Band #1: Pocket Chestnut

Cantano tutti, qui. Pol, Roob e Tum alle chitarre, Ted alla batteria. Tranne Steve che suona il corno. La loro musica è un folk, ci tengono a precisare, senza calzamaglie.
pocket cI Pocket Chestnut, dispersi tra la nebbiosa Lomellina e la verdissima Brianza, guardano il paesaggio lombardo attraverso lenti del tutto particolari: transitando dall’indie rock di Shins al talento folk dei Bright Eyes, ripercorrono a loro modo le autostrade che hanno portato alle stelle Eels, Wilco e Calexico, fermandosi di tanto in tanto per ricordare il mai troppo compianto Mark Linkous degli Sparklehorse. E se questi nomi non vi dicono molto, non preoccupatevi: le sonorità delle Castagne sapranno coniugare lo stile di questi grandi artisti e farveli amare anche senza che lo sappiate, come hanno già fatto negli oltre duecento concerti in cui hanno suonato, aprendo le date italiane di Adam Green, Poliça, Tamaryn, Gang Of Four e di moltissimi altri.

Ma passiamo ora ai loro lavori, gli stessi che sentirete a Fermento Sonoro: il primo album è Bedroom Rock’n’roll.
Registrato e mixato durante il 2009, è stato registrato ovunque. Cucina, camere da letto e corridoi a Ere, Milano, Monza, Mortara, Vigevano e a Fort Wayne nell’Indiana. È un racconto, di come sia facile perdere la bussola quando hai passato i trenta e continui a rimanere imbambolato dai 45giri di Bo Diddley e Howling Wolf che girano nella tua cameretta.
È una lettera d’amore scritta per la camera da letto di quando eri ragazzo….
È il culto segreto dei piccoli soprammobili che in questi anni si sono ammassati sulle mensole…
È la voce stridula di vostra madre che vi sale per la schiena…
È il suon massiccio dello stereo che prova invano a colmare il vuoto generazionale…
È il cuscino su cui potreste aver pianto per la ragazza che non avreste dovuto lasciare. Potreste sentire questo, forse, chissà, al Giardino Nascosto il 20 giugno…

Il ritorno dei Pocket Chestnut avviene nell’aprile del 2012 con Outness* EP, un disco dedicato alla qualità di tirarsi fuori. outnessIn edizione limitata di 200 copie numerate a mano (ahimè, tutte esaurite!), questo CD contiene quattro canzoni registrate appositamente per lasciarsi alle spalle il rock’n’roll da cameretta e distendere lo sguardo al grande vuoto della provincia.
Che, americana o italiana che sia rimane sempre la stessa se guardata con gli occhi giusti, quelli di una band alternative folk con le orecchie puntate verso quella americana e i piedi ben piantati in quella lombarda. Una band come i Chestnut.
Ma non viaggiando loro, a girare il mondo ci pensano i dischi: tutte le tracce di Outness sono state registrate in casa nel 2011 ma dopo il mixaggio vengono spedite addirittura a Chicago per la masterizzazione finale. Un disco che non ha prezzo; e infatti è stato venduto ad offerta libera. “Il pubblico può anche dePocketcidere che vale zero” dicono loro. Ma Tum ci assicura che non è mai successo.

E dopo un album d’esordio che fa ben parlare di se’ e un EP non di minor pregio, il secondo album non si fa attendere: è Big Sky, Empty Road, come di consueto registrato in proprio e masterizzato presso i più vicini Downtown Studios di Pavia nel gennaio 2014. Che dirne?
Il disco è la colonna sonora ideale per mettersi al volante sospesi tra un grande cielo e una strada provinciale deserta, fischiettando anche fuori tempo queste dieci canzoni. Ma secondo me va benissimo anche per un il giardino in Barona, dove Fermento Sonoro vi aspetta coi Pocket Chestnut!

 Giulio Bellotto

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