Band #10: Dust

Unknown

Con la decima band e a poche ore dall’inizio di fermento Sonoro siamo alla conclusione della nostra rassegna musicale. Oggi saliamo sul ponte che collega la new wave di fine anni 70 alla nuova frontiera degli Wilco e vi raccontiamo la storia dei Dust, sei ragazzi che si sporcano le mani con la musica scavando alla ricerca di sempre nuovi spunti e suoni: il loro sound è continua innovazione senza dimenticare le influenze del passato. Il batterista della band, Muddy Brambilla, ci ha spiegato l’evoluzione della band dal primo album, Kind, all’ultimo On The Go. Come ci sorprenderanno sul palco di Fermento Sonoro?

Muddy, che mi combini? Purtroppo la prima sorpresa è che non suonerai al Festival a causa di un incidente in bici. Cos’è successo?
In casa mia si è sempre molto respirata la cultura del ciclismo da strada, ma io ci ho messo un po’ a svilupparla. Da bambino giocavo a calcio e poi ho conosciuto la batteria che mi ha tirato via dallo sport. Anche se suonare la batteria si può considerare uno sport, tutto sommato. Comunque a parte gli scherzi, a casa mia sono tutti amanti del ciclismo e anche io poi di conseguenza negli anni ne ho subito il fascino, così ho iniziato a pedalare. E’ chiaro che si corrono dei rischi, ma come sempre accade, ho fatto discese a 100 e passa all’ora senza problemi, poi ti capita di andare ai 20 all’ora da casa dei genitori a quella del chitarrista dei Dust e ti cade la catena davanti che ti blocca i pedali, cadi e ti quasi fratturi la clavicola.

Auguri di una pronta guarigione anche perchè lasci orfano sia i The Red Roosters che i Dust. Ci racconti un po’ della vostra esperienza e avventura come Dust?
E’ un’avventura nata tra i banchi di scuola che poi si è evoluta. Molti di noi suonano insieme da tempo, almeno 10 anni, ma la vera formazione Dust è venuta fuori nel 2009, dopo un po’ di turni di formazione siamo arrivati a quella definitiva, che ci tengo a sottolineare che è sempre stato un sestetto: due chitarre, basso, batteria, le tastiere e la voce. Una family band come mi è sempre piaciuto definirla, che ad oggi ha raccolto molte soddisfazioni ed è rimasta forte e compatta dopo tanto tempo.

E le vostre “soddisfazioni” sono tutt’altro che irrilevanti! So che avete fatto il boom con l’ultimo album, On The Go sia come pubblico che come sonorità, che sono molto evolute rispetto ad esempio al primo disco, Kind. Parlami un po’ del vostro progetto.
I Dust vantano tante esperienze in studio di registrazione, ma il vero disco di esordio è stato Kind prodotto da Matteo Cantaluppi, grandissimo produttore non solo a livello italiano ma anche europeo. L’etichetta era la Tomobichi, la costola cantata in inglese del Ecleptic Circus, che ha lanciato Marta sui Tubi, adesso ha in mano Riccardo Senigallia, e altri musicisti di discreto successo. Quindi Kind nonostante fosse un EP di sole cinque canzoni ha avuto una produzione molto bella e ben fatta che ha portato ad avere un pubblico, diciamo, un po’ più commerciale; On The Go, invece, è uscito con la Sherpa Record nel marzo 2015. Questo disco lo sentiamo un po’ più nostro, l’evoluzione che hai sentito è stata decisa e guidata da noi secondo la nostra volontà. Kind era stato più malleato dal produttore, mentre adesso siamo stati noi a dire a Simone Sproccati che tipo di suoni volevamo e che silenzi. Questa nuova impronta musicale di On The Go è dovuta a tre anni di ascolti e ragionamenti su come vogliamo fare musica. Con il nuovo disco abbiamo superato quelle costrizioni che avevamo con un produttore grosso a cui non ci sentivamo di dire nulla, invece con Simone Sproccati, un grandissimo produttore, il lavoro era in un certo senso più paritario.

