Cuba: passato, presente e futuro

E’ il 15 agosto del 1934 e Paul Peterson, distinto industriale statunitense, si gode le sue vacanze estive nell’isola preferita dai gringos, dove imperversano il vizio, la lussuria e la perdizione.
C’è un caldo torrido all’Havana, l’umidità supera il novanta per cento; Paul passeggia nel Vedado, lungo la calle 21. E’ diretto all’Hotel Nacional dove da poco un’ala dell’imponente costruzione si è trasformata in un elegante casinò. Entrato nelle sale da gioco riconosce numerose celebrità e molti uomini potenti: c’è il padrino della mafia americana Meyer Lansky che parla fitto con il Colonnello Fulgencio Batista; riconosce Lucky Luciano, Frank Costello e numerosissimi capi di Stato, tutti circondati da donne esotiche e bellissime, dalla carnagione mulatta.
Paul, uomo di solida morale, si rende conto che l’Havana non è altro che una roccaforte della prostituzione, del gioco d’azzardo e della corruzione, nelle quali molti dei suoi concittadini sguazzano amenamente.

Questa fu la Cuba di Batista, e restò tale per tutti gli anni quaranta finché un giovane avvocato, inorridito dal decadimento della morale e dei costumi, dalla fame, dalla disoccupazione, dall’analfabetismo del suo popolo e dal dominio degli Stati Uniti sulla propria terra, accese la miccia della rivolta in quel 26 luglio del 1953. Sconfitto, arrestato e poi esiliato quell’uomo non si arrese e nel 1959, grazie all’aiuto dei contadini cubani, di Camilo Cienfuegos, di Che Guevara, del fratello Raul e di tutti i valorosi rivoluzionari che combatterono sulla Sierra, riuscì a mettere in fuga il dittatore e ad impossessarsi del potere.
Il totale controllo dell’isola fu, da questo momento in avanti, nelle mani dei rivoluzionari, che nazionalizzarono le industrie straniere, confiscarono le terre, riformarono il sistema sanitario e l’istruzione. Gli Usa persero tutto quello che possedevano a Cuba: il 90% delle miniere, delle piantagioni, dei servizi pubblici e il 50% delle ferrovie.
Il 17 aprile 1961 il Presidente americano J.F.Kennedy, dopo aver rotto le relazioni diplomatiche con Cuba, autorizzò lo sbarco di millequattrocento mercenari a Playa Giron, con lo scopo di rovesciare il nuovo governo. Fu uno dei più clamorosi insuccessi militari della storia moderna; il fallimento divenne ben presto anche politico a causa della dichiarazione americana di embargo nei confronti di Cuba; il blocco commerciale infatti spinse Fidel a cercare un alleato che gli consentisse di uscire dall’isolazionismo, così nel ’61 affermò il carattere socialista e comunista della rivoluzione cubana, guadagnandosi in questo modo l’appoggio dell’Urss.

La neonata società castrista è ricca di contraddizioni, che perdurano ancora oggi: il popolo cubano gode sì di istruzione e sanità gratuite, ma è al contempo affamato e impoverito da una economia centralizzata, inadeguata, che lascia solamente le briciole ai cittadini, i quali convivono spesso con problemi di approvvigionamento dei beni di più immediata necessità; inoltre la libertà di stampa, di insegnamento e di pensiero sono tuttora represse attraverso norme penali asprissime; solamente da pochi anni è permesso ai cubani di lasciare il paese, ma quasi nessuno può permettersi un biglietto aereo, e spesso si riscontrano difficoltà nell’ottenere il “visto d’uscita”, valido per sei mesi e gravato dall’obbligo di rientro alla scadenza.
Dopo il ritiro di Fidel e l’elezione di Raul Castro nel 2008, i cubani si sarebbero aspettati una generale modernizzazione dello Stato attraverso l’alleggerimento delle burocrazie e grazie ad una maggior decentralizzazione. Per quel che riguarda i diritti politici e la libertà d’opinione la strada sembra essere destinata a restare quella tracciata da Fidel: partito comunista unico, propaganda rivoluzionaria assillante e ripetitiva, nessuno spazio alla critica.

