I racconti fantastici della tradizione cinese

Non esiste paese più superstizioso della Cina. E anche la letteratura, dagli insegnamenti di Confucio al taoismo, al buddismo, è, per così dire, infestata dagli spiriti, che come ci racconta Confucio stesso negli Anacleta bisogna riverirli, ma anche starne a debita distanza. I miti della tradizione abbondano di queste entità, le quali però fanno parte della normalità e quotidianità delle persone, questi prodigi non vengono ritenuti né inverosimili, né irreali e vengono letti come se fossero veri e realmente accaduti. Jorge Luis Borges descrive così la superstizione cinese : “per la loro immaginazione l’ordine superiore è uno specchio di quello inferiore, come dicono i cabalisti”
Ho citato lo scrittore argentino perché nella sua collana delle letture fantastiche, La Biblioteca di Babele, ci propone alcuni racconti di P’u Sung-Ling che risalgono al XVII secolo. Lo scrittore cinese della dinastia Qing scrisse durante tutta la sua vita questi racconti che vennero poi messi insieme nel libro Racconti Straordinari dello studio Liao, pubblicato postumo intorno al 1766.

image_book-1.php

I racconti di P’u non sono certo le fiabe e le favole che leggeremmo ad un bambino prima di andare a dormire e non solo perché uno dei topoi è la decapitazione o la tigre mangia uomini (di solito le tigri cinesi hanno la tendenza a decapitare le loro prede), ma anche perché non apprezzerebbe l’umorismo satirico dell’autore combinato con elementi di grande fantasia. In un racconto il figlio per salvare lo spirito del padre da una condanna infernale ingiusta -mossa da un vicino con il quale aveva litigato qualche anno prima- decide di scendere negli inferi. Egli scopre così un labirinto burocratico, in cui i più potenti sono anche i più corrotti e dove è quindi impossibile trovare giustizia. I burocrati e gli avvocati sono spesso accusati dallo scrittore di avidità e corruzione come in un altro racconto dove un famoso magistrato corrotto viene decapitato durante una scorreria di ladri. Il cadavere viene rinvenuto da un amico del padre della vittima che ordina ai suoi servi ” Riattacategli la testa!”, poi ci pensa un po’ su e si corregge “Un uomo con la mente contorta non dovrebbe avere un corpo dritto, mettetegli la testa al rovescio!”. Ora che gli occhi del magistrato guardavano la schiena era più ritenuto un mostro che non un uomo.

Un’altra categoria presa di mira sono i letterati, spesso descritti come vanesi e subdoli. E’ possibile che P’u non abbia preso bene la sua non ammissione all’esame di dottorato in lettere- anche se poi riuscì a prendere il diploma all’età di 71 anni!- e per questo abbia deciso che molti dei suoi personaggi poeti venissero mangiati da tigri affamate o decapitati da mariti gelosi. Uno dei pochi personaggi che studia lettere e che tutto sommato si può dire positivo è il tonto Chu, il quale grazie alla sua amicizia con lo spirito Giudice, diventa abbastanza intelligente da superare gli esami. Offrire vino e compagnia ad uno spirito non solo ti aiuta a superare gli esami ma ti permette di avere anche una moglie più bella; infatti sotto richiesta di Chu, dopo una notte di baldoria, lo spirito Giudice cambia la testa (l’avreste mai detto?) alla moglie dell’uomo con quella di una ragazza più giovane e bella. Gli ultimi due racconti scelti da Borges in questa raccolta, chiamata da lui L’ospite tigre, non sono di P’u Sung-Ling, ma sono molto famosi nella tradizione letteraria cinese. Il genere è diverso dai racconti precedenti, lascia da parte la satira e apre ad una maggiore introspezione. Uno è il Sogno di Pao-Yu, leggerlo è come guardare in quegli specchi che ci riflettono infinite volte, ma con uno sguardo di abbandono e di irrealtà. L’ultimo racconto è Lo Specchio di Vento-e-Luna, che parla della malinconia del piacere solitario.

Questi racconti fanno parte di una letteratura il cui gusto è molto lontano da quello Occidentale; mentre ne Le Morti Concentriche di Jack London quando un personaggio moriva usciva dal racconto, qua i confini tra vivi e morti non esistono e si entra in un modo di fantasia e superstizione che sorprende e affascina il lettore. Come dice lo stesso Borges “Non vi è nulla che caratterizzi un paese più delle sue fantasie” e così leggere i racconti del Liao-Chai (titolo originale della raccolta di P’u Sung-Ling) permette di scorgere, accarezzare una cultura lontana e antica e lasciare andare a briglia sciolta la nostra fantasia ed immaginazione in modo che non conosca limiti.

Valentina Villa

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...