Love: l’ultimo eccesso di Gaspar Noé

Quest’anno è arrivato l’ultimo film di Gaspar Noé. Noto per Enter the Void (2009) e Irréversible (2002) negli anni si è contraddistinto per uno stile fatto di eccessi, di provocazioni e perversioni visuali. Quest’ultimo è Love, fuori concorso al Festival di Cannes, che ha varcato le soglie del 3D per portare su uno schermo una complessa relazione d’amore.

È la storia dello studente americano di cinema Murphy (Karl Glusman) che entra in un’intensa relazione d’amore con Electra (Aomi Muyock). La relazione muta quando invitano la loro vicina di casa Omi (Klara Kristin) a fare un threesome con loro. Omi, in seguito ad un altro incontro privato con Murphy, resterà incinta e farà scattare il grilletto del dramma.

La storia si svolge interamente in flashback. Murphy, il primo di gennaio, si ritrova in casa sua, con Omi e il figlio, disperato per la mancanza di Electra. Lei non c’è, è sparita, e la sua memoria corrode ancora il suo irrequieto animo.

Noé porta sullo schermo una storia senza censure, un porno “d’autore” girato in 3D. La terza dimensione gli ha permesso di giocare sulla profondità dello spazio, sulla carnalità dei corpi e sul erotismo dell’amore.

Lo fa con delle musiche molto sensuali e dinamiche che portano questa relazione anche nei meandri più oscuri. Si accompagna ad una psichedelica fotografia fatta di colori molto morbidi ma intensi. Fotografia che talvolta perde di qualità soprattutto quando passa da esterni ad interni; l’apertura del diaframma si mantiene la stessa e l’immagine così diviene sgranata. Fattore non di rilievo poiché, come dice Jonhatan Broda, “you can be out of focus but not out of emotions”. Quindi perché guardare all’aspetto tecnico se ciò che viene proiettato ha un vero impatto emotivo sullo spettatore?

La sceneggiatura, che era inizialmente di sette pagine, mantiene costantemente il pov (point of view) su Murphy. La camera spesso si pone dietro a Murphy e si incanala dentro lo spirito di un ragazzo che è soggetto ad una forte dipendenza dal sesso.

I nomi dei protagonisti non sono per nulla casuali. “La legge di Murphy” segue un protagonista che vive secondo un fato che gli è avverso. Electra, invece, vuole essere un richiamo alla psicologia e al complesso di Elettra di Carl Jung; nel film i due hanno una discussione sul padre di Electra e lui le dice “Electra has a daddy complex”.

Gaspar Noé è stato accusato di essere stato troppo oltraggioso, nuovamente oltre ai limiti. Lui con gran classe ha risposto che ha portato sullo schermo una realtà conosciuta da tutti. Ha rappresentato l’amore in tutte le sue sfaccettature più oscure e veritiere. Non si è posto limiti nel rappresentare il sesso, e l’ha fatto con una certa classe senza mai scemare nella grezza pornografia.

La sua rappresentazione dona forti emozioni a partire dalla seconda metà del film. Fatica inizialmente a prendere il lancio, ma con il susseguirsi degli eventi questo micro universo amoroso prende una fluidità coinvolgente.

Così Gaspar Noé si riconferma per la sua linea artistica. Riprende ancora una volta uno stile avveniristico e pone allo spettatore dei quesiti. Ci interroga su quali siano i limiti visuali nel cinema, e fino a che punto il grande schermo possa esprimersi. Lo trasmette con delle provocazioni creando determinate fazioni di audience, puntando il dito contro un pubblico sia di conservatori che di sperimentatori. Love quindi si dimostra come una sfida nei confronti dei canoni del cinema contemporaneo che continua a mutare in questa perenne e comune ricerca visuale.

Giovanni Busnach

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