Espiazione e la Finzione Letteraria

Capita alle volte di sentire l’irrefrenabile desiderio di leggere qualcosa di nuovo, di immergersi in una storia mai sentita né immaginata e quelle volte sembra che nessuno dei libri mezzi iniziati sul tuo comodino possa soddisfarti. Puntualmente questa voglia ti prende quando non hai nemmeno due euro da spendere al libraccio per un libro usato e così ti ritrovi su google con la barra di ricerca che ti guarda con aria interrogativa. Cercavo un libro con una storia intensa di uno scrittore di cui potessi fidarmi e nel marasma del web ho trovato Espiazione, di Ian McEwan.
Il primo e unico libro che ho mai letto dello scrittore inglese è stato uno dei suoi due romanzi per ragazzi, L’inventore di Sogni, di cui ricordavo soprattutto la copertina: il signore seduto in poltrona con la faccia da gatto. Il romanzo racconta la storia di Peter un ragazzino introverso che con i suoi sogni ad occhi aperti si estrania dalla realtà confondendola con la fantasia. Non a caso Ian McEwan ha introdotto il suo romanzo con una frase tratta dalle metamorfosi di Ovidio: In nova fert animus mutatas dicere formas corpora. L’estro mi spinge a narrare di forme mutate in corpi nuovi.

Con queste premesse (o promesse) mi sono lanciata nella lettura di Espiazione, che già dal titolo si presenta più enigmatico e “per adulti”. In verità già dalle prime pagine si possono intuire dei parallelismi con l’Inventore di Sogni. Anche in questo romanzo la protagonista è una bambina di tredici anni, Briony, dotata di una raffinata sensibilità e passione per la scrittura, come Peter gioca con la sua immaginazione, ma in questo caso le conseguenze del suo gioco saranno reali e terribili. In una calda sera d’estate la giovane Briony accusa un innocente, amante di sua sorella maggiore Cecilia, di un crimine orrendo (lo stupro della cugina di quindi anni), decretando definitivamente la sua rovina.

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Immagine tratta dal film Espiazione (2007) diretto da Joe Wright

Briony è una ragazzina ossessionata dall’ordine e dal controllo e per questo è sopraffatta dalla realtà che sfugge alla sua comprensione. Quando scrive, i suoi personaggi sono obbedienti alla sua volontà, i paesaggi sono descritti minuziosamente per non lasciare nulla al caso, ma le persone reali, con la loro vita e loro emozioni, non possono essere controllate. Chi sono i cattivi della storia? Esiste il bene e il male? Lo scrittore apre uno squarcio nella mente di una ragazzina che ignora il potere della parola per quanto ne sia affascinata, che scambia la vita reale per un romanzo.

Quel pomeriggio Briony, mentre si interroga sul perché scrivere una commedia sia così più difficile rispetto alla prosa, si domanda: chissà se gli altri sono vivi quanto lo sono io? La risposta è nella vita degli altri personaggi che vivono le conseguenze della sua accusa. L’amore tra la sorella e il giovane non potrà mai realizzarsi a pieno, così come le loro ambizioni e i loro sogni. La risposta è nei sensi di colpa che perseguitano la giovane Briony fino agli ultimi momenti della sua vita e fino alle ultime pagine del romanzo.

Lo stile scelto da McEwan della narrazione in prima persona con vari punti di vista permette un’analisi psicologica precisa dei personaggi, che sono mutevoli e vivi. Anche la descrizione di alcune figure secondarie come la cugina di Briony, Lola, non è banale e non stigmatizza il personaggio in nessun stereotipo.
Un altro aspetto che dona intensità ad Espiazione è senza dubbio il suo lato più sensuale. Il sesso viene raccontato nella storia dei due amanti, che prima si respingono e poi si cercano. Il loro incontro alla fontana e poi in biblioteca mostra un erotismo impacciato; anche nelle situazioni più esplicite la sensualità viene espressa in modo raffinato, pur non sopprimendo l’aspetto più istintuale del desidero sessuale. Al contrario l’abuso e la violenza non vengono descritte in modo diretto, l’atto sessuale viene censurato quasi per non creare nessun tipo di confronto con il sentimento amoroso di Cecilia e Robbie.
Rimpianto, sesso, amore e violenza sono dunque gli ingredienti che rendono il romanzo dello scrittore inglese avvincente ed emozionante, ma la vera svolta è nell’epilogo del libro, quando la vera protagonista si scopre essere la finzione letteraria. Come può uno scrittore espiare le proprie colpe per decidere delle sorti dei suoi personaggi? L’unica cosa che rimane nel tempo è la letteratura, che la storia raccontata sia vera o immaginaria non ha importanza.

Il problema in questi cinquantanove anni è stato un altro: come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere i destini altrui la rende simile a Dio? Non esiste nessuno, nessuna entità superiore a cui possa fare appello, per riconciliarsi, per ottenere il perdono. Non c’è nulla al di fuori di lei. È la sua fantasia a sancire i limiti e i termini della storia. Non c’è espiazione per Dio, né per il romanziere, nemmeno se fossero atei. E’ sempre stato un compito impossibile, ed è proprio questo il punto. Si risolve tutto nel tentativo.

Così l’ultimo gesto di cortesia che si può fare è regalare un lieto fine agli amanti, perché è quello che il lettore si aspetta e spera e perché in fondo la realtà non è tanto più vera della fantasia.

Valentina Villa

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