Salvini, Bologna e la nuova strategia della tensione

Oggi mi sarebbe piaciuto parlarvi della magnifica coreografia che Simona Bertozzi è stata in grado di creare per l’atto conclusivo del suo dittico dedicato a Prometeo, un quadro d’azione intitolato “Il Dono” e performato l’altro ieri sera all’Oratorio di S. Filippo Neri a Bologna.

Ma essendo rimasto nella dotta città per tutto il week end non posso esimermi dal compito assai più ingrato di scrivere invece di quanto ho visto e sentito ieri, proprio durante la manifestazione della Lega Nord.
Alloggiavo vicino alla stazione, quella stessa che 35 anni fa fu fatta saltare in aria da un manipolo di criminali estremisti ideologicamente non troppo lontani dai segretari del Carroccio ma, per somma sfortuna delle 85 vittime del 2 agosto, meno parolai. Quella stessa stazione ieri mattina ha ricominciato a bruciare, verosimilmente per un sabotaggio che avrebbe dovuto rallentare il traffico ferroviario ed impedire ai manifestanti leghisti di raggiungere il centro. Quanto, in questo caso, gli elettori di Salvini siano vittime e quanto invece siano colpevoli di aver provocato con la loro condotta tracotante e xenofoba il sabotaggio non sta a me dirlo. Posso solo riportare che alle 10, l’ora di inizio del comizio, Piazza Maggiore era blindata dalla polizia e per tutto il giorno svariati elicotteri hanno volato radenti le torri per sorvegliare i verdevestiti dall’alto; l’intenzione non sarà stata quella, ma l’impressione era esattamente di trovarsi davanti ad un manipolo di galeotti esibiti in bella mostra sotto gli occhi attenti dei secondini. Una reminescenza della mia formazione classica mi ha fatto pensare al trionfo di Cesare del 46 a.C.: i gallo-padani sconfitti in catene si inginocchiano davanti ai rossi vessilli dei vincitori. E il paragone coi barbari potrebbe anche reggere, senonchè Salvini non è biondo come Vercingetorige.

Comunque è facile capire come tutta questa atmosfera marziale, accompagnata nel corso della giornata da alcune detonazioni di cui sul momento non ho saputo individuare la provenienza (il ponte di via Stalingrado, luogo di alcune cariche della celere contro gli attivisti dei centri sociali), mi abbia brutalmente distratto dalla contemplazione delle bellezze dell’Arte. D’altra parte anche Brecht confessava questa sua lotta intestina:

In me combattono
l’entusiasmo per il melo in fiore
e l’orrore per i discorsi dell’Imbianchino*.
Ma solo il secondo
mi spinge al tavolo di lavoro.

*nomignolo usato dal poeta per Hitler, che in gioventù fu pittore privo di talento

Il mio amore per il teatro quindi non sarà minore a quello di Bertold Brecht se per oggi mi abbandonerò alla descrizione di un altro genere di spettacolo dal vivo, ben più triste perché tragicamente vero.

Ma per non gettare ombre funeste sulla giornata di ieri, bisogna ammettere che il sole splendeva alto e luminoso. Tutto riluceva sotto una luce impietosa; i colori delle bandiere (leoni di S. Marco, soli delle Alpi, un’accozzaglia di simboli alla rinfusa in cui, sono sicuro, ci sarà stata anche qualche svastica) brillavano e rivelavano l’idiozia della gente che le impugnava.
Perché tali bisogna essere per credere, ancora adesso – ma anche prima se proprio vogliamo dirla tutta -, alla retorica leghista e alle sue contraddizioni il cui unico comune denominatore è l’incitamento all’odio: degli idioti.

D’altronde che il popolo sia acefalo e abbia bisogno di una guida lo diceva già Cicerone, e molto meglio di quanto potrei fare io. L’oratore avvertiva anche dei gravi rischi che comporta seguire il capo sbagliato. E, questo è certo, Salvini è sbagliato.
Lo è sotto ogni aspetto, ideologico, morale, comunicativo e l’elenco è ancora lungo. Dal momento però che le invettive personali e gli scherni al personaggio, per quanto arguti, non sono poi un gran risultato data la bassa caratura loro obbiettivo polemico, credo sia più interessante soffermarsi sull’aspetto politico.

