L’Evoluzione Cubana

– In risposta a Cuba: passato, presente e futuro

Leggevo qualche giorno fa sulle pagine digitali di questo medesimo blog, un piacevole articolo che tentava di analizzare passato, presente e futuro di Cuba. L’autore, fornisce un’interessante panoramica degli avvenimenti di quest’isola che si adagia orizzontalmente nel Mar dei Caraibi, tralasciando però alcuni fatti storici di centrale importanza per comprendere l’evoluzione seguita alla lotta armata e descrivendo solo parzialmente le mille sfaccettature di una situazione poliedrica come quella Cubana.

Nell’immaginario collettivo la rivoluzione cubana è un evento che ha visto contrapporsi le forze rivoluzionarie di Castro all’esercito regolare cubano. In realtà la situazione era ben più complessa.
Gli schieramenti avversi a Batista erano molteplici. Oltre ai rivoluzionari del Movimento 26 de Julio vi erano il Direttorio Rivoluzionario “13 marzo” di Faure Chomon, nato dalla tradizione di lotta studentesca cubana, il Partito Socialista, fortemente critico nei confronti di Castro e quello Ortodosso, di stampo riformista, che verranno poi inglobati dall’ M-26 per formare il Partito Comunista Cubano. Tutte queste compagini sgomitavano per colmare il vuoto di potere lasciato dalla caduta del regime Batistiano e se certo Castro era la figura di maggior impatto mediatico, la leadeship del nuovo ordinamento non era per nulla definita.

L’otto gennaio del 1959, all’indomani del trionfale ingresso delle truppe rivoluzionarie all’Havana, Castro pronuncia uno storico discorso in cui sancisce la preminenza delle autorità civili su quelle militari, assicura di non nutrire alcuna ambizione politica e addirittura si paragona a Cincinnato, affermando il proprio ritiro una volta che il suo compito sarà esaurito.
In sostituzione di Batista è nominato presidente un ex magistrato di note tendenze democratiche: Manuel Urrutia e il primo governo dell’era post rivoluzionaria, guidato da Jose Miro Cardona, è formato perlopiù da liberali e riformisti.
La genialità di Castro sta nel comprendere che un eventuale presa di potere dittatoriale ed estremista sarebbe mal vista tanto dalla popolazione, che ha ancora vivido il ricordo delle atrocità del passato regime, quanto dai vicini yankee, ossessionati dalla paranoia anticomunista e dalla possibilità dell’instaurarsi di una dittatura “rossa”.
Il lìder màximo intanto incanta le piazze con la sua retorica ammaliante e alimenta il fascino della sua figura già mitica. I cubani stravedono per lui, tant’è che è presto evidente che vi siano due governi a Cuba: quello di Cardona, che detiene il potere formale e quello di Castro che, pur non essendo investito di alcuna autorità politica, detiene realmente il potere. Il capo rivoluzionario è capace di attrarre il consenso universale ed incondizionato dei cubani. Questi non chiederà o si attribuirà mai l’incarico di Capo del Governo, sarà Cardona che capendo la sua situazione di vaso di terracotta, si dimetterà. Urrutia a quel punto non può che assecondare il plebiscito popolare che vuole Castro Presidente del Governo. Qui inizia la storia del dittatore che per più di cinquant’anni ha regnato sull’isola.

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Fidel Castro, discorso all’Havana l’8 gennaio 1959

Ciò che scaturisce dalla rivoluzione, e dal successivo disastro diplomatico degli Stati Uniti, è una repubblica socialista, dittatoriale, ostinatamente convinta della giustezza del proprio sistema economico.
Sono state sollevate aspre critiche a questo modello ed il bersaglio principale dei detrattori della politica castrista sono stati, e continuano ad essere, la situazione di povertà diffusa all’interno dell’isola e la non rispondenza delle politiche economiche ai reali bisogni della popolazione.
E’ tuttavia semplicistico attribuire la povertà del popolo cubano all’inadeguatezza dell’economia. Il modello economico di stampo socialista non si è dimostrato fallace in relazione ai suoi presupposti teorici. Numerosi istituti di stampo marcatamente socialista, come la cosiddetta “libreta”, sono suggestioni interessanti, soprattutto se comparati alla nullità di garanzie di sostentamento tipica di tutti paesi neoliberisti che hanno un economia assimilabile a quella cubana.
Lo stesso si può dire circa la nazionalizzazione delle fabbriche e dei fondi agricoli. Il fatto che ai campesinos, che costituiscono la maggioranza della popolazione cubana, restino solamente le briciole non è imputabile alla scelta di sottrare la proprietà di tali beni ai privati, bensì alla mancata redistribuzione degli enormi proventi derivanti dalla vendita all’estero della produzione nazionale.
Il sostanziale fallimento del modello, in definitiva, è ascrivibile non tanto alla sua “inadeguatezza” strutturale bensì all’ingordigia dei funzionari del PCC, alla mancanza di trasparenza all’interno delle dinamiche di potere e alla dilagante corruzione dei vertici politici.