Il paragone mi viene spontaneo, visto che hai vissuto la registrazione di No Digrace dei The Red Roosters con Mauro Pagani , c’è differenza tra questi due grandi nomi del panorama dell’underground, che investono in band semi-sconosciute, ma in cui vedono delle potenzialità? Quali sono state le tue esperienze?
Direi che ho avuto due esperienze opposte. Da una parte il maestro Mauro Pagani è il Maestro Mauro Pagani, quindi non gli si può dire assolutamente nulla, è attentissimo, è sempre sul pezzo, non perde una nota, cura ogni aspetto del suono anche del silenzio. Matteo Cantaluppi, invece, è più moderno come idea di suono, anche perchè hanno età differenti, che comporta mentalità musicali diverse; ad esempio con i Dust ha creato questo muro di chitarre, pieno di suoni e di arrangiamenti, che hanno caratterizzato il disco Kind. Per quanto riguarda l’esperienza con i The Red RoostersMauro Pagani ha mantenuto la nostra idea di Ep e di sound arricchendola. Mauro Pagani poi ha un orecchio incredibile, tanto che sono arrivato a chiedere al suo fonico se avesse l’orecchio assoluto, che significa riuscire a percepire ogni tipo di nota, e lui mi ha risposto che Mauro ha l’orecchio relativo, cioè che da ogni tipo di suono riesce a ricavarci una melodia.

Tutto sommato più utile per un musicista.
Io però senza Matteo non avrei potuto registrare con Mauro Pagani, perché Kind è stata la prima vera esperienza in uno studio professionale, nello specifico al Mono studio a Milano. Grazie a Matteo ho potuto di presentarmi alle Officine a cuore leggero perchè sapevo come si faceva tutto.

Una bella esperienza personale che immagino ti abbiamo molto aiutato. Quanto ha influito sul tuo modo di suonare?
Le figure più importanti nella mia vita musicale sono state quattro: Il primo è mio padre, che di mestiere è critico musicale e solitamente ascolta solo quello che deve recensire -“poverino”-, però è stato proprio lui a dirmi che un musicista deve conoscere ogni tipo di musica e di musicista; così ho iniziato ad ascoltare qualsiasi cosa mi passasse per le orecchie. Il secondo è il mio maestro Mirco, il quale mi ha messo sulla batteria, e il terzo sansa dubbio Matteo Cantaluppi, perché ha investito su di me e mi ha insegnato l’importanza di suonare bene. Mi ha fatto capire che se lavoro bene a livello di batteria e pattern di batteria allora viene bene tutto il disco. Infine Mauro Pagani mi ha dato il diploma di quinta liceo, se così si può dire, perché nel momento in cui ricevi complimenti da lui senti aver fatto qualcosa di buono con la tua musica.

Mentre tornando al complesso dei Dust, quali esperienze musicali vi hanno portato da Kind a On The Go, come siete arrivati alla  maturità?
Intanto i Dust sono dei mangiatori di musica incredibili, c’è molta ricerca soprattutto rispetto ai generi nuovi, ad esempio il tastierista Francesco Lodovici è molto affascinato dall’elettronica, genere che porta a tratti nei Dust, chiaramente senza snaturare il progetto. Ad Andrea D’addato, la nostra voce, piacciono molto le musiche introspettive, i cantautori americani corner o Nick Cave. Per cui noi ci siamo sempre mossi tanto a livello di ricerca musicale. Se dovessi farti il nome del gruppo musicale che ha maggiormente influenzato la nostra direzione presa nell’ultimo album, ti direi i Talk Talk. Il loro album Spirit of Eden è arrivato proprio al momento giusto, avevamo da poco finito Kind e stavamo iniziando a buttare giù idee e ascoltandolo ci ha portato in questi vuoti e lande desolate, da cui abbiamo tratto ispirazione e che hanno reso On the Go quello che è. Il risultato finale, non solo soddisfa noi Dust, ma pare, ad oggi, essere molto apprezzato anche dalla critica.


10649058_10152331767718078_7430126313093210028_oMi fermo proprio su questo punto, come è stato recepito fin ora On The Go, di cui tra l’altro avete appena finito il tour?

in verità l’abbiamo appena ricominciato, perchè avere un vero  proprio disco con dodici tracce invece che cinque è un peso per il live. Adesso parte il tour estivo, che comprende molte date in giro per l’Italia tra cui Treno, Bergamo, Brescia, etc. Sono contento che ci sia un certo hype introno ai Dust, On The Go è un disco che ha un certo fascino, se lo si ascolta due o tre volte ti entra dentro. La gente lo sta apprezzando e questo ci fa molto piacere. tanto che spesso chiedono ai promoter di portare i dischi quando facciamo i concerti così da poterli comprare.

