Giorno: 20 marzo 2015

L’eclissi, Milano e l’eternità del cosmo

Dov’era la luna che il cielo notava in un alba di perla?
Ieri, che per chi non lo sapesse era anche il primo giorno di primavera (l’equinozio è ormai dal 2007 che cade il 20 e non il 21 come da calendario), dalle 9:30 alle 11:30 la risposta a questa domanda era fin troppo facile, notando in cielo la luna davanti al sole. Dopo la stressante e impegnativa corsa agli occhialini da saldatore protezione 14 della scorsa settimana, ecco che finalmente, anche senza occhialini, è passato il tanto atteso momento. Tutta Europa, mossa da una curiosità mai riscontrata in passato, si è riunita sotto l’ombrello della passione per l’astronomia, forse considerando che la prossima eclissi visibile sarà nel 2027. Se può consolare, per chi ha realmente voglia di sbattersi per l’interesse, in Indonesia lo spettacolo dell’eclissi si ripeterà l’anno prossimo.

Per quanto mi riguarda, dopo aver chiamato una quarantina di ferramenta per trovare (o, dovrei forse dire, non trovare) i suddetti occhiali, mi sono ridotto a comprare due vetri protezione 11, con cui, unendoli a del cartone, ho costruito una maschera da integrare agli occhiali da sole. Non soddisfatto mi sono recato ben presto all’osservatorio di Brera, dove (tenevo a rendere pubblica una tale gentilezza) il circolo degli astrofili di Milano offriva gratuitamente tre telescopi, un binocolo e qualche occhialino con filtri in Mylar, oltre che una piccola conferenza prima dell’eclissi. Non potevo vedere l’eclissi in modo migliore (oltre a questa ho potuto osservare le macchie solari e le protuberanze ad arco). Finito il mio turno di mezz’ora sono passato in veste altezzosa davanti ad una fila di oltre 500 individui che invece non avevano pensato di arrivare presto e, che non accorgendosi delle 2 ore di attesa che avevano davanti, avrebbero perso vanamente lo spettacolo. Ho infine avuto modo di vederne la conclusione a casa con il primitivo strumento che avevo costruito.

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Tutte le diverse fasi dell’eclissi

Ma, considerando le oltre mille persone che hanno sfidato il gelo del mar glaciale artico per vedere l’eclissi totale, gli infiniti articoli a riguardo, le varie mobilitazioni di osservatori, gli eventi organizzati per l’occasione e tutta la passione e la preparazione avvenuta per questo evento, viene da chiedersi perché tanto interesse. Il motivo esplicito è certamente quello che non ci viene concesso di vedere poi tante eclissi nella nostra vita, ma se è per questo obbietto che la rarità non è di per sé rara: esistono fin troppe cose di cui ci è dato fare esperienza un numero esiguo di volte nella vita. Credo piuttosto che ci sia una ragione inconscia che spinga spesso chi non ha un interesse particolare per una materia accademica come l’astronomia ad interessarsi ad essa. Questa è senz’altro la spinta ad una riflessione che in molti solitamente manca, ma che in tal sede si è costretti a fare. La stragrande maggioranza della popolazione scorre nel fiume del divenire senza più di tanto occuparsi di studio e di cultura. Molti vivono o, come preciserebbe qualche intellettuale- che Gramsci definirebbe rinchiuso in una torre d’avorio- vivacchiano di eventi contingenti e totalmente privi di un ottica che trascenda la banale realtà quotidiana. Argomenti di scienza teorica, filosofia, arte o cultura in generale non cubano quasi niente rispetto a tutte le distrazioni di internet, in primis i social network, all’economia, al lavoro, alla socializzazione… In tutto questo cuba anche poco il solito e ripetitivo tema di cui Leopardi fa una perfetta descrizione nella Ginestra quando dice:

E su la mesta landa,
in purissimo azzurro
veggo dall’alto fiammeggiar le stelle,
cui di lontan fa specchio
il mare, e tutto di scintille in giro
per lo vòto seren brillare il mondo.
E poi che gli occhi a quelle luci appunto,
ch’a lor sembrano un punto,
e sono immense, in guisa
che un punto a petto a lor son terra e mare
veracemente; a cui
l’uomo non pur, ma questo
globo, ove l’uomo è nulla,
sconosciuto è del tutto; e quando miro
quegli ancor piú senz’alcun fin remoti
nodi quasi di stelle,
ch’a noi paion qual nebbia, a cui non l’uomo
e non la terra sol, ma tutte in uno,
del numero infinite e della mole,
con l’aureo sole insiem, le nostre stelle
o sono ignote, o cosí paion come
essi alla terra, un punto
di luce nebulosa; al pensier mio
che sembri allora, o prole
dell’uomo? E rimembrando
il tuo stato quaggiú, di cui fa segno
il suol ch’io premo; e poi dall’altra parte,
che te signora e fine
credi tu data al Tutto; e quante volte
favoleggiar ti piacque, in questo oscuro
granel di sabbia, il qual di terra ha nome,
per tua cagion, dell’universe cose
scender gli autori, e conversar sovente
co’ tuoi piacevolmente; e che, i derisi
sogni rinnovellando ai saggi insulta
fin la presente età, che in conoscenza
ed in civil costume
sembra tutte avanzar; qual moto allora,
mortal prole infelice, o qual pensiero
verso te finalmente il cor m’assale?
Non so se il riso o la pietá prevale.

Questo tema però mi pare di fondamentale importanza ed è la paura di esso che ce ne fa dimenticare. Ecco che di tanto in tanto un eclissi ci ricorda che le nostre piccole e insulse vite sono inscritte in qualcosa di immenso e dal respiro eterno come il cosmo. Mentre noi vivacchiamo in un lampo quell’attimo di tempo concessoci, ruotano lentamente le sfere di cristallo di un universo incosciente della nostra esistenza. Il sole le stelle e la luna sono elementi che vediamo di continuo, perciò catacresizzati rispetto a quest’ottica: solo un’eclissi ci suscita involontariamente questi pensieri. È Milano, o qualsivoglia luogo o città, il teatro di tutto ciò, il luogo dove può essere visto questo invito all’eterno, proprio il luogo dove consumiamo le nostre vite borghesi tanto criticate dal decadentismo. Basta alzare lo sguardo per vedere che l’universo si sta muovendo sopra di noi, e ciò non accade spesso. A me dà una sensazione stile Melancholia di Lars von Trier, senza però il lato distruttivo.

Se per caso qualcuno si chiede dove sia la spiegazione scientifica posso solo rispondere che, a differenza di altri fenomeni astronomici e astrofisici, l’eclissi solare è un fenomeno noto fin dalla notte dei tempi, e dicendo che la luna, in fase di novilunio, si frappone tra il sole e la terra, oscurando il primo, e proietta una zona di ombra (piccola dove si verifica l’eclissi totale) e una di penombra (estesa dove si verifica l’eclissi parziale), si è detto praticamente tutto. Le prossime eclissi in Italia saranno nel 2027 e nel 2081 dunque perderle, a meno che non si voglia girare il mondo per vederle, non è una scelta saggia. Quella del 2027 sarà totale.

Nicolò Cavalleri