista greco, ex alunno della Stavrakos Film School di Atene, riporta sul suo palmarès una notevole carriera artistica. Quattro sono i film da lui diretti singolarmente ed ognuno di essi ha riscosso un notevole successo. Kinetta (2005) è stato selezionato al Toronto Film Festival. Kynodontas (2009) ha vinto alla sezione Un Certain Regard a Cannes ed è stato inoltre candidato come miglior film straniero ai Premi Oscar del 2011. Il suo quarto film Alps (2011) ha vinto a Venezia il Premio Osella per la migliore sceneggiatura (firmata Yorgos Lanthimos e Efthimis Filippou che ha inoltre co-sceneggiato Kynodontas e The Lobster). Infine il suo ultimo film, The Lobster, quest’anno ha portato a casa il Premio della Giuria al Festival di Cannes.

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Non essere cattivo: Il film postumo di Claudio Caligari

Claudio Caligari riuscì ad arrivare a fine montaggio ma sfortunatamente non a vederlo presentato alla 72esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ed in concorso agli Oscar a causa del suo decesso avvenuto a maggio di quest’anno. (altro…)

The Tribe e la ripresa della silent era

Vorrei puntare i riflettori su The Tribe (2014), scritto e diretto da Miroslav Slaboshpitsky, poiché in Italia, come nel resto del mondo, è passato in sordina e non ha attirato una sufficiente attenzione.
Il lungometraggio si svolge all’interno di un degradato collegio ucraino per sordo-muti dove un neo-arrivato prova ad integrarsi all’interno della vita criminale degli altri studenti. Inizialmente è vittima dei soprusi dei suoi coetanei, ma con lo scorrere del tempo diventa parte integrante di un sistema di micro criminalità. Nell’intreccio il protagonista si innamora di una prostituta del collegio, la quale trascorre le notti zigzagando tra parcheggi di camionisti vendendo le sue grazie. Sarà poi lei stessa la causa dell’insanità mentale del protagonista. (altro…)

Inside Out: Il Cervello Emotivo e la riscoperta della tristezza

Inside-Out-Thought-Bubbles

L’ultimo capolavoro Pixar, diretto da Pete Docter, ha un’ambientazione del tutto originale e mai vista: il cervello.
Con Inside Out il mondo dell’animazione si avvicina all’anatomia, probabilmente prendendo alla lettera l’espressione “introspezione psicologica dei personaggi”, e indaga l’elaborazione di un evento traumatico (il trasferimento dal Minnesota a San Francisco) in una bambina di undici anni, Riley. (altro…)

Uno scempio in concorso a Venezia

Settimana scorsa son stati proiettati nelle sale milanesi, come succede da parecchi anni, i film di Venezia e Locarno; se per il vincitore del Leone d’oro “Desde allà” i biglietti sono andati a ruba dopo qualche secondo, sono andato a vedere con un mio amico “Per amor vostro”, il film per cui Valeria Golino è stata premiata con la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile. (altro…)

Orizzonti e Biennale College, un altro sguardo su Venezia.

Anche quest’anno è terminato il Festival del Cinema di Venezia (ecco la lista dei vincitori)
Ahimè non sono potuto andare a Venezia per vedere i film presentati in concorso, e questo fatto mi avvilisce non poco. Sono stato a Milano a studiare per gli esami e invece di girare per una delle città più belle del mondo e guardarmi i film di Sokurov, Bellocchio, Gitai e il controverso Johnny Depp in passerella, ho dovuto studiare Diritto del Lavoro, intervallandolo con qualche film dei concorsi minori. (altro…)

Le mie tre rivoluzionarie scoperte inglesi sul film-making

Cosa non ci dicono sui film in Italia? Mi chiamo Adele, sono una studentessa milanese di cinema alla University of Arts a Londra, e in quest’articolo vi racconterò tutto ciò che ho imparato nel Regno Unito sul cinema.  Vista la mia formazione classica, arrivai a Londra per la prima volta con un approccio al cinema soprattutto teorico e filosofico: infatti il sistema scolastico italiano si focalizza soprattutto sui concetti, una gran parte di ricerca e solo in un secondo momento sull’aspetto pratico.
Come molti sanno, il sistema Britannico invece si concentra meno sullo studio della letteratura e della storia dell’arte, però include lo studio di questioni di attualità e un approccio più concreto alla disciplina. Questa prospettiva era per me particolarmente allettante ed inoltre mi ha permesso di combinare i due approcci in modo da formare un’ idea personale di cosa significhi fare cinema.