Ho intervistato i Finistère e informandomi sui vari produttori ed etichette ho visto che Anche voi siete nel roster di Costello’s!
Diciamo “ni”, nel senso che noi siamo nel roster Sherpa, che è l’etichetta discografica distaccata di Costello’s. Costello’s è ufficio stampa e booking, poi sotto di un gradino c’è la Chains e sopra di un gradino c’è la Sherpa. Per farti capire, eravamo Costello’s fino all’altro ieri e adesso siamo Sherpa, ma alla fine lavori con le stese persone.

Ho capito, torniamo all’interno dei Dust. Come definiresti in due parole ciascuno i membri della e com’è lavorare con loro?
Per quel che riguarda Andrea D’addato, ti direi che con lui ci vuole molta cura e tanta ricerca; con Andrea Giambelli, il chitarrista, tanta passione e nonchalance. Con Gabriele e anche con Fede, i due basisti, è amore, una scintilla che è scoccata tanti anni fa: ci si intende al volo. Francesco è quello colto del gruppo, sa le scale e come è fatto ogni accordo, è molto preciso. Riccardo, il secondo chitarrista, è blues, tutta anima, la tecnica se l’è fatta negli anni: è partito con le mani da falegname e adesso suona come un angelo.

Ecco i Dust all’opera nel singolo Cinema pt1 tratto da On The Go:

Suonate insieme da tanto tempo, siete cresciuti e vi siete costruiti rimanendo sempre molto uniti.
Lavoriamo insieme sin dalla composizione dell’arrangiamento, perchè nei Dust funziona che arriva Andrea con la struttura base, il giro della chitarra e la voce, e poi noi mettiamo su l’arrangiamento. Non c’è già più bisogno di guardarsi. Anche nel live funziona così, chi guarda la chitarra, chi le ragazze sotto il palco, ma siamo molto coordinati e questo è merito degli anni passati a suonare insieme.

Torniamo a noi, il 20 e il 21 non suonerai a Fermento Sonoro causa incidente. Una cosa che ti mancherà e una per cui sei contento di non suonare al Festival.
Una cosa che mi manca tanto del suonare con i Dust è proprio la preparazione del concerto, perchè suonando insieme da tanto temo non prepariamo più le canzoni ma ci concentriamo direttamente sui live, ormai le canzoni sappiamo già come vengono e di conseguenza mi manca molto la cura che mette D’addato nel preparare la scaletta e nel provare i tempi tra un pezzo e l’altro. Mi piace la costruzione dei live. invece quello che non mi manca è l’impegno del concerto in sé, e qua allargo anche ai The Red Rooster; il fatto è che due tour in un anno sono davvero stancanti e quindici giorni di fermo sono tanta roba. Vado a vederli con il cuore leggerlo, ci vedremo lì, ci divertiremo un sacco e berremo birra insieme, però per una volta, devo dire grazie alla bicicletta, avevo davvero bisogno di una pausa per tornare più forte di prima.

Passiamo ora alle domande serie. Quante birre hai intenzione di bere a Fermento Sonoro?
Io sono un bevitore di birra accanito, anche perché bevo solo birra. A volte acqua. Beppe e Tonio penso scapperanno quando mi vedranno al bancone, scapperanno pur di non darmi un’altra birra.

Dopo questa notizia capisco che è il Festival adatto a te!
Sarà una bellissima festa, piena di amici e pagherò l’ingresso!

E voi, non vorrete essere da meno, vero?

Giulio Bellotto

Con questo ultimo focus, siamo giunti alla fine delle presentazioni. Il Festival inizia tra poco e naturalmente vi aspettiamo tutti, alle 19 al Giardino Nascosto di via Bussola, per una serata di musica, birra e festeggiamenti.
Noi ci siamo divertiti molto a intervistare le band del festival, speriamo che voi vi divertirete a sentirle suonare; in ogni caso non è finita qua, perché sul Bloggo continuerete a trovare notizia aggiornate sull’iniziativa e se doveste perdervi qualcosa – o se c’è qualcosa che vorrete rivedere, nei prossimi giorni date un occhio ai nostri reportage.
Buon Fermento a tutti!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...