Arte

Il villaggio di Pescatori di Scarabottolo all’Affiche

È il 29 ottobre, l’orologio punta 18.30 e, in mezzo al fragore dei partecipanti, si staglia sul muro, candida, la proiezione di un uomo con in testa un pesce. Siamo alla galleria L’Affiche di Milano e il pescatore, alto sei metri, è solo la parvenza dell’entità in ferro che fino a pochi giorni fa dominava il cluster Isole, Mare e Cibo di EXPO.

Partendo da questo monumento, spesso pochi millimetri, Scarabottolo anima lo spazio della galleria rendendolo un piccolo villaggio di pescatori gaudenti, al quale si accede osservando per il corridoio un acquario di ferro. La mostra “Wish”, nel suo essere manifestazione di un esercito degli umili, concilia l’interesse dell’illustratore per il design, espresso nella serie di disegni delle sedie antropomorfiche, veri esercizi di stile sul tema, e quella che lo stesso autore ha definito nel suo Elogio della Pigrizia come la “riposante disciplina della sintesi”.wish

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Il limite tra predeterminato e arbitrario nella tela: Dianna Molzan alla kaufmann repetto

La kaufmann repetto ospita dal 17 Settembre la prima mostra personale dell’americana Dianna Molzan, dal titolo Earthquake Weather. Il nome deriva da una conversazione casuale avvenuta tra l’artista e uno sconosciuto a Los Angeles, dove nel vernacolo comune si è soliti usare la locuzione “tempo da terremoto”. Nel suo utilizzo quotidiano e popolare, questa frase parte dall’arbitraria connessione, priva di qualsiasi supporto scientifico, tra la condizione atmosferica e il fenomeno dei terremoti.
Il fatto che nella vita di tutti i giorni due realtà tra esse indipendenti siano state congiunte da una formula entrata nell’immaginario e nel linguaggio collettivo, offre alla Molzan il pretesto  per avviare una riflessione metodologicamente affine a quel rapporto predeterminato tra condizione atmosferica e calamità naturale. (altro…)

Il dinamismo mentale di Behr alla Loom Gallery

Il sedimento di vite e di storie ospitate dalla Loom Gallery risuonano come un ticchettio in ogni opera.

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Installazione al Awaln Art Festival di Marrakech, 2011.

Clemens Behr, nato nel 1985 a Koblenz, in Germania, utilizza, infatti, fin dai primi anni un meccanismo di “decostruzione-costruzione” nei confronti degli elementi che incontra nella propria vita quotidiana. (altro…)

La nuova voce nell’Enciclopedia di Gioni: La Grande Madre

La mostra ospitata a Palazzo Reale riprende una modalità concettuale cara al curatore, la stessa che aveva razionalizzato per dirigere la 55a Biennale di Venezia: l’Enciclopedia.
Partendo da questo presupposto, quella della Fondazione Trussardi si pone come l’Enciclopedia di un’importante iconografia, quella della madre, in grado di elencare le sue oscillazioni del gusto durante il XX secolo. Più di cento artisti sono chiamati in adunanza da Gioni per dare la propria definizione della figura femminile, determinata dal loro tempo e dalla loro sensibilità artistica, andando a comporre un grande libro-mosaico visivo attraverso le stanze di Palazzo Reale. (altro…)

Magico Realismo: 24 dipinti di Rob Gonsalves

In psico-linguistica esiste una teoria chiamata garden-path sentence: quando leggiamo una frase costruiamo il suo significato parola per parola e solo alla fine è possibile dare un’interpretazione corretta di cosa vuol dire. Questo è ciò che accade guardando i quadri di Rob Gonsalves, in cui ogni disegno si trasforma in qualcosa di diverso.

L’artista canadese studia i grandi del surrealismo, Dalì e Tanguy, ma si ispira soprattutto a Magritte e a Escher, di cui è molto evidente l’influenza nei suoi quadri. Infatti piuttosto che surrealismo, il termine che meglio descrive il suo lavoro è “Magico Realismo”, poiché egli parte dalla realtà del mondo esterno per descrivere l’impossibile, l’illusione e l’onirico. L’occhio rimane sorpreso dalla prospettiva di questi quadri che ingannano e giocano con la nostra percezione; ecco una selezione dei suoi lavori.

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Sulla Biennale di Venezia, Parte 3: I Padiglioni Nazionali.

Come singole identità i Padiglioni nazionali si interrogano sui futuri del mondo ricreando nei loro spazi simboli, situazioni, scambi che rappresentano la loro previsione.
Se molti di essi destano estremo interesse come il Sudafrica, l’Olanda, il Nordico, la Gran Bretagna con la già immortale Sarah Lucas, la Serbia delle nazioni smembrate e il Giappone delle chiavi del mondo, quattro Padiglioni valgono da soli l’intero costo del biglietto: Francia, Israele, Singapore e Tuvalu. (altro…)

Sulla Biennale di Venezia, Parte 2: Il Padiglione Centrale. Il Détournement dell’Autorità

Nel proseguire della ricerca sulla contemporaneità e sui futuri del mondo, il Padiglione Centrale presso i Giardini assume un tono estremamente più istituzionale. Qui il rischio e la presa di posizione che si respirava nelle Corderie viene meno o, meglio, si edulcora nella selezione di grandi artisti, definiti dai più critici l’ “usato sicuro”. (altro…)

Sulla Biennale di Venezia, Parte 1: Le Corderie. La Combustione Latente dei mondi

Avventurarsi all’interno dei meandri delle Corderie nell’Arsenale, ogni due anni, è un’esperienza estremamente intima. L’uomo avanza sicuro, attraverso le molteplici stanze, osservando e impregnandosi di quella che è la sua contemporaneità.
Colui che entra nella Biennale vuole conoscere il mondo del suo tempo, per conoscere se stesso. Quest’uomo, varcando la porta della 56a esposizione, ha un’ulteriore pretesa, quella di scoprire i futuri del mondo nella visione del curatore, Okwui Enwezor. (altro…)

Piccoli spunti sul lapsus di Danh Vo alla Punta della Dogana

L’artista vietnamita Danh Vo cura a Punta della Dogana una mostra che appare ricca, complessa, affascinante, ma per certi versi non completamente riuscita a causa della sua mole. In collaborazione con Caroline Bourgeois, Vo allestisce l’esposizione affiancando a 37 artisti contemporanei (lui compreso che partecipa con ben 24 opere) 11 artisti del XIII, XIV e XV secolo (perlopiù miniaturisti). (altro…)