Dall’altra parte i rapporti con i vicini americani sono più distesi: Obama ha alleggerito alcune sanzioni economiche nel corso del primo mandato, al tramonto del suo secondo sono riprese regolari relazioni diplomatiche tra le due nazioni e le rispettive ambasciate sono state riaperte.
Il Congresso, a maggioranza repubblicana, resta tuttavia rigido sulle proprie posizioni conservatrici e non è intenzionato ad abrogare le gravose sanzioni commerciali ancora vigenti.
Nonostante sia penetrata, a causa di un certo tipo di informazione, l’idea che il “bloqueo” sia finalmente terminato e che il cambiamento sia in atto, in realtà non è cosi e tutto procede molto lentamente; se le prossime elezioni americane ci consegnassero poi un presidente repubblicano, la marcia rischierebbe un brusco arresto.
Lo slogan coniato da Obama “todos somos americanos” è estremamente efficace, vincente e di sicuro impatto, ma senza le leggi del Congresso si tratta solo vuota propaganda.

Niccolò Terracini

4 comments

  1. Ottimo articolo che traccia, nelle sue linee essenziali, una panoramica accurata della situazione politico-sociale cubana. Tuttavia mi trovo in disaccordo su alcuni punti espressi. Innanzitutto ritengo riduttivo, per non dire erroneo, affermare che dal 1959 il “totale controllo dell’isola […] fu nelle mani dei rivoluzionari”. Quest’asserzione nega completamente il capolavoro politico di Fidel successivo all’entrata trionfante all’Havana del due Gennaio, oscurando una delle fasi più interessanti del percorso politico postrivoluzionario.
    Secondariamente mi trovo solo parzialmente d’accordo su alcune censure rivolte dall’autore al Governo cubano e alla sua politica economico-sociale. Ciononostante ritengo questo elaborato un prezioso incentivo ad approfondire la cultura e la storia di una società unica nel suo genere come quella cubana.

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  2. Purtroppo la sanità cubana non è così perfetta come si racconta da tempo; certo, funziona benissimo per pazienti come Maradona, Chavez o per turisti danarosi, ma i “Cubani de a piè”, quelli che fanno parte della maggioranza e non dell’elite militare o politica, non hanno nessun tipo di trattamento soddisfacente o di assistenza basilare. Dalle parole del signor Terracini mi rendo conto che non è mai stato in un ospedale cubano, nè ha un’idea precisa del metodo di insegnamento delle scuole o facoltà universitarie cubane. Evidentemente si accontenta della “VOX POPULI” . Peccato… Ancora una volta la Propaganda ha vinto, facendo credere cose che i Cubani, quelli veri, non hanno mai visto nè imparato. Dico questo con dolore e rabbia, ma sono stato negli ospedali cubani. Quelli per i militanti e quelli per il popolo. Raccontare degli uni e degli altri non è difficile, ma irritante e disgustoso. Ci sono Cubani che a furia di aspettare un intervento o una visita specialistica sono morti… O guariti da soli… Vecchi abbandonati nelle loro feci su letti senza nemmeno le lenzuola. I più ricchi od organizzati si portano i cuscini da casa. Ci sono persone che da anni aspettano un paio d’occhiali o una dentiera. Code interminabili per una visita generica (passa avanti chi ha sapone, cibo o qualche regalino per i medici). Ma quando Eroi antiamericani come Michael Moore arrivano da lontano per decantare la favolosa sanità cubana (o per sottolineare le carenze effettive di quella americana???), prima contattano il governo, poi entrano nell’ospedale della “Nomenklatura” cubana, dove addirittura cambiano le lenzuola e, a volte, lavano i pavimenti. Inoltre, curano davvero i pazienti: e bene. Poveri quelli che devono accontentarsi degli ospedali per il popolo… Per gli 11 milioni di sfigati che sono noti in tutto il mondo per essere istruiti e assistiti come degli Dei…. Potete trovare on line decine di informazioni e fotografie riguardanti il falso mito della “Sanità Cubana”, osservare ospedali che assomigliano a gironi infernali, ma anche quella potrebbe essere propaganda, no? Forse… Io ho visto troppe volte tutte quelle belle promesse cubane dissolversi nelle fogne. L’ho visto lì, a Cuba, non altrove. Avrei preferito che non fosse così, ma purtroppo è successo. Panzane e fumo negli occhi. Viaggiate a Cuba, guardate con i vostri occhi. Evitate il percorso obbligato, con le case ridipinte e le strade accomodate. Scegliete le strade parallele, quelle sudice e buie, dove i Veri Cubani vivono realmente, sperando di non ammalarsi perchè sanno che non saranno curati. Chiedete loro che significa essere un Cubano bisognoso di cure. Però attenti; non fatevi pizzicare dalla Sicurezza di Stato, altrimenti potreste avere dei seri problemi… Poi, andate al Calixto Garcìa, Il miglior ospedale Habanero, dove i Fascisti al potere girano in vestaglia e vengono assistiti e coccolati, non curandosi dei miasmi che salgono dal basso, dall’ultimo gradino della casta.

