Fenomenologia del Derby

C’è un’impercettibile elettricità nell’aria, una calma apparente;
cammino per le strade della città, per i vicoli del centro, nelle piazze; oggi è diverso a Milano. Qualcosa sta per succedere. Noto nel volto del benzinaio, che mi gonfia le ruote della bici, una mal celata tensione; anche il barista, che mi serve il caffè, ha la stessa espressione angosciosa. In città, ovunque, si respira un’aria appesantita. Ho la mente annebbiata, non mi spiego il clima che si respira, finché, nel bar, entra un nuovo cliente; il barista lo apostrofa: “uè baùscia!”; “ va’ che l’Icardi è rotto” gli dice; “gioca, gioca” risponde il cliente.
Come ho potuto dimenticarlo, domenica c’è il Derby della Madonnina! Inter e Milan si sfidano, all’alba di una stagione fondamentale per tentare di tornare ai gloriosi fasti del passato; tuttavia la stracittadina trascende l’aspetto meramente sportivo, significa molto altro: è innanzitutto una sentitissima sfida tra cittadini, studenti, lavoratori, amici e nemici che parteggiano per uno schieramento o per un altro. L’acre rivalità abbraccia la città intera durante la settimana che precede la partita, lo scontro e gli sfottò assumono dimensioni collettive: tifosi neroazzurri contro quelli rossoneri, non esiste mediazione o neutralità.
E’ ben possibile che quell’anno il raccolto sia stato magro, gli insuccessi universitari numerosi, o che la minaccia di licenziamento sia divenuta una realtà incontrovertibile; ma per quanto possa apparire improbabile e pazzo, una vittoria contro il blocco nemico regalerebbe quel sentimento di indescrivibile gioia, appagamento e felicità, che l’esistenza nega a molti, eclissando tutto il resto, almeno per i giorni immediatamente successivi.
Non ci saranno solo i tre punti, ma un vero e proprio riscatto sociale, una rivincita esistenziale.
Fino al millenovecentosettanta questa strana manifestazione, popolare prima che sportiva, si declinava anche nella forma di una peculiare lotta di classe; per il tifoso rossonero, chiamato spregiativamente casciavìt per denotarne l’origine operaia, sconfiggere il nerazzurro baùscia,
di estrazione borghese, rappresentava anche la vittoria del lavoratore sul proprietario, la rivincita del servo nei confronti del padrone.
Oggi che la povertà si è livellata su ambo le parti non è più così, ma l’intensità della rivalità non scema, il desiderio di affermazione resta tangibile.
Se non avete un biglietto, accalcatevi sui divani degli amici, nei pubs e ovunque trasmettano la partita. Al di là della fede di ciascuno di voi, pregate gli Dei del pallone che non ci diano una X, cosicché almeno una parte della città potrà godersi un dolce risveglio.

Niccolò Terracini

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