Nel 2008, dopo quarantanove anni di presidenza, Fidél ha passato lo scettro al fratello Raùl, suo secondo sin dai tempi della Sierra Maestra. Questo avvicendamento ha alimentato l’aspettativa del popolo cubano di un cambio gestionale nel segno di una generale modernizzazione.
Nel suo primo discorso dopo l’elezione Raùl ha promesso una serie di riforme economico-sociali.
Tali promesse del neoeletto Presidente sono state parzialmente mantenute. Raùl ha avviato un importante opera di rinnovamento del sistema sia nell’ambito delle libertà personali che in quello economico. Oggi i cubani possono lasciare il paese ed importarvi beni di consumo dall’estero, il controllo asfissiante degli agenti governativi è stato ridotto, vi è stata una modesta apertura all’economia privata e alla piccola impresa. I beni inseriti nella libreta, ovvero quelli di cui si fa carico lo Stato per i cittadini, sono stati diminuiti ma a ciò è corrisposto un aumento dei salari per la maggioranza dei cubani.
C’è chi ha parlato di un lento abbandono del modello socialista in favore di quello capitalista. In realtà, come lo stesso Castro ha affermato, è in atto un’opera di rinnovamento del socialismo in una direzione maggiormente riformista. Un cammino che potrebbe portare ad una sorta di terza via, che si colloca a metà tra neoliberismo e comunismo sintetizzandoli e superandoli. Una prospettiva di notevole interesse visto il fallimento di entrambe singolarmente considerate.

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Raùl Castro

Indice della profonda trasformazione che sta avvenendo in seno alla società cubana è il progressivo cambiamento delle politiche statunitensi nei confronti di Cuba. Il quindici Agosto il Segretario di Stato americano John Kerry ha presenziato alla cerimonia di riapertura dell’ambasciata americana all’Havana. Sembra dunque aprirsi un periodo di distensione tra i due paesi.
Se, da un lato, è certamente auspicabile il tramonto della politica isolazionista imposta dagli americani nei confronti di Cuba, d’altro canto questa deve realizzarsi in un ottica di sincera amicizia tra popoli e non risolversi in un “via libera” al selvaggio investimento dei gruppi imprenditoriali statunitensi.
Nessuno può sapere se i benefici che potrebbe trarre Cuba da una nuova dialettica con gli USA saranno maggiori di quello cui dovrà rinunciare. Quel che è certo che i più grandi gruppi finanziari americani hanno già preparato massicci piani d’investimento nell’isola.
Se Raùl Castro aprirà all’ingresso a Cuba di capitali a stelle strisce la storia lo assolverà?

Chang Cho

One comment

  1. … Comunque andrà, il “Comandante” non verrà assolto dalla Storia. Non Potrà essere assolto. Ha ragione l’autore dell’articolo a dire che la causa del fallimento è dovuta all’ingordigia, alla poca trasparenza e, aggiungerei, alla perversa spietatezza di un uomo, circondato da pochi tirapiedi leccaculo, che ha iniziato la sua conquista del potere facendo sparire chi lo ha aiutato e protetto durante la guerriglia serrana. In più, spalleggiato da intellettuali opportunisti e complici, solo perchè contrari all’ “Impero Americano”… La prima foto che viene presentata è emblematica: Fidèl al centro, tra i Comandanti Camilo Cienfuegos Gorrariàn a sinistra, e Huber Matos Benitez, a destra. Il primo, adorato molto più di Fidel e Guevara, giustiziato codardamente e spacciato per disperso, il secondo condannato a 20 anni di “calabozo” infernale, la galera più atroce. Perchè? Perchè entrambi, veri Rivoluzionari e reali Patrioti, avevano chiesto a Fidèl di non continuare a fucilare chiunque non avesse l’uniforme verde olivo e in più, gli proponevano di attuare i cambiamenti e indire le elezioni promesse dopo la vittoria.
    I fascisti e i prepotenti tendono a dire bugie…. anche se si tingono di rosso. Era il 1959…
    E’ straordinario quello che ancora oggi i Cubani pensano di questi due eroi e quello che invece pensano dei loro aguzzini attuali. Ieri, 56 anni dopo, durante la visita del Papa a Cuba, decine di dissidenti sono stati arrestati per evitare che anche una sola voce contraria si levasse dalla folla triste, assoggettata, demoralizzata e impaurita, che ancora non è padrona della propria vita e che teme, disprezza e maledice la “Loma”, la collina del potere. E chi non ha mai fatto la fila con la “Libreta” forse non sa che il becchime mensile lanciato alle galline dal grande vecchio non è mai bastato per più di qualche giorno… Vergogna!!!
    VIVA LA CUBA DEL CAMBIO

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