Pronti alle tre rivelazioni?

1. IL MONTATORE COME NARRATORE – EDITING DELLA DOMANDA E DELLA RISPOSTA
La più importante scoperta che ho imparato fin ora è questo approccio al montaggio della fiction. Esso si basa sull’idea che la successione di immagini, il loro ordine, i tagli, le transizioni, i titoli e tutto quello che rientra nella post produzione del film non fa solamente parte di un processo di rifinitura finale, ma è il vero significante e cuore pulsante della creazione. Ad esempio: quando devo tagliare dalla inquadratura 1 alla 2? Non bisogna affidarsi quasi per nulla alla continuità dell’azione mostrata nella scena! L’aspetto chiave di quest’approccio all’editing è di creare un ritmo concettuale che riesca a connettere la crew con il pubblico. Bisogna tagliare quando il pubblico è pronto. Sostanzialmente è necessario costruire l’intero progetto del film su questa struttura di domanda e risposta: mostrare una parte dell’azione e lasciare che il pubblico si chieda “ Perché il protagonista è triste?”, solo allora si deve tagliare sul controcampo. “Con chi sta parlando?”/”Dove ci troviamo?”/”Che cosa sta cercando?”.
Se prima per me il montaggio era solo il procedimento necessario che il film doveva attraversare per essere mostrato ad un pubblico, ora capisco il perché sia importante insistere sul fatto che l’editor è un narratore a tutti gli effetti.

2. LA COMPOSIZIONE GEOMETRICA DELL’IMMAGINE: FORME E VOLUMI
La seconda sorprendente scoperta che voglio approfondire è come inquadratura possa trasmettere molto più di quanto si pensi. Qualsiasi amante del cinema almeno una volta nella sua vita avrà cercato su Google “Le regole dell’inquadratura” ed io già le conoscevo prima di iniziare l’università. Tuttavia queste regole di per sé non sono assolutamente sufficienti per permetterti di diventare un buon direttore della fotografia. La magia si nasconde nel come queste regole devono essere applicate per sostenere la tua storia. Ci sono tre aspetti principali che mi hanno aiutata a sviluppare la mia concezione:
I. Il tipo di inquadratura deve servire la storia e non il contrario.
Questo può sembrare scontato, ma è un classico errore dei film-maker amatoriali. E’ importante abolire questa tendenza a girare un primo piano o per mostrare l’espressione del nostro personaggio o perché vogliamo ottenere una profondità di campo cortissima che va molto di moda. Quello che dovremmo chiederci quando scegliamo il taglio dell’inquadratura è “qual è l’azione principale rappresentata in questa sequenza, come progredisce la storia e qual è la prospettiva migliore per valorizzarla”. Questi sono i criteri per disegnare lo storyboard e per scegliere le inquadrature.
II. Ribaltare le immagini per bilanciare i volumi
Ogni immagine in un film, come anche in pittura, deve possedere un equilibrio di volumi. Dal momento che noi percepiamo gli attori come qualcosa di diverso rispetto ad oggetti o mobilio, il consiglio vincente per comporre l’immagine è di guardarla ribaltata e possibilmente anche fuori fuoco.
III. La forma degli oggetti trasmette emozioniimages
In università seguii un workshop che mi fece riconsiderare la scenografia da un diverso punto di vista: le varie forme stimolano il nostro cervello ed evocano emozioni diverse. Partendo dalla “sezione aurea” greca fino alle forme geometriche semplici come i triangoli, cerchi e quadrati; avere oggetti sul set influenzerà l’opinione pubblico! E non solo oggetti di scena, ma anche le posizioni degli attori: ad esempio, guardate questa composizione in una scena del film di Tarantino “Le Iene”, i corpi degli attori formano diversi angoli vivi in modo da comunicare una sensazione di pericolo e disagio.

