Giorno: 2 dicembre 2015

La traiettoria dell’oro congolese

L’Africa, un paese floridissimo, pieno di risorse, una magnifica terra sfruttata e derubata da coloro che operano sul territorio, grandi multinazionali e aziende occidentali principalmente, ma non solo.
Il Congo, ad esempio, nella regione del Kivu in particolare è un paese ricco di risorse naturali quali minerali, legnami, oro, carbone e avorio.
Nell’aprile del 2015 un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), con la collaborazione dell’Interpol e di alcune Ong ha denunciato il saccheggio e il commercio illegale di tali risorse per un giro d’affari del valore di 1 miliardo e 200 mila dollari l’anno.
Regina dell’estrazione e del commercio dell’oro è la Banro corporation, una compagnia canadese proprietaria delle concessioni minerarie aurifere. Nel 2003 il Presidente della Repubblica democratica del Congo Joseph Kabila infatti, cedette a tale compagnia tutti i giacimenti auriferi della Somico, società mineraria del Congo, senza l’imposizione di tasse e imposte adeguate. Questa società, per procedere all’estrazione dell’oro, ha espropriato le terre situate nei pressi di Twangiza, con il benestare del Governo; dopodiché ha delocalizzato la popolazione altrove, nonostante inizialmente la società tollerasse la presenza dei minatori artigianali, fino a che 850 famiglie sono state costrette ad abbandonare il territorio, 5100 persone hanno dovuto lasciare la propria abitazione. Con l’intenzione di risarcire i danni provocati, la Banro ha assegnato ad ogni famiglia una casetta in mattoni di 20 m2 e un piccolo orticello da coltivare; i nuclei familiari avrebbero dovuto ricevere anche una somma di denaro, di ammontare indeterminato, che peraltro non hanno ancora visto, come indennizzo. Una misera elemosina, cartina tornasole della modalità di agire di questa compagnia, che ritiene di poter calpestare la popolazione e il territorio, per poi “risarcire” con una miseria i danni irrimediabilmente provocati.
L’attività mineraria è la spina dorsale dell’economia locale, la cacciata dei minatori dal proprio territorio ha creato disoccupazione e disperazione in quasi tutta la popolazione del luogo, ritrovatasi con un piccolo orticello come unico sostentamento rimasto loro per sopravvivere. (altro…)