Day: 1 dicembre 2014

Il Bloggo a Play Festival 2.0

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Play Festival è un’iniziativa nata un paio di anni fa dalla fucina dell’Atir Teatro Ringhiera, da vent’anni a questa parte laboratorio decentrato ma vitale del teatro milanese.
Noi del Bloggo siamo felici di collaborare come giuria critica alla realizzazione di questa settimana di spettacoli e riflessione sul ruolo del teatro a Milano. E siamo ancora più entusiasti di potervene parlare, tanto degli spettacoli quanto del clima di festa che in questi giorni si respira al Teatro Ringhiera, sperando di invogliarvi a venire per dare un’occhiata voi stessi.
Ma ripercorriamo brevemente la storia di questa manifestazione.

Si è trattato fin da subito di un progetto al tempo stesso stimolante e ambizioso, sia per il grande numero di compagnie candidatesi (quest’anno oltre 130, 12 le finaliste che metteranno in scena i loro lavori di fronte alla giuria scelta tra pubblico e operatori) sia per il premio messo in palio: nientemeno che il palco del Piccolo Studio Melato, che ospiterà lo spettacolo vincitore nella sua prossima stagione. Siamo dunque di fronte ad un contest che premia il talento nel modo migliore, permettendogli cioè di raggiungere il vasto pubblico dei teatri stabili che spesso le piccole produzioni si lasciano sfuggire per mancanza di mezzi e altre prosaiche ragioni.

Nonostante queste premesse e pur avendo una madrina d’eccezione, Serena Sinigaglia (qui intervistata alla viglia della prima edizione), o forse proprio per questo e per via dei numerosi impegni della compagnia dell’Associazione, la manifestazione nel 2014 è slittata da maggio a dicembre e si è aperta lunedì con due spettacoli dal tema politico, “In ogni caso nessun rimorso” della compagnia livornese Borgobonò e “Italia libre. Appunti per una moderna rivoluzione borghese” dei romani DCQ.
Martedì è stata la volta di “A tua immagine” di Odemà, riflessione tragicomica sul difficile rapporto tra umano e divino, e di “Falene” della compagnia Maledirezioni ispirata dal romanzo “Le onde”.
Mercoledì invece abbiamo assistito a due rappresentazioni della volontà di riscatto degli ultimi con il distopico “Harvest” di Teatro Ma (in collaborazione con Compagnia delle Furie) seguito dal teatro fisico di “Migrazioni” di Collectif Faim de Lup.
Giovedì sono andati in scena “Cantare all’amore” di La ballata dei Lenna e “R..esistere. 13 buoni motivi per non suicidarsi” di compagnia If Prana, accomunati dal tema delle difficoltà relazionali e del disagio dell’individuo nella società contemporanea.
Il programma di venerdì ha visto in primo piano i temi dell’amore e della coppia con il poetico “Due passi sono” di Carullo-Minasi e un convincente “L’amante” di Pinter messo in scena da Gli Artimanti.
Infine, per concludere, sabato sera si sono succeduti “Rimini ailoviù” di Piano in Bilico e la violenza di genere rappresentata dalle marionette di “Tomato soap” dei Manimotò.

La premiazione si è svolta il 7 dicembre presso il Teatro Ringhiera e ha visto premiati gli Odemà con lo spettacolo “A tua immagine”, che andrà quindi in scena per due repliche nella stagione 2014-2015 del Piccolo Teatro di Milano.

Arrivederci al prossimo Play Festival!

La Redazione del Bloggo

– per maggiori informazioni, consulta il sito di ATIR

Qualche considerazione esistenziale

In ogni momento della sua esistenza l’uomo sperimenta una condizione ben precisa, comune a tutti i suoi simili.
Ciò perché in quanto animale l’essere umano è necessariamente in relazione con un’ecosistema di cui fa parte; ma come creatura sociale nessuno di noi può esimersi dall’essere interdipendente da altri uomini, quindi aderiamo per scelta ad un’organizzazione comunitaria con cui nascendo stipuliamo un primordiale contratto sociale. Siamo parte di un sistema che determina la nostra cultura e ci instilla credenze e pregiudizi radicati come chiodi nel legno. Siamo legati ad un corpo fisico, ai beni materiali che possediamo; siamo connessi, o per meglio dire multi-connessi, ad una moltitudine di devices elettronici da cui riceviamo senza sosta input e stimoli. Condividiamo pensieri ed emozioni in una rete di informazioni che racchiude praticamente ogni aspetto quotidiano delle nostre vite.

Un’espressione, usata in una sit-com dallo spropositato successo (un vero e proprio prodotto culturale di questo decennio), descrive piuttosto bene lo stato in cui ci troviamo tutti noi: siamo legati ad altri oggetti su un piano inclinato elicoidalmente avvitato attorno ad un asse.
Il nostro punto di partenza risiede in questa metafora, così squisitamente scientifica ed asettica da essere adattissima a questi tempi in cui il puro sapere tecnico ha scalzato il metodo umanistico e ogni cosa è talmente sterile da essere diventata virtuale. Prendiamo atto che siamo incastrati, insomma.

