Quali sono le radici dell’Odio?

Vinz si guarda allo specchio del bagno.

Dici a me? Ma dici a me? Ce l’hai con me pezzo di merda? Ce l’ha con me? Hei, avete sentito? Ce l’ha con me. Quello stronzo ce l’ha proprio con me. Cazzo. No dico, è con me che ce l’hai, coglione!

Le due dita di una mano si uniscono a formare una pisola immaginaria, l’altra mano toglie la sicura e BAM.

Vinz è uno dei protagonisti del film L’Odio (La Haine) di Mathieu Kassovitz, è nato e cresciuto nelle banlieue parigine, periferie note per la dilagante violenza e criminalità; davanti allo specchio impersona il personaggio che vuole essere, un uomo duro che non si lascia intimorire, un capo gruppo carismatico che non ha paura di utilizzare un’arma per difendere il proprio onore. Nel dialogo con il suo riflesso, Vinz, costruisce la sua immagine ideale di sè plasmandola sulla base dei valori e modelli a cui aspira.

Jaques Lacan, psichiatra e filosofo del Novecento, indaga il sentimento dell’odio dal punto di vista del rapporto tra soggetto e la sua immagine di sé: lo stadio dello specchio, ovvero un’identificazione primaria che pone il soggetto in una situazione di rivalità con se stesso. Lo specchio ha un significato di doppiezza: la nostra immagine speculare, da una parte permette l’identificazione visiva con il proprio corpo, dall’altra introduce la figura dell’Altro nello Stesso e rivela al soggetto una struttura alienata, un’irreparabile scissura. Ed è in questa impossibilità di conciliazione tra l’immagine dello specchio, parte della nostra identità, e il nostro sé che si genera la violenza.

La percezione che abbiamo della nostra identità, costrutto che creiamo nel momento in cui riflettiamo su noi stessi, viene determinata in parte attraverso il punto di vista degli altri, di un’altra persona o di un gruppo cui apparteniamo. Lo studioso Cooley utilizza proprio la metafora dello specchio per spiegare questo concetto.

Così come noi vediamo la nostra faccia, il nostro corpo e il nostro abbigliamento nello specchio, ci interessiamo ad essi perché sono nostri, siamo soddisfatti o meno di essi, a seconda che essi corrispondano o meno alle nostre aspirazioni, così, con l’immaginazione, noi percepiamo nelle menti altrui pensieri intorno alla nostra maniera di apparire, ai nostri modi, ai nostri obiettivi, alle nostre azioni, al nostro carattere, ai nostri amici e così via e siamo influenzati da essi. Ciò che provoca la nostra vergogna o il nostro orgoglio non è il mero riflesso, ma il sentimento attribuito all’altro, l’effetto che immaginiamo abbia nella sua mente tale riflesso.

Il riflesso che Vinz cerca di rappresentare è la sua immagine sociale, il collegamento che vuole instaurare con l’altro nel momento in cui entra in relazione con il suo mondo.

Qual è il suo mondo? Quartiere di periferia dove i ragazzini per strada imparano ad aver paura della polizia e che allo stato non importa nulla di loro. Il mondo del ghetto, pieno di risentimento e speranze mancate.
E’ sufficiente un contesto di degrado per determinare un comportamento violento? Diversi studiosi del comportamento aggressivo e criminale si sono interrogati su quali potessero essere le cause della violenza, tra questi Athens parla di un vero e proprio processo di violentizzazione. Con questa definizione si intende un insieme di processi che, nel corso della vita e delle interazione sociali violente, sviluppano percorsi di adattamento a sistemi culturali e normativi fondati soprattutto sulla violenza. Chi attua violenza viene quindi inteso come colui che ha fatto propri modelli di comportamento altri rispetto a quelli convenzionali e che ha imparato a ricorrere alla violenza come mezzo per risolvere determinate situazioni. Athens parla di un vero e proprio percorso di formazione ed educazione alla violenza che si compone di diverse fasi (brutalizzazione, belligeranza, prestazioni violente, virulenza), le quali però non sono legate in modo lineare e necessario, ma il soggetto può sempre uscire dal processo di violentizzazione decidendo di non mettere in atto comportamenti violenti in linea con un’immagine di sé non violenta.

Nel film è evidente la contrapposizione tra la sottocultura delle periferie e il mondo convenzionale, anch’esso portatore di valori di violenza, resi più subdoli e nascosti dietro lo slogan “Lotta alla violenza”. La polizia usa la violenza nello stesso modo efferato e seguendo lo stesso processo di violentizzazione che è evidente nei ragazzi che perseguita. Merito di Mathieu Kassovitz è di non delineare buoni e cattivi, colpevoli e assolti, ma di colorare con le stesse tinte bianche e nere tutti i suoi personaggi.

Ed è in questo mondo di rabbia e frustrazione che inizia la caduta, quella di cui parla Hubert, l’amico di Vinz.

Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.

Si inizia a cadere quando ci si chiede “Quanta violenza posso ancora sopportare?” e si maturano desideri di vendetta per non essere più umiliati. Si continua a cadere quando si ha la sicurezza di essere protetti dal gruppo di riferimento, quando si ubbidisce all’autorità che ordina la violenza, quando l’atto violento diventa responsabilità personale che non si può evitare. Si atterra quando la sottile linea rossa di sopportazione viene superata. Lo schianto è il proiettile sparato, da Hubert o dal poliziotto non ha importanza. L’atterraggio è quello della società che precipita, che mentre precipita si ripete per farsi coraggio: “Fino qui tutto bene. Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene”.

maxresdefault

Valentina Villa

Forse potrebbe interessarti anche: Quel noioso giorno d’estate – L’ennui. La haine. La rage. Uno spettacolo teatrale di Niccolò Matcovich.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...