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  3. Colgo l’occasione per ringraziare il sig. Micciarelli per aver arricchito con il suo interessante intervento il vivo dibattito su Cuba, che molto ha interessato i nostri lettori.
    Tuttavia non posso che rimanere amaramente sorpreso quando mi accusa, in modo diretto, di essermi bevuto la propaganda castrista e di accontentarmi della vox populi.
    Un solo quesito mi sorge spontaneo leggendo il suo commento: “ha almeno letto il mio articolo?”
    Dalla sua replica si evince in modo chiaro che lei è stato negli ospedali cubani.
    Io non ci sono stato, ed è per questo motivo che il mio pezzo non tratta della sanità in modo approfondito, non ne incensa la straordinaria efficenza, non ne tesse le lodi; lei ha confutato, in modo puntuale e rigoroso, delle affermazioni. Tuttavia non comprendo tra quali righe ha letto tali affermazioni, non comprendo dove siano state sottintese; non lo comprendo , non perche io sia un osservatore tardo e bifolco, che è solito bersi le propagande dei regimi, e che ama viaggiare attraverso tour operator per turisti disinteressati e ignoranti, ma semplicemente perche non stanno scritte da nessuna parte nel mio articolo, non ci sono. Si enuncia solamente la gratuità del servizio. Idem per l’istruzione. Sono stato studente in Italia, e solo di questo paese posso avere un idea precisa dell’insegnamento. E’ ben possibile che il sig. Micciarelli abbia studiato a Cuba, se così fosse lo invito ad allargare ulteriormente la discussione con altre preziose informazioni circa l’istruzione. Dal suo commento pare, questa volta in modo un po’ più velato, che io descriva i mirabolanti effetti dell’istruzione cubana e la straordinaria cultura che la popolazione acquisisce grazie alle scuole statali del paese. Tutto cio è ovviamente falso: leggendo l’articolo salta all’occhio, anche del lettore più distratto, che io affermo la totale assenza di libertà di insegnamento e di pensiero, sanzionate con norme penali asprissime.
    L’articolo voleva essere un volo d’uccello sulla recente storia dell’isola, non un trattato sulla sanità ne tantomeno sull’istruzione. E’ molto pregno di significati, e apprezzato, il suo intervento, ma ho l’impressione che tragga conclusioni affrettate dalle mie parole e che le strumentalizzi forse per giustificare la ragion d’esser dell’intervento stesso.

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