No disgrace: intervista coi Red Roosters al release party

Durante il concerto di ieri Edoardo Grimaldi, chitarra e voce, prende la parola solo un paio di volte – è Jaja Cislaghi, il lead vocals, a presentare i pezzi che i Red Roosters stanno suonando. Ma quando all’improvviso Edo prende in mano il microfono nella pausa tra due canzoni, se ne esce con questa simpatica citazione: “Il dolore, in natura, è il più potente degli afrodisiaci”.

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Un momento del concerto di ieri. Da sinistra a destra: Carlo, Jaja e Fede

La riconoscete? “Dedicata a Chaz”, ovviamente, direttamente dal film Wedding Crashers. Sono dei ventenni a suonare. Si divertano pure, poi in fondo il rock è morto quarant’anni fa e quindi sì, va bene anche la quote di Will Ferrell; è questo che state pensando? Invece ascoltando i Red Roosters non sembra proprio che il rock sia morto, non è nemmeno in pericolo di vita! Il loro sound conquista il pubblico, duecento le persone che assistono all’esibizione live. L’occasione è specialissima, molto più solenne di quanto possa far pensare il clima rilassato e amichevole che troviamo nella sala concerti del Ligera Café, storico locale milanese 70’s-styled. Insieme al chitarrista Carlo Calcaterra, al bassista Federico Ardemagni e al batterista Muddy Brambilla che completano la formazione di galletti, Edo e Jaja stanno infatti presentando il loro nuovo EP No Disgrace, da ieri disponibile in streaming e per l’acquisto. Un album prodotto nientemeno che da Mauro Pagani, polistrumentista famoso per la sua collaborazione decennale con De André, registrato nel maggio dell’anno scorso al prestigioso recording studio Officine Meccaniche. Durante la serata abbiamo fatto due chiacchiere con Edo, mentre Carlo e Raffaella Valsecchi (autrice delle copertine della band) hanno risposto a qualche altra nostra curiosità, prima e dopo il concerto: ecco quello che ci hanno raccontato – in esclusiva per il Bloggo, naturalmente. Così, direttamente dal release party del loro ultimo disco, ecco a voi i Red Roosters!

Siete una band di giovani, giovanissimi quando avete iniziato nel 2009, ispirati dal titolo di una canzone blues di Howlin’ Wolf resa poi celebre dai Rolling Stones. Com’è stato dopo sei anni di Red Roosters “per hobby” – e vari cambi di formazione nel mezzo – produrre un disco con un professionista quotato come Mauro Pagani?
Edo: Un’esperienza fantastica, prima ancora del risultato finale. Che è davvero ottimo, visto che abbiamo registrato con strumenti super: amplificatori pazzeschi, introvabili, per un valore delle apparecchiature dello studio di registrazione davvero inestimabile. Al di là di questo, dal punto di vista professionale, è stato fantastico lavorare con un personaggio che ha fatto la storia della musica, in grado di trasmettere una calma… – qui si interrompe per sfuggire al placcaggio di un fan – … in grado di trasmettere una calma incredibile, anche dal punto di vista della composizione e dell’arrangiamento. Per esempio, nel brano Hold my head è riuscito a trasformare il pezzo in qualcosa di meraviglioso semplicemente mettendoci dentro un organetto suonato da lui.

Quindi si può dire che No Disgrace, oltre ad essere l’album dei Red Roosters, è anche l’album di Mauro Pagani, che ha deciso di investire su di voi. Quanto credi che questa fiducia sia importante per una band emergente o poco conosciuta?
Edo: E’ fondamentale che si lavori ancora così. Cioè, in realtà non si lavorerà più così per come è messo il mercato musicale. Però Mauro ha lavorato come facevano i produttori negli anni ’60 e ’70, old style. Un produttore, quasi una figura paterna, che mette a disposizione il suo studio di registrazione, il suo budget e investe su di te perché vede qualcosa. Questa cosa non succede più ormai, adesso le band suonano e una volta che ottengono notorietà arrivano investimenti sul sicuro, che quindi non sono investimenti. Mauro Pagani ha rischiato e gliene siamo molto grati e siamo contenti, sia noi che lui, di aver lavorato in questo modo vintage.

Come descriveresti la vostra musica in due parole?
Edo: Per sintetizzare la nostra musica, possiamo ascriverla al genere power pop. E’ un misto tra melodie dolci, molto orecchiabili, pop influenzate da gruppi americani come i The Byrds ma anche inglesi, come i Beatles, ma con dietro un’energia musicale molto più intensa, una chitarra più presente e dinamica come, per dire, i Rolling Stones o i Led Zeppelin. Questo miscuglio è molto importante per noi, amalgamare la musica melodica e la muscia ritmica è uno dei nostri obiettivi principali.

Qual è la ricetta del successo che avete avuto fin ora? Chi vi ha ispirati?
Carlo: Sicuramente la musica dei Rolling Stones e dei Led Zeppelin. Aggiungiamoci la melodia dei Big Star, una puntina di The Byrds, i Beatles e i Wilco dei primi due o tre album, ecco le nostre influenze.

Classic sunday

La copertina del primo singolo, Classic Sunday

Che disco è No Disgrace?
Edo: Questo EP è venuto fuori in maniera molto spontanea sia dal punto di vista musicale sia per i testi, che infatti sono molto disimpegnati e parlano di vari argomenti leggeri: amore, noia, vita quotidiana, comunque con uno sguardo quasi divertito, ironico. Cerchiamo sempre di divertirci suonando ed è questo che vogliamo trasmettere con i nostri pezzi.