3. L’ARTE DELLA GRADAZIONE DEL COLORE
Recentemente ho partecipato ad un corso sulla gradazione di colore con un colorista professionista. All’inizio mi aspettavo una spiegazione completa sui software e sui mezzi tecnologici coinvolti, invece mi sono trovata ad assistere ad una discussione molto più profonda ed interessante su cosa sia esattamente la gradazione di colore e quanto influenzi il proprio significato del film. Sostanzialmente c’è un’enorme differenza tra la correzione del colore e la gradazione del colore, la prima è solo un aggiustamento estetico delle tonalità dell’immagine per valorizzare meglio il file grezzo, mentre la gradazione è una vera e propria arte che permette di aiutare la storia e di trasmettere emozioni grazie all’uso di gamme e sfumature particolari. Pertanto i coloristi sono considerati come dei pittori digitali, artisti che possono realmente cambiare la bellezza e il significato del film, cambiando di colpo la sua qualità da amatoriale a professionale. La gradazione del colore è essenziale e chiunque voglia fare un salto di qualità rispetto ai cortometraggi amatoriali deve tenere in considerazione lo studio di quest’arte PRIMA di iniziare ad imparare i programmi.

Più scrivo più mi vengono in mente altri argomenti che vorrebbero essere scritti, ma la nostra lista delle tre migliori scoperte è completa e così vi saluto con la speranza che apprezziate questi suggerimenti e che abbiate imparato qualcosa di nuovo. E siccome nel film-making la collaborazione e la condivisione sono centrali, commenti e domande saranno molto apprezzate.

L’articolo è la traduzione di  My three groundbreaking british discoveries on film-making

di Adele Biraghi

Oscar 2015, all’insegna della mediocrità

Si è conclusa alle 6 di stamattina la tanto attesa notte delle stelle, la cerimonia degli Oscar che ha visto come vincitore indiscusso il regista messicano Inarritu per Birdman.
È il secondo anno di fila in cui il premio per la miglior regia viene assegnato ad un regista messicano: l’anno scorso il premio andò a Gravity di Alfonso Cuaron, un caro amico di Inarritu.

Neil Harris, prima di spogliarsi, posa per lo spot dell'Acedemy accanto alla celebre statuetta

Neil Harris, prima di spogliarsi, posa per lo spot dell’Academy accanto alla celebre statuetta

Decisamente sottotono, quasi dimessa, la presentazione affidata quest’anno a Neil Patrick Harris.
Stavolta Barney Stinson, il personaggio di How I Met Your Mother interpretato da Harris, non convince: dopo un iniziale balletto fa poco o niente, se non parodiare Birdman apparendo in mutande davanti al pubblico del Kodak Theatre.
Unico spunto brillante della serata è stato Jack Black nei primi 3 minuti. Poi, 3 ore e mezza di mare piatto e bonaccia.
È complessivamente la serata della mediocrità, dalla quale si è salvato solo qualche opera come Grand Budapest Hotel, che però nella sua particolarità non poteva certo vincere un premio come l’Oscar al miglior film (anche se molti l’hanno sperato). Wes Anderson deve accontentarsi di premi tecnici, come quelli riservate alle categorie di contorno di trucco, costumi e scenografia. Ma d’altronde era prevedibile.

Oscar della mediocrità dunque, e infatti come attori non protagonisti vincono J.K. Simmons, per la sua interpretazione del violento professore di musica in Whiplash, e Patricia Arquette, per Boyhood, entrambi attori validi ma da sempre secondari e più realizzati sul piccolo schermo che al cinema (vi ricordate Oz?).
Eddy Readmayne per la sua interpretazione di Stephen Hawking e per Still Alice la sempre bellissima Julianne Moore (passano gli anni ma è sempre più radiosa), si sono invece aggiudicati come da pronostico i premi come migliori attori protagonisti. Anche qui nessuna sorpresa.
Passiamo invece a Birdman, che si è rivelato un grande film dal punto di vista tecnico e merita davvero i premi per la fotografia e per la regia. Al tempo stesso però mi è sembrata una pellicola totalmente irrisolta, a tratti banale nella trama e nei dialoghi, tanto che sono rimasto sorpreso nel vederla così nettamente trionfante in questa serata. Birdman critica Hollywood ma poi fa man bassa agli Oscar, che paradosso!
Forse non è un caso che il film vincitore parli proprio di mediocrità e banalità e dell’imprevedibile virtù dell’ignoranza.