Ma di questa bizzarra e inevitabile situazione qui ci interessa sopratutto la dimensione esistenziale, ovvero quella sensazione strisciante e un po’ viscida che Molly Sprayregen descrive in un recente articolo diventato ben presto virale. Questa sensazione noi la chiamiamo Bloggo: tutto ciò che è di impedimento al nostro cammino personale, professionale, intellettuale e culturale, ogni cosa ostacoli la nostra crescita. A volte, noi stessi impersoniamo questo sgradevole ruolo.
Il Bloggo è quindi l’Impedimento adottato come stile di vita, l’Ostacolo divenuto abitudine. A questo punto, nonostante l’imperante neo-scientismo economico e i poteri divini del wi-fi, solo sfogliando il Castiglioni-Mariotti ci si può accorgere di una curiosa coincidenza: entrambi questi lemmi derivano dal latino. Quel che ricordiamo del liceo ci basta ad osservare che  “impedire”, composto di “pes” cioè “piede”, letteralmente significa “legare i piedi” mentre “ostacolo” da “obstare” è “stare innanzi”.
Così una lingua morta ci parla, con grande sintesi concettuale, del nostro presente e di un cammino verso il futuro che si fa sempre più accidentato e difficoltoso vuoi per via delle catene di aspettative, paure, crisi economiche e sentimentali, vuoi perché ogni obbiettivo, diplomi lauree relazioni nuove case o nuovi impieghi, rimangono sempre di fronte a noi, appena oltre la barriera della perfezione possibile ma pur sempre fuori dalla nostra portata, dovremo attendere ancora..

In quest’accezione il Bloggo è sia una gabbia che un labirinto, in cui ripercorrere strade già battute da altri non è più una sicurezza di riuscita ma un pericoloso metro di paragone che si fa giudizio di noi stessi e degli altri. Molte di queste realtà, tante di queste gabbie creano un clima culturale tutt’altro che fertile in cui il fallimento di ogni progettualità è la logica conseguenza della mancanza di idee e di prospettive nella paradossale abbondanza di mezzi per esprimersi.
Internet è l’esempio perfetto della potenzialità addirittura eccessiva di cui la contemporaneità dispone: lo sviluppo della rete intesa come immediato collegamento di dati sensibili (perfino secretati ai tempi di ARPANET) non ha portato allo sviluppo di quell’enciclopedia globale teorizzata dal pionere dell’informatica Richard Stallman; la rete ha finito per diventare una trappola online in cui i contenuti sono diluiti da sciocchezze, errori o veri e propri nulla mascherati da una grafica accattivante.
Il World Wide Web è, in generale, un deserto in cui è più facile perdersi passando da link a banner a siti a domini e così via piuttosto che trovare un’oasi in cui riprendere fiato.

Per quanto ci riguarda, noi non ci stiamo. E allora abbiamo deciso di fare un bel respiro e aprire questo blog, un po’ per sfida un po’ per scherzo e un po’ per sbloggare la situazione.
E però sappiatelo, è un blog culturale. Qualsiasi cosa ciò voglia dire – secondo noi significa che ci si può parlare di tutto, ma nel modo giusto.
Ed è un blog che anche voi potete costruire con i vostri commenti o proponendoci argomenti e articoli.
Dunque godetevelo, questo Bloggo culturale, perché alla fine ammettiamolo, a volte bloggarsi può anche essere un conforto.

Il Bloggo

Un messaggio in bottiglia per la Rete

Lascia che ti diamo il benvenuto, internauta che per sorte o con intenzione sei approdato su questi lidi.
Siamo un gruppo di ragazzi sui vent’anni. Chi studia chi lavora, la cosa che ci unisce è la voglia di esprimere le nostre passioni e i nostri interessi liberamente con atteggiamento attivo e spirito costruttivo, per migliorare e sviluppare le realtà creative underground e indipendenti cui siamo vicini. Qui troverai cineasti, attori, artisti, registi teatrali, critici letterari e giornalisti in erba felici di parlarti di quello che osservano nei loro rispettivi mondi, che speriamo possano diventare presto anche un po’ tuoi. D’altra parte ogni tanto c’è bisogno di cambiare aria e il proposito di questo blog è esattamente questo: essere una boccata d’aria fresca, da respirare ogni giorno.
Il nostro obiettivo è allargare gli orizzonti in cui quotidianamente siamo costretti, casa lavoro studio e alla sera TV. Farsi bloccare dalla crisi economica e culturale di cui soffre questo Paese non ha senso; invece “bloggarsi” fa bene.
Vogliamo riunire persone ed esperienze diverse per dar vita ad una piattaforma di dialogo culturale e confronto intellettuale, e vogliamo anche te!
Se vorrai commentare i nostri articoli o proporci il tuo punto di vista o anche solo seguirci in quest’avventura, ne saremo felici.
In ogni caso benvenuto nel nostro cenacolo virtuale e, mi raccomando, torna a trovarci presto per i primi articoli di “La cultura del Bloggo”!
E’ ora di tornare a respirare non ti pare?

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