Perché Salvini è un pericolo molto serio. Non quanto Hitler all’epoca di Brecht, forse, ma nessuno vuole arrivare tanto in là da scoprirlo. E’ anche comico, e forse questo ci confonde; ma resta il fatto che si tratta di un peone che rinfocola i contrasti sociali, comprendendoli molto bene e intercettando l’odio sul nascere per sfruttarlo, ma senza averne il controllo.
Inoltre non ha, come gran parte degli schieramenti politici di oggi, nessun programma a lungo termine: la sua progettualità non va oltre l’ottenere un po’ di consensi e per raggiungere il suo obbiettivo è pronto a complicare situazioni difficili già di per loro, come quella bolognese dopo i recenti sgomberi e lo scontro tra Comune da una parte, Questura e Procura dall’altra.
In questo Salvini non solo non dimostra di essere un buon politico, e fin qui nulla di nuovo sotto il sole, ma si comporta da criminale ed irresponsabile. Salvini, anzi, è eversivo; non si preoccupa cioè di mettere in pericolo la società civile per i suoi scopi personali.
L’obbiettivo in fondo non è neanche più politico, al massimo mediatico: avere un hashtag di tendenza, titoli sui giornali e servizi in TV. Forse la Lega ormai serve solo a foraggiare la mania di protagonismo dei suoi leader.

Ma per quanto sia idiota e pericoloso ed irresponsabile, Salvini è un rappresentante delle istituzioni. La nuova eversione viene dunque dal cuore del Palazzo. È così ormai da tempo, da quando Grillo ha inaugurato quella politica affamata di fama che mangia se stessa, come il cane che si morde la coda e pian piano si divora.
La cosa più preoccupante, la novità, è che questa strategia della tensione 2.0 coinvolge non solo la politica, ma anche la pubblica amministrazione: vengono così arruolate la magistratura impegnata a punire quelle poche voci fuori dal coro (De Luca ne è stato l’ultimo esempio) e la pubblica sicurezza abituata ad utilizzare la violenza in chiave repressiva (come durante lo sgombero di Palazzo Telecom).
A cadere a pezzi non è solo lo stato sociale e di riflesso la classe politica ma lo Stato nella sua interezza, che nel crollo per giunta si accanisce contro i suoi stessi brandelli, schiacciandoli. La violenza non è sempre esplicita, come negli anni di piombo, ma più subdola e strisciante.
E naturalmente dove c’è qualcuno o qualcosa che striscia c’è sempre lui: Silvio Berlusconi, ripescato dagli armadi e ripulito dalla naftalina come supporter del Nord xenofobo. La domanda che viene spontanea è perché si presti ancora a queste pagliacciate, dopo essere più o meno fortunosamente scampato ai suoi guai con la giustizia.
Che sia invischiato anche lui nella torbida faccenda dei generosi finanziamenti pubblici alla Lega è possibile e anzi probabile. Ma chiaramente, almeno finché non darà di nuovo problemi all’establishment che già l’ha abdicato nel 2011, non ne avremo mai le prove.
E pare di risentire la voce di Pasolini

Tutti noi sappiamo, ma come a scuola non vogliamo mai sollevare la testa dal banco per prendere finalmente la parola; io sono stufo e, francamente, indignato.
Ecco perché oggi da me non saprete nulla del meraviglioso spettacolo di Simona Bertozzi. E se volete lamentarvi, andate pure com’è vostro diritto di elettori a bussare alla porta di Salvini chiedendo spiegazioni.

Giulio Bellotto

3 comments

    1. Grazie, siamo molto contenti che il punto di vista di Giulio ti abbia interessato e ci fa piacere che tu l’abbia condiviso con i tuoi lettori!
      La Redazione

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