Insomma, mi sembra che questa edizione confermi una convinzione che vado maturando da qualche tempo: l’Oscar, a parte forse quelli riservati gli attori, non ha ormai un valore che non sia meramente pubblicitario.
La serata è uno show con battute poco spontanee (peraltro scarse e poco divertenti, almeno quest’anno) e in più quest’anno ci siamo dovuti pure sorbire le lacrime tremende, finte è dir poco, per la canzone Glory che poi ha pure vinto l’Oscar come miglior brano originale, tratto da Selma. Un tributo obbligato al film sulle vicende di M. L. King e alla sua produttrice, la notissima e influente ex-conduttrice Oprah Winfrey. La quale sembra che si sia messa in testa di comparire in un film (brutto) all’anno, come testimonia il terribile The Butler del 2013.
Considerando anche l’esclusione di Interstellar a cui non hanno nemmeno conferito il premio per la migliore colonna sonora (che è senza dubbio una delle più belle mai composte), non è stato un grande anno.
Nonostante il gran numero di bravi attori, grandi performance premiate, e discorsi interessanti come quelli di Readmayne e della Arquette, il solo momento toccante della serata è stato il discorso del giovane Graham Moore, trentatreenne premiato con The Imitation Game per la miglior sceneggiatura non originale.
Uno scrittore è l’eroe della serata, commuove il pubblico con un discorso molto intimo sulla diversità e sul continuare ad essere sé stessi; un tempo erano gli attori ad emozionare gli spettatori degli Oscar, se non è più così mi pare che ci sia un problema.

La notte degli Oscar 2015 è la fotografia perfetta del cinema americano di questi anni, pronto a cantarsela e suonarsela da solo ma mai realmente pronto ad aprirsi ad un cinema come arte innovativa: l’ultimo film vincitore e fuori dagli schemi tradizionali/hollywoodiani che mi ricordi è The Hurt Locker che infatti fu una gran sorpresa per tutti.
Increscioso e anche imbarazzante qualsiasi mancato accenno alla scomparsa di un maestro come Francesco Rosi nella sezione “In Memoriam”, dedicata ai grandi del cinema scomparsi durante l’anno; un fatto davvero inaccettabile per un regista importante come Rosi, che conferma la predisposizione di Hollywood a guardare fisso il proprio ombelico.

Unica nota che ho trovato davvero positiva è l’Oscar a Ida del polcacco Pawlikowski, ennesima dimostrazione di superiorità artistica per quanto riguarda i film stranieri, che vengono sempre premiati frettolosamente e invece per la loro evidentequalità dovrebbero essere messi di fianco al miglior film, non a inizio serata dopo il miglior trucco.
Che dire, io sono ormai otto anni che resto sveglio la notte per guardarmi le notti degli Oscar e posso dire di averne viste di davvero belle. Eppure non ci penso due volte nel dire che la notte scorsa avrei sicuramente preferito andare a dormire.

Tommaso Frangini

Gli Oscar 2015 minuto per minuto

E adesso, a cerimonia finita, ne volete sapere una bella?
Prima di andare in letargo per una settimana, vi lascio questa perla: Leo di Caprio girerà il nuovo film di Inarritu. Che difficilmente vincerà anche l’anno prossimo, sono pronto a mettere questa mia previsione nero su bianco in una valigetta sotto plexiglass.
Che volete, è destino!
Buona notte a tutti

