Una città per gioco: report dalla XXIV edizione

Dal 5 al 7 Giugno si è svolta la XXIV edizione di Una città per gioco, il noto festival di Teatro ragazzi organizzato storicamente da Cooperativa Tangram e dal Comune di Vimercate.
locandina-2015-ok1Quest’anno però la partecipazione degli Enti pubblici è stata per la prima volta nulla: come già per Segnali, il festival è stato sostenuto e reso possibile solo dalla cooperativa organizzatrice e dalle 15 compagnie in campo, scelte attraverso un bando che ha permesso di portare avanti una tradizione ben radicata di incontro e dialogo con la cittadina brianzola (significativamente soprannominata “la città dei ragazzi“) ed i suoi abitanti più giovani.

Il significativo sottotitolo “Nutri la mente”, proposto dalla manifestazione in occasione di Expo, ha caratterizzato questa edizione della storica manifestazione con almeno tre spettacoli di assoluto valore ed inerenti al tema e un grappolo di altre produzioni, che hanno avuto come pubblico un’ottantina di organizzatori arrivati per l’occasione nella cittadina lombarda da tutta Italia.

Qui è possibile farsi un’idea degli spettacoli ospitati dal festival e recensiti da me, Mario Bianchi e Nella Califano su eolo | rivista online di teatro ragazzi, il media-partner ufficiale della manifestazione.
Di seguito, ecco alcune riflessioni su due spettacoli particolarmente interessanti tra quelli visti a Vimercate:

Roald Dahl e le sue metamorfosi: chi ben comincia…
anfiteatroPer il primo capito di Piccole metamorfosi, un progetto che intende portare i giovani spettatori a riflettere sui propri sentimenti e comportamenti attraverso la trasformazione dei personaggi narrati in altro da sé, Naya Dedemailan interpreta con forza e convinzione l’energica Anna, una bambina che possiede un grande potere tutto racchiuso nel suo dito indice. Come già Matilde, la simpatica e bistrattata protagonista del capolavoro dahliano “Un dito magico”, Anna si ritrova a dover gestire la grande responsabilità di avere un indice tanto straordinario dopo averne scoperto per caso le potenzialità: meglio non farla arrabbiare, Anna! Anche perché, al contrario di Matilde, lei non è per niente timida e non ci pensa due volte a raddrizzare a modo suo i torti di cui è testimone ogni giorno, accorgendosi infine che quando si tratta di sistemare i bulli, alla magia è preferibile la comprensione.
Un dito contro i bulli
è uno spettacolo diretto e privo di superfluità, basato unicamente sull’accompagnamento musicale dal vivo del fisarmonicista Luca Visconti che contrappunta l’eccezionale presenza scenica dell’interprete principale. La regia di Giuseppe Di Bello conduce il gioco a buon fine calibrando attentamente i registri recitativi che ben si armonizzano per quasi tutta la durata dello spettacolo: il ritmo sostenuto non si sfilaccia e ci regala un ora di divertimento cui è sotteso un importante insegnamento. Capire le ragioni degli altri, ecco ciò che ci sprona a fare la storia di Anna. Si, anche quelle dei bulli.

Il paradosso linguistico di Heina e il Ghul
L’alfabeto arabo consiste di 28 consonanti, più un grafema particolare chiamato hamza (che ha ben quattro forme diverse, a seconda della lettera a cui si appoggia) e alcuni simboli grafici particolari. Di norma le vocali brevi non sono scritte, il che vuol dire che deve inserirle il lettore, mentre quelle lunghe lo sono.
Mi domando quante di queste lettere utilizzi Abderrahim El Hadiri per raccontare la storia della principessa Heina e del mostruoso Ghul. Il suo spettacolo in lingua araba ci porta nelle cucine del palazzo dello sceicco Abdelhamid, dove si sta preparando il cous cous per per il ritorno di Heina, la principessa che tutti credevano morta e che invece il mago Majud ha salvato dalla grinfie del Ghul, il mostro della farina che l’aveva rapita.
Quante consonanti incomprensibili si sono sentite nel corso di questo spettacolo in cui il compito di trasmettere un messaggio è riservato non alla parola ma al solo gesto e alla sviluppatissima mimica dell’interprete, che da solo sostiene tutto lo spettacolo!heina
Chissà quante volte è stato ripetuto l’alfabeto completo, lettera per lettera, nelle oltre mille repliche che questo spettacolo ha collezionato nell’arco di vent’anni. Probabilmente, centinaia; sicuramente molti meno sono stati i suoni riconosciuti come lettere e compresi come parole portatrici di significato. Una situazione che rovescia l’occidentale teorema della scimmia instancabile: quello che per il pubblico non ha senso è in realtà una storia antica, parte del patrimonio tradizionale del mondo arabo, mentre i gesti che El Hadiri compie con ortaggi e ingredienti sono immediatamente riconoscibili come parte di una narrazione, pur non essendo in realtà finalizzati a nulla. E infatti falliscono il loro compito principale, o almeno dichiarato tale nella finzione scenica: preparare il cous cous.

E dopo questi focus inerenti a due progetti di ampio respiro, uno di nuova nascita ed uno già lungamente collaudato, ma entrambi interessanti tanto nelle premmesse quanto nello svolgimento della mise en scene, non possiamo che darvi appuntamento alla prossima edizione: l’anniversario d’argento di Una città per gioco!

Giulio Bellotto

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