Il limite tra predeterminato e arbitrario nella tela: Dianna Molzan alla kaufmann repetto

La kaufmann repetto ospita dal 17 Settembre la prima mostra personale dell’americana Dianna Molzan, dal titolo Earthquake Weather. Il nome deriva da una conversazione casuale avvenuta tra l’artista e uno sconosciuto a Los Angeles, dove nel vernacolo comune si è soliti usare la locuzione “tempo da terremoto”. Nel suo utilizzo quotidiano e popolare, questa frase parte dall’arbitraria connessione, priva di qualsiasi supporto scientifico, tra la condizione atmosferica e il fenomeno dei terremoti.
Il fatto che nella vita di tutti i giorni due realtà tra esse indipendenti siano state congiunte da una formula entrata nell’immaginario e nel linguaggio collettivo, offre alla Molzan il pretesto  per avviare una riflessione metodologicamente affine a quel rapporto predeterminato tra condizione atmosferica e calamità naturale.

Earthquake Weather, installation view, kaufmann repetto, Milano, 2015.

Earthquake Weather, installation view, kaufmann repetto, Milano, 2015.

L’indagine della Molzan, in quanto artista, prende il suo avvio proprio dall’elemento che designa lo statuto dell’artista dalla nascita dell’epoca moderna: la tela.
Non è tanto l’aver mostrato alla kaufmann una selezione di tele raggrinzite, tagliate, sfrangiate, piegate, in relazione anche a oggetti quotidiani, – quasi a ricreare gli effetti di un earthquake d’atelier – a racchiudere questa riflessione, quanto il suo essersi interrogata su quale sia il limite tra predeterminato e arbitrario nella tela. Il suo utilizzo, la sua funzione, quello di supporto, quella di terreno da rendere fertile, sono concezioni date per scontate, preordinate logicamente, ma qui messe in discussione. La tela sarà sempre piegata al suo scopo di necessario sostegno? Molzan ci mostra come la tela da contenitore possa diventare contenuto, come la rigidità del suo ruolo utilitaristico possa essere sovvertita, come la decostruzione porti a chiedersi il perché di ogni singola azione ovvia, indiscutibile e meccanica. Perché prendere subito in mano il pennello davanti alla tela, invece della tela stessa?

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Untitled, 2015.

Molzan ripensa tutto dal principio, trova l’errore nell’adottare pedissequamente la superficie senza alcun tipo di interrogativo, perplessità, dubbio. Muta l’opera non nel suo spazio illusorio e bidimensionale, ma nella sua materiale costituzione fisica. Quando questo è avvenuto, il processo dell’artista prosegue nel conferimento di un’identità cromatica e nella selezione dell’oggetto quotidiano al quale dona nuova vita intrecciando il suo passato con un futuro imposto arbitrariamente.
Così il cuscino di  Untitled diviene parte di una nuova iconografia della croce, che ribalta il simbolo mondiale della sofferenza, armonizzandolo nell’epoca del confort; le banali posate di plastica, richiami alla nostra quotidianità più necessaria, diventano costellazioni nell’universo formato dalla tela e da grovigli nebulosi della medesima materia; nella riflessione della Molzan spesso è il piccolo gesto leggero a cambiare lo statuto, come la lenta incisione nella tela, così distante dal violento e mistico squarcio di Fontana, dalla quale fa affiorare una schiera di filamenti interni, che tornano alla luce strappati da un destino che li avrebbe voluti all’ombra.
I cinque pilastri verticali monocromatici, anch’essi risultato della manipolazione della tela, si stagliano come moderni totem sui quali sono posti trucioli dipinti, quasi offerte votive o idoli. Le cinque entità formano tra di loro un ritmo che corre per le diagonali cromatiche dei trucioli, donando un dialogo che, una volta venduti singolarmente, si potrà ascoltare unicamente in chiave individuale.

Dianna Molzan ci mostra come il ruolo del pittore non debba necessariamente essere succube di rigidi schemi preimpostati dalla storia dell’arte e, come questa figura, così romantica e spesso sacrificata nelle intemperie della contemporaneità, possa trarre nuova linfa dalle ricerche del nostro tempo. L’artista suggerisce come la tela possa essere usata in altri modi, ponendo su di essa uno specifico rilievo e la propria ossessione. Proclamando l’arbitrario su ciò che è sempre stato visto come predeterminato, Dianna Molzan mina le certezze, indicando la strada per nuove modalità e metodi conoscitivi.

La mostra “Earthquake Weather” presso la galleria kaufmann repetto, via di Porta Tenaglia 7, Milano, sarà visitabile fino al 12 Novembre. Per ulteriori informazioni qui.

Bernardo Follini

courtesy of the artist and kaufmann repetto, Milano/New York
photocredit: Andrea Rossetti

Untitled, 2015.

Untitled, 2015.

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