6.05 – Sean Penn annuncia (rrrrullo di tambbburrrri)… Birdman è il miglior film degli Oscar 2015! The unespected virtue of ignorance si aggiudica quattro statuette (oltre al miglior film, anche regia, sceneggiatura originale e fotografia) e ne sono felice!
6.00 – E’ il momento della valigetta. C’è poco da fare, Neil Harris aveva capito tutto! Previsioni azzeccate e divertenti.
5.55 – Stavolta non c’è nulla da dire: Julianne Moore vince il suo primo fantastico Oscar con Still Alice. Punto.
5.50 – Kate Blanchett annuncia il migliore attore protagonista agli Oscar 2015. Un bell’applauso per Eddie Redmayne, Steven Hawkings in La teoria del tutto. Una statuetta dedicata ai malati di SLA e al cast del film.
Però.. Cummerbatch e Keaton meritavano! Forse di più, qual è il vostro parere?
5.40 – Inarritu è ufficialmente un regista da Oscar. Birdman si aggiudica l’ambito premio!
“Il nostro lavoro, di artisti e cineasti, verrà giudicato solo dal tempo”, non da vittorie e sconfitte, non dagli Oscar. Però che soddisfazione, per un bel film, essere riconosciuto dall’Academy.
5.30 – La sceneggiatura di Birdman si aggiudica un Oscar. Inarritu ottiene la prima nomination su cinque candidature, meritatissima. Un lavoro di scrittura corale davvero notevole, con picchi di poesia e divertimento in monologhi dal sapore teatrale che ci sono piaciuti. Tanto.
Personalmente trovo meno azzeccata l’Oscar alla sceneggiatura non originale, per The imitation game. E’ una bella storia, certo; ma cosa ha aggiunto il film alla biografia di Turing? Anzi, ma manca poco che non la banalizzi.
Il discorso di ringraziamento però parla di giovani, sogni, voglia di fare ed essere onesti. Ben detto!
5.25 – Grand Budapest Hotel è un capolavoro, anche grazie a una colonna sonora azzeccatissima. E infatti le musiche di Desplat vincono l’Oscar. Dopo otto nomination, il musicista viene premiato per l’utilizzo originale del cimbalo che crea atmosfere davvero suggestive. e così abbiamo già quattro premi tecnici al film di Wes Anderson! 5.20 – Lady Gaga canta “The Sound Of Music” da “Tutti insieme Appasionatamente”. Era molto meglio Julie Andrews.
5.10 – Scarlett Johansson… Una perla al Kodak Theatre di LA.
5.00 – Si ricorda il “dr. King” alla cerimonia degli Oscar con Glory, miglior canzone originale. John Travolta premia gli Oscar, è decisamente il solito simpatico spaccone.
4.50 – Citizenfour, sulle vicende di wikileaks e Snowden, è il più bel documentario del 2015. Win Wenders, alla sua terza candidatura, non vince con Il sale della terra. Gran peccato, ora Wenders non diventerà mica il Leonardo di Caprio del docufilm vero?
4.40 – Il montaggio fa la differenza tra un bel film e un brutto film. Il miglior
montaggio dell’anno scorso? L’Academy Awards sentenzia: Whiplash, senza alcun dubbio. Ma si vedeva già dal trailer, non pensate?
4.30 – “Manca una sola persona e il mondo sembra improvvisamente un posto vuoto”.
Ai grandi nomi della commemorazione all’Academy, Robbie Williams, Marquez e Virna Lisi in primis, noi del Bloggo vorremmo aggiungere un altro grande artista di cui sentiamo già la mancanza. Un ultimo saluto al maestro Luca Ronconi!
4.20 – Anderson e Innartitu procedono a braccetto: la miglior scenografia è il terzo Oscar di Grand Budapest Hotel. Wes Anderson sta per sfondare oppure gli danno solo un contentino?
Birdman invece conquista il premio alla miglior fotografia per il lavoro di Lubezni, l’anno scorso vincitore con Gravity.
4.10 – Nella sezione miglior corto d’animazione, il cagnolino di Feast vale un Oscar, il secondo di quest’anno per la Disney che viene premiata anche per Big hero 6.
Anche il lungometraggio d’animazione premiato l’anno scorso, Frozen, era Disney: due anni di vittorie quindi.
4.00 – Gli effetti speciali di Interstellar sono fantastici, non avevamo bisogno che gli Oscar c’è lo confermasse. Premio meritatissimo, con cui il capolavoro scifi di Nolan guadagna la prima statuetta.
3.50 – È stata appena assegnata una statuetta molto ambita, quella per la miglior attrice non protagonista. A concorrere, star del calibro di Keira Knightley (The imitation game) e Emma Stone co suo bellissimo monologo in Birdman. Vince invece Patricia Arquette, al suo primo Oscar per il ruolo in Boyhood. Il suo discorso verte sulla parità dei generi per le attrici donne.
3.40 – Dopo una simpatica parodia di Neil Harris, in mutande à la Riggan Tomson (Michael Keaton) in Birdman, Whiplash guadagna il secondo Oscar per il mixaggio sonoro. Il primo un’oretta fa, è stato il bravo J.K. Simmons come miglior attore non protagonista.
Altro premio, da non confondere col precedente è quello per il montaggio sonoro, che va ad American sniper.
3.30 – I pochi minuti di fascino cinematografico del corto low budget The phone call è il primo #Oscar dei registi Kirby e Lucas. La prova che si può arrivare lontano anche senza soldi. O almeno, è bello crederci; it’s Oscar night!
Invece il documentario degli Oscar è Crisis hotline di Ellen Kent. Lo confessiamo: noi non l’abbiamo visto. Voi?
3.10 – Ida, film “in bianco e nero, silenzioso” del regista polacco Pawlikowski è il miglior film straniero degli Oscar 2015. Il premio che fu de La grande bellezza; in redazione non siamo tutti convinti, voi?
3.00 – Due Oscar a Grand Budapest Hotel, miglior costume e miglior trucco. Piuttosto prevedibile in fondo, Wes Anderson è un texano piuttosto perfezionista!
Intanto Milena Canonero conquista coi suoi abiti il quarto Oscar su nove candidature. Le maestranze italiane si confermano un’eccellenza, pare.
2.40 – Benedict Cumberbatch beve un liquido misterioso dalla fiaschetta mentre Neil Harris canta a squarciagola e balla con gran stile. Proclamato il miglior attore non protagonista, un bravo J. K. Simmons (lo odiavo in Oz. Adorabile).

