Day: 3 dicembre 2014

A tua immagine

“.. e non Dio, ma qualcuno che per noi l’ha inventato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato”

Tre personaggi dal peso non indifferente tengono la scena: Dio, suo figlio, il Diavolo. A loro disposizione solo un telo bianco, due sedie, una trave di legno ed una chitarra.

Dio, una donna, spietata, intenta a convincere suo figlio, il nostro terzo personaggio, ad accettare il suo destino e con esso il destino dell’intera umanità . Le citazioni si sprecano: da Michelangelo a De Andrè , è sempre Il diavolo, musicista ed artista dell’opera a dirigerle, con la complicità di un Dio nel frattempo impegnato a costruire i suoi progetti.

La compagnia Odemà osa così il tentativo di dipingere l’uomo e la sua più alta creazione, in un originale gioco di immagini ed evocazioni . E da uomini non possono che mettere in un suggestivo calderone ,fatto di entusiasmanti soluzioni sceniche , un miscuglio d’ingredienti che ci fanno assaporare stralci della storia del cristianesimo, luoghi comuni e dogmi conditi con un’ampia dose d’Ironia.

Eliana Cianci

Falene. Omaggio a Virginia Woolf

Il soliloquio è l’espediente drammatico e poetico per cui un personaggio letterario parla da solo, riferendosi alla propria interiorità senza rivolgersi a nessun altro.
La compagnia Maledirezioni affronta questa antica tecnica di scrittura da sempre usatissima a teatro, quello shakespeariano in primis, attraverso il filtro offerto da uno dei più sperimentali romanzi della prima metà del ‘900, “Le onde” di Virginia Wolf.

Questo furto letterario mette in scena la crescita dei sei personaggi che si aggirano in uno spazio delimitato da luci di scena, inquartato di abat jour che si accendono e spengono in un panorama desolantemente privo della minima evoluzione.
Il sermo intimus di ognuno si confonde in un coro di voci e storie individuali che la comunità di amici osserva implacabile.

La riscrittura del testo –  sfida piuttosto ardua, trattandosi di un capolavoro dell’avanguardia letteraria inglese degli anni ’30 – è sostenuta da alcune buone prove attoriali ma sembra soffrire di una eccessiva e iconica staticità che, sebbene coerente con il romanzo, risulta poco adatta ad una messa in scena teatrale tanto attentamente studiata.

Giulio Bellotto