Cantare all’amore

La compagnia la Ballata dei Lenna, formatasi di recente presso l’Accademia Nico Pepe di Udine, presenta a Play Festival una riflessione sul tema dell’amore moderno, analizzato con occhio cinico e senza troppe pretese di profondità.  In scena due tipi di affettività: da una parte il matrimonio della sorella bella con un non meglio specificato politico si poggia sull’avvenenza e sull’arrivismo che giustifica ogni comportamento in ragione di un mondo spietato in cui si sopravvive solo grazie all’aspetto fisico. Dall’altra invece l’amore della sorella brutta “senza speranze” per il sarto fallito “che ha perso ogni speranza” vuole essere senza tempo e senza contesto, ma viene minato dal cinismo della sorella bella.

I dialoghi non particolarmente ricercati e intensi utilizzano volutamente luoghi comuni che raccontino la superficialità delle relazioni e della società: il matrimonio di convenienza, la suocera stronza, le canzoni di Ramazzotti e Baglioni, il calcio e l’amore cieco.
Al di là della trama la caratterizzazione dei personaggi è piuttosto interessante, seppur nella loro stereotipizzazione, la loro comicità tragica e il loro cinismo disperato – a tratti esasperato – è convincente e coinvolge.

La scenografia risulta efficace sopratutto per quanto riguarda le luci che delimitano lo spazio di vita dove agiscono i personaggi; l’ambientazione viene così a ricordare vagamente l’atmosfera di un film di Wes Anderson, naif e agrodolce.

Valentina Villa

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