Ci siamo, l’87ª edizione della cerimonia degli Oscar sta per iniziare!The 85th Academy Awards® will air live on Oscar® Sunday, February 24, 2013.
Il tappeto rosso è steso davanti all’ingresso del Dolby Theatre.
Los Angeles è in fermento – però c’è anche da dire che Los Angeles è sempre in perenne fermento.
In ogni caso, dalle tre fino all’annuncio dei vincitori previsto per le nove, i riflettori si punteranno sugli Oscar 2015. Il Bloggo può mancare?
Ovviamente no. Infatti abbiamo deciso di seguire l’intera cerimonia per raccontarvela minuto per minuto, red carpet compreso.

E così abbiamo portato una tv in redazione, sintonizzato su sky cinema e abbiamo dormito tutto il pomeriggio per prepararci alla nottata delle statuette.
Allora partiamo con qualche notizia che forse vi può interessare su questa ottantasettesima edizione del giorno più importante dell’anno cinematografico:
– se volete passare anche voi la serata a tifare per i vostri film preferiti dell’anno passato, ricordate che la cerimonia verrà trasmessa da ABC (in America) e in Italia da Sky e, per la prima volta in chiaro, da Cielo.
– la serata verrà presentata da Neil Patrick Harris, alias il simpatico Barney Stinson di How i met your mother, che ha appena sfilato sul red carpet accompagnato dal marito, l’attore David Burtka
qui potete vedere il primo spot degli Oscar 2015, diffuso dall’Academy a Natale; qui un altro, altrettanto divertente e sempre con protagonista il presentatore Neil Harris
– i film che hanno ricevuto più nominations, nove, sono stati Birdman e Grand Budapest Hotel, seguito da The Imitation Game (8), American sniper e Boyhood (6). Interstellar e La teoria del tutto sono invece a quota cinque.

E a proposito, vi ricordiamo le nomination, annunciate in conferenza stampa il 15 gennaio da J. J. Abrams e Alfonso Cuarón, (primo turno) e Chris Pine e Cheryl Boone Isaacs, presidente dell’Academy (secondo turno) e postate sul sito degli Academy Awards.

Per ora è tutto, seguiteci per gli aggiornamenti in tempo reale. Buoni Oscar 2015 a tutti!

Giulio Bellotto