C’è un brano rappresentativo dell’intero EP?
Edo: Anche se poi l’album prende il nome dalla seconda traccia, No disgrace, la canzone che prenderei come bandiera per identificarlo è Classic Sunday, che unisce bene musica dinamica e dalla melodia pop ad un testo fin quasi comico.

Hold my head

La copertina del secondo singolo, Hold my head

E uno di cui siete maggiormente soddisfatti?
Edo: Il brano più soddisfacente dal punto di vista tecnico è Hold my head, perché è l’unica ballata del disco e perchè siamo arrivati in studio di registrazione con un’idea molto vaga di come sarebbe venuto fuori e invece piano piano, lavorandoci, si è sbozzato da sé. Abbiamo agito seguendo la filosofia del less is more: un pezzo così, intenso, equilibrato, è fantastico anche senza esagerare, cercando di non strafare. Quindi abbiamo tolto gli strumenti. C’è una chitarra acustica di sottofondo, una chitarra elettrica che piano piano accompagna il tutto, l’organo di Mauro, e basta. Hold my head è sicuramente la più difficile come tenica.

Immagino che ci siano state anche delle difficoltà nella realizzazione dell’album. Quale aspetto ha prevalso nel vostro lavoro, la gratificazione o l’impegno?
Edo: E’ stata un’esperienza molto gratificante, senza dubbio, ma anche formativa. Abbiamo imparato tantissime cose da Mauro. In particolare sono rimasto impressionato dalla sua capacità di mettere a proprio agio gli artisti e di creare un’ambiente molto rilassato. Siamo entrati alle Officine meccaniche, davanti a lui e nello studio di fianco stava provando Ludovico Einaudi quindi eravamo nella più totale soggezione. Invece già dopo due ore ci sentivamo a casa nostra, scherzavamo, il clima era rilassato; da un produttore di quell’importanza che lavora con una band emergente – anzi diciamola tutta, con cinque pischelli appena arrivati – è una cosa che nonti aspetti e che descrive che tipo sia. Uno potrebbe pensare: Mauro Pagani, prende questi giovani e ne fa quel che vuole, invece no. Ci teneva a sapere cosa pensassimo, per questo sento questo EP come un lavoro mio, nostro, pur sapendo di essere stati indirizzati da un maestro.

Qual’è la cosa più curiosa che vi sia capitata nel periodo di lavorazione o di promozione di No Disgrace?
Edo: E’ particolare la distribuzione geografica dei nostri concerti futuri e il modo in cui abbiamo ottenuto quelle date. A breve partiremo per un tour, chiamiamolo mini-tour. Sono una serie di appuntamenti primaverili che ci portano anche in Germania, Irlanda e Inghilterra e appena uno vede un calendario del genere può pensare: “Oddio, chissà che agenzia di booking avranno alle spalle”. In realtà non ce n’è nessuna, queste date ce le siamo trovate da noi mandando mail a raffica. La cosa piuttosto triste è che abbiamo mandato lo stesso numero di mail all’estero e in italia e alla fine con questo metodo siamo riusciti a trovare più date all’estero, è un po’ paradossale. Ma aver trovato queste possibilità dopo esserci messi lì a mandar mail per una settimana è ancora più soddisfacente perchè non si tratta del locale che fa un favore all’agenzia, è un locale che ha sentito in noi del potenziale.

No disgrace

La copertina dell’EP

Il Bloggo si occupa anche di arti visive, ci potete raccontare come è nata la copertina del disco?
Edo: Da un’idea di Raffaella Valsecchi, la madre di Jaja, grafica di professione. Ha curato lei la copertina e il layout di I was a rooster  – il primo singolo dei Red Roosters, ndr – e ha disegnato il nostro logo. Ci è piaciuto come ha lavorato in passato e anche in quest’occasione ci siamo rivolti ancora lei, che ha tirato fuori un capolavoro! Secondo me la copertina dell’EP è fantastica, descrive appieno cosa uno va ad affrontare musicalmente ascoltando il disco.

Perché dici che descrive la vostra musica?
Edo: E’ un’immagine bella sopratutto perché ogni persona con cui ho parlato riesce a vederci quello che vuole, è interessante. Inoltre la copertina è simile a quella di Classic sunday, che è simile a sua volta a quella del secondo singolo Hold my head. Sembra quasi che senza volerlo si sia creata una sorta di storia a puntate basata su questi tre disegni.

A questo punto mi rivolgo direttamente a Raffaella: che suggestioni hai seguito per queste immagini?
Raffaella: Chiaramente le richieste dei ragazzi, riguardo ai colori e al modo in cui montare i soggetti. Poi abbiamo scelto insieme una serie di immagini e le ho solo messe insieme.

E qual è secondo te il filo conduttore delle tre copertine?
Raffaella: Il concetto e l’impressione di un’esplosione, musicale e fisica, da qui l’immagine della nuotatrice che si tuffa, si immerge nei suoni. Per il resto deve parlare la musica.

E allora lasciamo che parli la musica power pop dei Red Roosters, che prossimamente potrete sentire sia online che live in queste occasioni: il 28 marzo a Crema al circolo Il Paniere il 16 aprile a Berlino al White trash il 24 aprile all’Agoà di Cusano Milanino il 29 aprile a Cork il 1 maggio a Londra il 15 maggio al Malabrocca a Pioltello E per restare aggiornati? Facebook naturalmente: qui i Red Roosters, qua il Bloggo, buona esplosione a tutti!

Giulio Bellotto

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